Secondo il Global Cloud Storage Index 2026 di Wasabi, criteri ESG, efficienza infrastrutturale e strumenti di misurazione della carbon footprint pesano sempre di più nella scelta dei provider cloud
Fonte: Immagine generata con AI
La sostenibilità sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle strategie IT delle imprese e nelle decisioni relative al cloud storage. Se in passato il tema era associato prevalentemente alle politiche ambientali o alla responsabilità sociale d’impresa, oggi entra direttamente nei processi di selezione delle infrastrutture digitali, influenzando le scelte su data center, gestione dei workload e piattaforme cloud.
Secondo il Global Cloud Storage Index 2026 pubblicato da Wasabi Technologies, il 44% delle organizzazioni italiane considera la sostenibilità uno dei criteri principali nella scelta di un provider di cloud storage. Nel mercato italiano questo elemento si colloca al secondo posto dopo la protezione dei dati, indicata dal 53% delle aziende intervistate. La ricerca evidenzia come le imprese valutino aspetti quali l’efficienza energetica delle infrastrutture, gli impegni ESG dei provider e la disponibilità di strumenti per monitorare la carbon footprint associata ai servizi digitali.
Il dato italiano si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da una crescente attenzione verso il rapporto tra trasformazione digitale e impatto ambientale. Nel report Wasabi, la Germania guida la classifica dei "virtuosi" con il 52% delle organizzazioni che attribuiscono importanza alla sostenibilità nelle decisioni di cloud storage, mentre Francia e Regno Unito si attestano rispettivamente al 42% e al 31%. Negli Stati Uniti il valore si ferma al 37%, evidenziando - prevedibilmente, oramai - un approccio meno marcato rispetto a buona parte dell'Europa più tecnologica.

La crescente sensibilità verso questi temi coincide con una fase di espansione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Secondo il report di Wasabi, il 59% delle aziende europee prevede di aumentare la spesa in infrastrutture a supporto dell’AI, mentre il 65% dei budget destinati all’intelligenza artificiale riguarda componenti come dati, storage e capacità computazionale. In Italia la quota di organizzazioni intenzionate a incrementare gli investimenti infrastrutturali per l’AI raggiunge il 63%.
La relazione tra AI e sostenibilità sta diventando un elemento centrale nel settore tecnologico. I modelli generativi e le piattaforme di machine learning richiedono infatti grandi quantità di energia elettrica, tanto che diversi studi hanno evidenziato come la crescita dell’intelligenza artificiale potrebbe aumentare in modo significativo il consumo energetico dei data center nei prossimi anni. Secondo la International Energy Agency (IEA), la domanda globale di elettricità dei data center potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, trainata soprattutto dall’AI generativa.
In questo scenario le aziende stanno iniziando a valutare il cloud storage anche in relazione all’efficienza energetica delle architetture utilizzate. Provider e hyperscaler stanno investendo in tecnologie per ridurre il consumo energetico dei data center, migliorare il raffreddamento degli impianti e aumentare l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Parallelamente cresce l’attenzione verso strumenti di misurazione delle emissioni associate ai servizi digitali, considerati necessari per integrare gli obiettivi ESG nelle strategie IT. Secondo Eric Peters, Country Manager Southern Europe di Wasabi Technologies, molte organizzazioni stanno collegando in modo più diretto le politiche di sostenibilità alle scelte infrastrutturali quotidiane. Questo significa valutare anche la capacità dei provider di supportare obiettivi ambientali di lungo periodo e di offrire strumenti concreti per monitorare l’impatto delle attività digitali.
Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce delle normative europee sulla sostenibilità aziendale. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) della Commissione Europea sta aumentando le richieste di trasparenza sulle emissioni e sull’impatto ambientale delle attività operative, comprese quelle legate all’infrastruttura IT. Per molte imprese, la possibilità di raccogliere dati affidabili sul consumo energetico dei servizi cloud potrebbe diventare parte integrante dei processi di reporting e compliance.
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