HPE Aruba: la modernizzazione delle reti richiede flessibilità

Le reti devono sostenere la digitalizzazione e per questo devono essere più semplici e adattabili: l'offerta HPE Aruba evolve di conseguenza.

Tecnologie

Nei percorsi di digitalizzazione delle imprese, il networking sta giocando un ruolo molto più critico di quello che gli assegnavano le concezioni tradizionali dell'IT. Le reti non sono più entità passive che devono solo trasferire dati alla massima velocità possibile, sono diventate infrastrutture dinamiche che seguono le necessità delle applicazioni e dei servizi digitali. Quindi, in ultima analisi, le necessità del business stesso d'impresa.

Tutto questo ha impattato evidentemente anche sulle funzioni di network management. Una rete, per essere adattabile, deve essere anche semplice da gestire, implementare, configurare. E integrare nativamente, nella sua parte di gestione, elementi di automazione e protezione delle comunicazioni. Obiettivi che, secondo HPE Aruba, si raggiungono ripensando le piattaforme di gestione ma anche i prodotti hardware. L'elasticità deve essere integrata in entrambi, in modo che il loro funzionamento in sinergia sia sempre al livello delle aspettative degli utenti.

Un esempio di questo approccio è la soluzione EdgeConnect MicroBranch presentata lo scorso dicembre. Al suo utente sembra semplicemente un Access Point, ma le funzioni che integra direttamente e quelle che abilita dialogando con le piattaforme di gestione HPE Aruba ne fanno un nodo di rete edge con funzioni di connettività SD-WAN e sicurezza in logica Zero Trust e SASE. Senza necessità di particolari configurazioni lato utente finale. Basta far arrivare un nuovo Access Point nel luogo da connettere alla rete d'azienda e tutto il resto è automatico.

È un approccio pensato principalmente per il remote working ma i cui principi concettuali e tecnici hanno molte altre possibilità di essere messi in pratica. "Perché - spiega Dobias van Ingen, EMEA CTO di HPE Aruba - ci sono sempre più casi d'uso che rispecchiano le stesse necessità. Ad esempio contact center, applicazioni di telehealth, supporto remoto, punti vendita popup nel retail". Queste necessità e molte altre simili puntano verso una generale modernizzazione della rete come supporto - o meglio, requisito - della digitalizzazione.

In questa evoluzione il tema portante è sempre quello della semplicità. Ma la diffusione della digitalizzazione è anche un aumento delle complessità delle reti, a cui inoltre si chiede di essere sempre più dinamiche. Due aspetti in contrapposizione, che si possono unire agendo sempre a livello di network management: portando funzioni di gestione sempre più sofisticate ma nascondendone la complessità per l'utente. In parte anche con l'automazione.

Questa logica è stata seguita per un nuovo modulo della Aruba Edge Services Platform, ossia Aruba Central NetConductor. Qui il tema è quello della cyber security, che diventa complessa da gestire man mano che le infrastrutture di rete aziendali si fanno geograficamente disperse ed eterogenee per applicazioni e servizi erogati. Questa complessità rende troppo farraginoso l'uso delle classiche VLAN per segmentare e proteggere il traffico. NetConductor di fatto astrae le policy di accesso e sicurezza dalla struttura fisica della rete, permettendo di estendere l'approccio logico delle VLAN a una rete eterogenea LAN-WLAN-WAN.

Chiaramente, la complessità della rete fisica non scompare per magia. Il vantaggio di NetConductor è che vi applica protocolli e approcci moderni - principalmente Ethernet VPN (EVPN) e le Virtual extensible LAN (VXLAN) - per estendere le funzioni di segmentazione e protezione del traffico a reti che sono troppo articolate per le VLAN. Tra l'altro, sia EVPN sia VXLAN sono protocolli standard, quindi l'approccio di NetConductor porta flessibilità senza alcun rischio di quel vendor lock-in che ormai nessuno vuole, nemmeno per le tecnologie particolarmente vantaggiose.

Ripensare i location service

Un altro ambito dove secondo HPE Aruba le nuove tecnologie "rivestite" di semplicità possono cambiare le carte in tavola è quello dei location service per le applicazioni di connettività indoor, specie in ambito retail. Di solito la geolocalizzazione al chiuso degli endpoint di rete non dà grandi risultati perché il sistema di posizionamento più efficace - il GPS - non funziona bene o affatto. La proposta di HPE Aruba è una nuova linea di AP WiFi 6/6e capaci di auto-localizzarsi.

Questi AP sono dotati di GPS e di funzioni di localizzazione basate sull'analisi della trasmissione dei segnali radio. Sanno valutare la loro posizione relativa rispetto ad altri AP e, se il GPS ha abbastanza copertura, anche la loro posizione assoluta. Una rete di questi AP sa quindi definire una "mappa" precisa di geolocalizzazione indoor, che a sua volta costituisce una base affidabile per applicazioni location-based.

Infine, HPE Aruba vede una ricerca di semplicità anche nelle opzioni di acquisto e utilizzo delle soluzioni e dei servizi di rete. Qui si rientra nel campo della casa madre HPE, in particolare dell'offerta HPE GreenLake. Che si è ampliata di recente e in questo ha compreso anche una gamma di servizi Network-as-a-Service per HPE Aruba.

HPE GreenLake for Aruba di fatto rende tutta l'offerta HPE Aruba disponibile come servizio, in logica GreenLake. Ma per semplificare la scelta dei clienti sono stati anche definiti otto "service pack" per i casi d'uso più comuni. Tre in ambito WLAN (Indoor Wireless, Outdoor Wireless, Remote Wireless), tre in ambito reti cablate (Wired Core, Wired Aggregation, Wired Access), uno specifico in ambito SD-Branch, uno trasversale a tutti i tre macroambiti (User Experience Insight).

I benefici? Di certo in questo modo si risponde alle aziende "Che cercano vantaggi di efficienza economica, riducendo i costi operativi - spiega Markus Mayrl, Portfolio Marketing Manager EMEA di HPE Aruba - e passando a un modello Opex invece che Capex". Ma c'è anche un tema di flessibilità organizzativa: "Poter far crescere la rete secondo le necessità del business, con anche la possibilità di liberare lo staff IT dai compiti di gestione e configurazione per dedicarlo ad attività a maggior valore aggiunto", sottolinea Mayrl.

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