Grande è la confusione sotto il cielo, e la situazione è eccellente” è un celebre motto di Mao Zedong che ha il grandissimo pregio di potersi applicare praticamente a qualsiasi cosa. Per noi vale anche di più, perché ha il vantaggio di andare benissimo quando si tratta di nuove tecnologie, che sono per definizione in evoluzione.
Però anche il buon Mao avrebbe forse qualche perplessità di fronte allo scenario diciamo “estremamente dinamico” del mercato tecnologico occidentale, sbalzato qua e là per i mari dell’Intelligenza Artificiale. Tanto agitati da spingere Goldman Sachs a creare un nuovo indice di performance per il mercato azionario USA: si chiama SPXXAI ed è in pratica il classico indice S&P500 ma al netto di tutti i cosiddetti “AI enabler”, ossia tutte le aziende collegate agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale. Un taglio non da poco - gli AI enabler oggi rappresentano il 45% circa dell’indice tradizionale - ma tornare a valutare l’andamento solo delle aziende da “old economy” è necessario, spiega Goldman Sachs stessa, per eliminare il “rumore” introdotto dall’hype sull’AI, un rumore che comporta un rischio crescente per gli investitori che vogliono prendere decisioni accurate.
E d’altronde guardare il mercato “AI con” o “AI senza” fa una bella differenza: negli ultimi tre anni - al momento in cui scrivo - l’indice classico S&P500 è aumentato del 76%, mentre il nuovo indice “AI senza” avrebbe portato una crescita di solo il 32%. E d’altronde è difficile dare torto a Goldman Sachs, perché di notizie “da AI” che possono influenzare anche fortemente il mercato ne escono ogni giorno. Ormai basta anche solo un articolo di opinione su Medium per far ballare milioni di dollari...