Il PNRR per la Space Economy italiana

Anche l'Italia vuole avere un ruolo preciso nello sviluppo della Space Economy: dal PNRR arriveranno i fondi necessari

Tecnologie

Al di là di casi sporadici, non si parla molto delle iniziative dell'Italia in campo aerospaziale. Anzi, in quella che va di moda chiamare Space Economy. Un business sempre più ampio, sempre più alla portata di investimenti privati. Un mercato che oggi vale 340 miliardi di dollari a livello globale e che è pronto a raggiungere i 642 entro il 2030.

Un mercato in cui l'Italia parte bene. Secondo le cifre indicate dal Ministro Colao alle Camere lo scorso febbraio, l’Italia è il terzo contribuente dell'Agenzia spaziale europea (l'ESA) con 2,3 miliardi di euro di contribuzione. "Noi, Italia, siamo davanti a Cina, Russia, Giappone e India", ha sottolineato Colao. E il PNRR dovrebbe, nelle intenzioni, consentirci di fare ancora meglio.

Nel prossimo futuro l'Italia vuole stanziare per la Space Economy nazionale qualcosa come 4,5 miliardi, al netto della contribuzione a ESA. La metà circa di questa spesa deriverà dal PNRR. Con tre obiettivi principali: rafforzare la competitività della filiera industriale italiana in campo aerospaziale, stimolare l’innovazione e la ricerca scientifica, creare nuovi modelli di business con sinergie pubblico-privato.

L'Agenzia Spaziale Italiana di solito governa i finanziamenti e detta le linee di sviluppo della nostra Space Economy principali. Ma i fondi del PNRR, secondo il Governo, sono già destinati ad ambiti ben specifici: l'osservazione della Terra dallo spazio (con fondi per 1,2 miliardi), i servizi di supporto alle costellazioni satellitari (460 milioni), i lanciatori (380 milioni), le comunicazioni satellitari sicure (320 milioni).

I settori di investimento

L'osservazione del nostro pianeta è, nelle parole di Colao, "uno dei settori più promettenti in quanto a opportunità di sviluppo commerciale, fornitura di servizi istituzionali, innovazione commerciale applicata". Tanto per dare le dimensioni del fenomeno, i cinque satelliti di osservazione italiani dal 2008 a oggi hanno acquisito due milioni di immagini e monitorato sette miliardi di chilometri quadrati. I dati da analizzare quindi non mancano. E possono fare da motore per molte applicazioni di "space analytics", dal monitoraggio delle infrastrutture critiche alla gestione delle emergenze.

Anche nel comparto dei lanciatori - i vettori che consentono di mettere in orbita satelliti e altri carichi - l'Italia ha una storia solida. Siamo autonomi in questo campo, grazie alle tecnologie di Avio e ai suoi lanciatori Vega. Ma il settore sta evolvendo rapidamente, dal punto di vista tecnologico, e bisogna restare al passo. I fondi del PNRR servono a questo, in particolare per estendere a nuove sperimentazioni la collaborazione già attiva tra Avio e Ariane Group.

Le collaborazioni sono indispensabili per lo sviluppo. Però bisogna anche potenziare la filiera nazionale, ossia sostenere la capacità manifatturiera italiana in ambito spaziale. È l'obiettivo del programma Space Factory: 60 milioni di euro che il PNRR mette in campo per favorire un tessuto imprenditoriale di circa 300 imprese e 7 mila addetti. I fondi serviranno in particolare per realizzare nuovi impianti per la produzione di satelliti e per il revamping di impianti già esistenti.

Gli altri settori di intervento su cui saranno focalizzati i fondi PNRR sono più specifici. Lo sviluppo di reti satellitari per le comunicazioni sicure deve seguire ora una logica denominata GovSatCom: per il potenziamento dei sistemi di comunicazione governativi, non di comunicazione in senso lato. Ci sono poi i servizi "infrastrutturali" di In-orbit servicing e Space Traffic Management: più cresce la Space Economy, più lo spazio è affollato e servono sistemi per gestire oggetti (e detriti) in orbita. L'Italia vuole essere ben attiva anche in questo campo.

Strategie di fondo

Bastano nuovi fondi e obiettivi ben definiti per la crescita della Space Economy italiana? Di sicuro non se ne può fare a meno se si vuole giocare allo stesso tavolo dei "grandi" dello spazio. Abbiamo già partecipato con successo a molti programmi spaziali importanti, dobbiamo come minimo restare al livello che abbiamo conquistato. L'ambizione è andare oltre.

Per questo l'Italia deve sostenere e far crescere la sua industria aerospaziale. Gli obiettivi se li è già dati. Sviluppare le competenze di chi lavora o sta per lavorare nel campo. Favorire di più i trasferimenti tecnologici. Facilitare l'entrata in gioco delle piccole e medie imprese tecnologiche, che sinora hanno avuto poco accesso al procurement dei progetti nazionali e internazionali. E, ovviamente, favorire la nascita e la crescita di startup e scaleup di settore.

Per tutto questo i fondi non bastano: servono anche politiche mirate, a più livelli di intervento. Alla stessa stregua di quanto è stato fatto in altri ambiti, in primis quello del manufacturing tradizionale. Lì ha funzionato bene, a maggior ragione può e deve farlo qui.

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