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L'innovazione strategica del 2023 secondo il MIMIT

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha spiegato la sua visione strategica per il 2023: l'innovazione è la chiave per affrontare il nuovo scenario economico e geopolitico

Trasformazione Digitale L'opinione

Non è mai stato un mistero che il passaggio dal Governo Draghi all'esecutivo Meloni comportasse anche una visione sensibilmente diversa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un cambiamento che in effetti non coinvolge solo l'Italia: molto è successo in Europa dal 2020 a questa parte, impattando inevitabilmente sulle priorità delle varie nazioni europee. In diverse capitali della UE, non solo a Roma, si pensa che la concezione iniziale dei vari Piani Nazionali debba sposarsi con una nuova realtà.

Così era importante analizzare le direttrici del primo documento programmatico dell'ex MiSE, il nuovo Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Che con il suo Atto di indirizzo ufficiale di inizio gennaio ha indicato le sue priorita politiche per l'anno in corso. Un documento ovviamente ampio e sommario allo stesso tempo, ma con diversi spunti per chi si occupa di digitalizzazione, innovazione e nuove tecnologie.

In questo senso è interessante notare che il primo elemento sistemico globale messo in evidenza dal MIMIT come condizione di scenario è la crescita della competitività internazionale. Se già la pandemia aveva dato un brutto colpo alla visione idealistica dell'economia globalizzata e delocalizzata, oggi le tensioni geopolitiche stanno dando nuova linfa a un protezionismo più o meno mascherato. Aggravato nelle premesse dalla crisi energetica e dai problemi ricorrenti di approvvigionamento di materie prime e di componentistica pregiata.

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Queste evoluzioni impattano sul mondo delle tecnologie e del digitale in vari modi. Non solo perché amplificano difficoltà e tensioni economiche, effettive o anche solo potenziali, ma perché spingono verso nuove strategie industriali che, seppure integrate a livello europeo, puntino più che in passato sul rafforzare le filiere e la competitività nazionali.

Il documento del MIMIT cita così in particolare "la difesa e lo sviluppo delle filiere produttive italiane, tra cui figura quale settore di eccellenza in campo tecnologico quello dell'aerospazio", come anche "l'implementazione delle misure incentivanti con particolare riguardo al campo dell'innovazione e dell'internazionalizzazione". Ma anche, non da ultimo, "l'utilizzo ragionato del golden power a salvaguardia degli interessi strategici nazionali". Perché la geopolitica ormai pesa, quasi, quanto l'economia stessa.

Sì, ma in pratica? In pratica il MIMIT considera come attività essenziali di fondo, per il prossimo futuro, quelle che sostengono le attivita di ricerca, sviluppo, sperimentazione e realizzazione di prodotti innovativi. Citando in particolare il "reshoring di produzioni avanzate" quali microchip, droni, batterie, pannelli solari. Serve poi "promuovere lo sviluppo industriale nel settore delle telecomunicazioni", perché senza infrastrutture di innovazione se ne può fare poca. E per recuperare il forte ritardo accumulato negli anni dall'Italia è evidente quanto serva un forte intervento pubblico.

In questo scenario generale, il MIMIT si è dato sei priorità per il 2023, di cui tre interessano direttamente l'innovazione e la digitalizzazione. Mentre le altre tre, pure importanti, hanno effetti di scenario più indiretti: la rimozione degli oneri burocratici, che rallentano gli investimenti delle imprese; il monitoraggio sui prezzi, con la vigilanza per il buon funzionamento del mercato; l'incremento di efficienza, efficacia e integrità dell'azione amministrativa.

L'innovazione per le imprese

In cima alla lista delle azioni previste per il 2023 c'è il sostegno alle imprese "attraverso una strategia industriale integrata a livello nazionale ed europeo". Qui l'ambito possibile di azione è davvero ampio perché l'obiettivo generale è favorire "lo sviluppo e la conseguente espressione sul mercato di tutto ii potenziale di cui dispongono le imprese del nostro Paese". Un obiettivo "alto" e ovviamente auspicabile, che ci interessa nella misura in cui vede l'innovazione come strumento fondamentale per essere raggiunto.

Non a caso il MIMIT cita come leve principali per il sostegno alle imprese, piccole o grandi, elementi quali gli accordi per l'innovazione, il piano Transizione 4.0 e gli IPCEI, questi in particolare per gli ambiti microelettronica, cloud, idrogeno. Ma si pensa anche alle potenzialità delle startup e delle PMI innovative, alla transizione energetica ed ecologica, ai modi per migliorare l'approvvigionamento delle materie prime critiche. Quando si tratta di muoversi in maniera più mirata, il documento del MIMIT parla di "autonomia strategica e tecnologica nell'aerospazio, nella Difesa, nei settori ad alta innovazione e nelle telecomunicazioni".

Questa autonomia di fatto è il secondo obiettivo tecnologico esplicito del Ministero per il 2023. Attenzione, però: da un piano a breve termine come è il documento appena presentato non ci si possono aspettare visioni particolarmente futuribili. E infatti lo spazio maggiore viene dedicato a un ambito che futuribile non è per niente: il settore siderurgico, che "costituisce uno dei principali settori produttivi del sistema industriale nazionale". La sua filiera ha una funzione strategica e per questo richiede ora un piano siderurgico nazionale "che consenta di preservare e rafforzare la produzione, favorendo al contempo l'innovazione tecnologica e la transizione green".

Ci sembra positivo che la Space Economy abbia un peso quasi altrettanto rilevante, visto che è davvero uno dei settori in cui l'Italia ha già peso e competenze di tutto rispetto. Il punto critico sarà ancora una volta - e il MIMIT lo sottolinea - ragionare in una ottica di filiera estesa che non punti solo su qualche eccellenza ma su una sinergia tra tutte le realtà possibili: Università, istituzioni, poli di trasferimento tecnologico, imprese.

Lo stesso vale per la microelettronica nazionale. Il MIMIT si pone come obiettivo a breve la realizzazione di "specifiche infrastrutture dedicate alle attivita di ricerca e sviluppo", nell'ambito di uno sforzo più ampio che vede anche la riconversione di siti industriali esistenti e l'insediamento di nuovi stabilimenti. Sullo sfondo ci sono certamente gli annunciati - ma ancora tutti da concretizzare - investimenti locali dei grandi nomi della microelettronica globale. Ma a breve termine meglio puntare forse, come fa il Ministero, su una crescita organica che sfrutti il trasferimento di conoscenze dalla ricerca alle imprese.

Il documento programmatico del MIMIT poi non nega una citazione a tutte le tematiche tecnologiche del momento e di spicco nel recente passato: intelligenza artificiale, 5G, 6G, quantum computing, cloud/edge computing, cyber security. Tutte hanno cittadinanza nei settori che oggi sono allo stesso tempo critici per l'economia e ad alto tasso di innovazione: automotive, farmaceutica, chip, green, energia. Qui la questione oggi più importante viene sottolineata chiaramente: è necessario "operare per guadagnare un'autonomia strategica a livello europeo, quando l'economia di scala non permette una soluzione nazionale".

Logiche nazionali, concorrenza globale

Quella delle "soluzioni nazionali" è una questione importante per il MIMIT, per il quale si è fortemente voluta, a partire dal nome, la connotazione da difensore del Made in Italy. La scelta ha fatto sorridere i critici: se il MiSE sprizzava sviluppo economico nel senso più ampio, è facile ironizzare sul Made in Italy del MIMIT ribaltandolo in una logica da fiera campionaria. Tanto che anche al MIMT hanno pensato bene di spiegare che strategicamente la logica della tutela del Made in Italy è, soprattutto, sostenere lo sviluppo generale delle filiere produttive nazionali.

Questo è il terzo obiettivo anche tecnologico del 2023. E qui, più di nostro interesse, ci sono i riferimenti al trasferimento tecnologico dalla ricerca all'industria, all'internazionalizzazione delle eccellenze italiane, alla ricollocazione in Italia di investimenti diretti esteri. Ma l'elemento che spicca maggiormente è una visione più netta della salvaguardia dei settori strategici nazionali.

La questione è quella del già citato golden power: spesso invocato ma in fondo poco applicato, anche in nome di una concorrenza intra-europea difficile da escludere a priori, è uno strumento che oggi appare, un po' ovunque, in una luce diversa rispetto al passato. Anche il MIMIT sembra esprimere una volontà generale di usare lo strumento più marcata, promettendo più tutele per le aziende che, messe fuori dal mercato con il golden power, devono continuare a crescere da sole.

La logica ha senso, in linea teorica. Quello che manca è il segnale che il concetto di criticità strategica possa evolvere verso una concezione più moderna e prospettica. Che cioè vada oltre le grandi aziende evidentemente cruciali (le TIM e le Alitalia del caso, per intenderci) e comprenda le imprese innovative anche piccole ma importanti per le tecnologie che stanno sviluppando. Una differenza non da poco.

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