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Il Global Workforce Report condotto su oltre 550 datori di lavoro ed erogato su scala globale evidenzia un calo del 25% nella domanda di competenze AI di base a favore di profili di sviluppo, in un contesto segnato dal rallentamento delle carriere interne e dal divario formativo aziendale.
L'adozione dell'intelligenza artificiale nelle organizzazioni aziendali non si sta traducendo in un'ondata di licenziamenti, bensì in una profonda trasformazione delle mansioni e delle competenze richieste ai lavoratori. A fotografare questo scenario è l'October 2026 Global Workforce Report pubblicato da Workday, piattaforma aziendale basata su intelligenza artificiale per risorse umane, finanza e IT. Dall'analisi emerge che il 40% dei dirigenti intende impiegare l'AI per incrementare la produttività e l'efficacia del personale già in organico, a fronte del 28% che pianifica una riduzione della forza lavoro.
Il cambiamento si riflette nell'evoluzione delle competenze richieste sul mercato. Monitorando le posizioni aperte su Workday Recruiting, i ricercatori hanno rilevato che la domanda di competenze di base legate all'uso dell'AI – come la formulazione di semplici prompt – dopo aver toccato il picco a gennaio 2026 ha registrato una flessione del 25% nei mesi successivi. Al contrario, la richiesta di competenze avanzate orientate all'ingegneria dei sistemi, all'automazione dei flussi operativi e allo sviluppo di soluzioni proprietarie ha segnato un incremento del 51% tra settembre 2025 e luglio 2026, evidenziando il passaggio delle imprese dalla ricerca di semplici utenti alla selezione di sviluppatori specializzati.
Sul fronte della gestione dei talenti, i percorsi tradizionali di mobilità e crescita all'interno delle organizzazioni mostrano segnali di contrazione: i passaggi di ruolo interni sono diminuiti nel 57% delle aziende, mentre il 79% dei dipendenti dichiara di conoscere le competenze necessarie per progredire, ma solo il 66% afferma di ricevere un adeguato supporto formativo dal proprio datore di lavoro. Come sottolineato da Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday Italia, la priorità dei vertici aziendali deve risiedere nell'offrire agli individui strumenti efficaci per stare al passo con la trasformazione delle loro posizioni operative.
Il divario tra le aspettative dei lavoratori e le opportunità interne sta spingendo un numero crescente di professionisti a valutare candidature esterne, con l'84% dei candidati che impiega strumenti di intelligenza artificiale durante la ricerca di un impiego. Ciò ha portato la media dei candidati per ciascuna posizione aperta a quota 69 (rispetto ai 58 dell'anno precedente), con picchi rilevanti nei settori dei servizi finanziari e della tecnologia. Nonostante una permanenza media elevata – con un turnover volontario contenuto al 16% e il 70% dei dipendenti stabile nella medesima azienda dopo due anni –, si registra un calo nella propensione a raccomandare il proprio datore di lavoro, con un divario fino a 11 punti nel settore pubblico, indice di un clima di cautela nei confronti della mobilità professionale.
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