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Mercato del lavoro: un italiano su quattro sotto i 35 anni valuta di lavorare oltre l'età pensionabile

La ricerca "HR & Payroll Pulse" di SD Worx scatta una fotografia del mercato del lavoro italiano tra invecchiamento demografico, carenza di talenti e nuove prospettive di carriera nell'era dell'intelligenza artificiale.

Mercato e Lavoro

L'invecchiamento demografico che sta investendo l'Europa mostra in Italia i suoi tratti più accentuati, portando il Paese in cima alle classifiche continentali per quota di popolazione over 65, pari oggi al 25% del totale. Le stime di Istat ed Eurostat indicano che entro il 2070 la popolazione italiana in età lavorativa (15-64 anni) scenderà dall'attuale 63% al 55%, determinando un impatto diretto sulle capacità di reclutamento delle imprese. Già oggi il 48% dei responsabili HR segnala difficoltà nel reperire i talenti necessari, una criticità che raggiunge il 52% nel segmento delle piccole e medie imprese.

In questo contesto, lo studio "HR & Payroll Pulse" condotto da SD Worx evidenzia una spiccata disponibilità dei lavoratori italiani a prolungare l'attività oltre i limiti previsti dall'età pensionabile, fissata in media a 67,5 anni contro i 65 anni della media europea. Ben il 25% degli under 35 e il 21% degli over 55 si dichiara infatti disposto a lavorare anche dopo il pensionamento. Al contempo, la propensione a ritirarsi in anticipo coinvolge il 62% dei giovani e il 58% dei senior, toccando un picco del 67% nella fascia tra i 35 e i 54 anni. Tra i lavoratori prossimi alla pensione che desiderano anticipare l'uscita, le motivazioni principali riguardano l'esigenza di dedicare tempo alla famiglia (63% contro il 57% della media UE), la volontà di realizzare progetti personali (49% contro il 40% UE) e la cura della salute (46%).

La ricerca registra inoltre un marcato divario nel livello di soddisfazione professionale in base all'età anagrafica: il 74% degli over 55 si dichiara appagato dal proprio lavoro (a fronte del 78% medio europeo), mentre tra gli under 35 la percentuale scende al 57,5%. Il 73% dei dipendenti senior afferma di possedere l'energia necessaria per svolgere le proprie mansioni (rispetto al 60% dei giovani) e il 78% riconosce uno scopo chiaro nel proprio operato (contro il 56% dei più giovani). La percezione di sentirsi apprezzati dall'azienda coinvolge il 60,5% degli over 55 e solo il 48% degli under 35.

Questi fattori influenzano la mobilità professionale, portando appena il 7% dei senior a cercare attivamente un nuovo impiego, rispetto al 20% dei lavoratori più giovani. Anche le dinamiche di cambio ruolo interno vedono protagonisti gli under 35 con il 19%, a fronte dell'8% registrato tra i senior. La propensione all'aggiornamento rimane tuttavia elevata in tutte le fasce d'età: il 72% degli under 35 desidera sviluppare nuove competenze per crescere sul piano professionale – con solo il 28% che dichiara di non aver bisogno di formazione, rispetto al 36% europeo – mentre tra gli over 55 l'ambizione formativa raggiunge il 65%, superando di 7 punti percentuali la media europea del 58%.

Sul fronte dell'innovazione tecnologica e dell'intelligenza artificiale, l'utilizzo quotidiano dell'AI riguarda il 34,5% degli under 35 e il 18% degli over 55. I lavoratori più anziani mostrano tuttavia una maggiore fiducia nella tenuta del proprio ruolo rispetto all'automazione: il 57% si dichiara tranquillo contro il 42% dei giovani. Inoltre, il 79% degli over 55 ritiene che le proprie competenze rimarranno un elemento distintivo non sostituibile dalla tecnologia (rispetto al 73,5% UE), convinzione condivisa solo dal 50% degli under 35 (a fronte del 64% europeo). Emerge infine una carenza diffusa nei percorsi formativi aziendali dedicati alle nuove tecnologie: solo il 27% dei giovani e il 17% dei lavoratori senior in Italia ritengono che la propria organizzazione li stia preparando in modo adeguato a un futuro guidato dall'intelligenza artificiale.

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