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Secondo un'indagine globale, per il 55% dei decision maker italiani i benefici economici ottenuti dall’intelligenza artificiale sono ancora insufficienti
Fonte: immagine fornita da agenzia
L’AI tra mito e realtà: Avanade, attiva a livello mondiale nelle competenze Microsoft, ha presentato uno studio che evidenzia un divario tra la maturità che le aziende dichiarano di aver raggiunto nell'adozione dell'intelligenza artificiale e il livello di trasformazione effettivamente conseguito.
L'indagine Build Beyond Limits: AI Reality Report, condotta a livello globale da Vanson Bourne per Avanade, rileva che il 77% delle aziende si considera in una fase consolidata, avanzata o AI-first del proprio percorso nell'intelligenza artificiale, mentre il 72% esprime un elevato livello di fiducia nella capacità dei propri team di utilizzare efficacemente l'AI. Tuttavia, solo il 18% afferma di aver ripensato radicalmente il modo di operare dei propri team grazie all'intelligenza artificiale. Un divario che emerge anche nella percezione esterna: il 75% degli intervistati ritiene che le organizzazioni si presentino pubblicamente come più mature nell'AI di quanto non siano realmente.
Lo studio ha coinvolto 3.600 decision maker aziendali in 11 mercati a livello globale, 230 dei quali in Italia. Gli intervistati appartengono a organizzazioni con un fatturato annuo globale superiore a 500 milioni di dollari, operanti nei settori dei servizi finanziari, dei beni e servizi di consumo, dell'energia, della sanità, dell'industria manifatturiera, del commercio al dettaglio, della distribuzione e dei trasporti.

In Italia, il 68% degli intervistati ritiene che il proprio team sia in una fase consolidata, avanzata o AI-first nel percorso di adozione dell’intelligenza artificiale, ma solo il 12% dichiara che l'AI abbia effettivamente trasformato radicalmente il modo di lavorare del proprio team. Un divario che emerge anche nelle scelte di investimento: il 72% ritiene, infatti, che la propria azienda si concentri ancora troppo sul miglioramento dei processi esistenti, anziché sfruttare l'AI per ripensare più profondamente il proprio modello operativo.
La necessità di accelerare il percorso di trasformazione è riconosciuta dall'82% degli intervistati italiani, ma restano ostacoli concreti: il 47% indica l'integrazione dell'AI con i sistemi e i dati aziendali esistenti tra le principali difficoltà nel ripensare i modelli operativi. A questo si aggiunge una questione centrale per le imprese: la capacità degli investimenti in intelligenza artificiale di tradursi in ritorni economici concreti. Il 55% degli intervistati ritiene, infatti, che i benefici generati dall'AI non siano ancora sufficienti a giustificare le risorse e gli sforzi sostenuti.
Il passaggio dall'adozione dell'intelligenza artificiale a una trasformazione su larga scala dei processi e dei modelli organizzativi resta una delle principali sfide per le imprese italiane. La ricerca mostra, infatti, che il 46% degli intervistati dichiara che il proprio team ha riprogettato solo in parte i flussi di lavoro esistenti, il 36% segnala interventi significativi, mentre appena il 5% indica una riprogettazione radicale del modello operativo.
L'adozione dell'intelligenza artificiale su larga scala presenta, tuttavia, sfide che vanno oltre la tecnologia e coinvolgono anche le competenze e l'organizzazione aziendale. Tra i principali ostacoli individuati dagli intervistati italiani emergono la preparazione della forza lavoro e la carenza di competenze (39%), le problematiche legate a sicurezza, privacy e conformità normativa (39%) e le difficoltà di integrazione o scalabilità delle soluzioni AI (34%). Superare queste criticità diventa quindi fondamentale per accompagnare le imprese verso una trasformazione che non si limiti all'introduzione di nuove tecnologie, ma coinvolga concretamente processi, persone e modelli operativi.
“Per le imprese italiane, la sfida non è più soltanto adottare l'intelligenza artificiale, ma riuscire a trasformarla in una leva concreta di cambiamento e crescita. Oggi il rischio è limitarsi a utilizzare l'AI per rendere più efficienti attività e processi già esistenti, senza cogliere l'opportunità di ripensare in profondità il modo in cui le aziende operano e creano valore. È proprio su questo terreno che si giocherà la capacità delle organizzazioni di ottenere un ritorno reale dagli investimenti: integrare l'intelligenza artificiale nelle strategie aziendali, riprogettare i processi e accompagnare l'evoluzione delle competenze e dei ruoli. Governance, sicurezza e centralità delle persone saranno determinanti per rendere questa trasformazione concreta e sostenibile nel tempo”, commenta Paolino Montanino, Amministratore Delegato di Avanade Italia (nella foto di apertura).
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