Si fanno più forti le voci secondo cui Meta sarebbe pronta a fare l'AI provider, in concorrenza con gli altri grandi hyperscaler
Fonte: Meta
Il mercato cloud è come una serie TV che mantiene, stagione dopo stagione, sempre gli stessi affidabili protagonisti: AWS, Microsoft, Google. Il loro dominio sul mercato cloud non fa che consolidarsi da anni, ma le cose potrebbero cambiare nel segmento specifico dei servizi cloud collegati all'intelligenza artificiale. Un segmento che peraltro ha già mostrato diverse dinamiche specifiche, come dimostra ad esempio la nascita dei cosiddetti neocloud.
Tra i grandi hyperscaler attivi come provider di servizi pubblici di AI potrebbe infatti fare il suo ingresso anche Meta. In realtà di questo sviluppo se ne parla da diversi mesi e sembra giusto una questione di tempo, dopo la crescita dei Meta Superintelligence Labs e il conseguente lancio dei modelli di AI Muse e in particolare di Muse Spark. Oggi Meta ha la sua famiglia di modelli AI proprietari e tutta l'infrastruttura che serve per usarli in massa: in primo luogo per i suoi servizi/prodotti, nella logica che definisce di "personal superintelligence", ma c'è un mercato decisamente anche oltre questo.
A riportare in primo piano la questione ora è Bloomberg, secondo cui Meta starebbe per lanciare un "cloud infrastructure business" che venderà l'accesso via API a diversi modelli di AI ospitati sulla propria infrastruttura, nello stile di AWS Bedrock. Accanto a questi servizi ce ne sarebbero altri più infrastrutturali e legati all'erogazione di potenza computazionale AI pura, in stile neocloud.
Di potenza computazionale Meta ne ha perché la sta sviluppando da tempo. In una call di fine aprile con gli analisti finanziari, il CEO Mark Zuckerberg aveva tra l'altro sottolineato "Siamo fortemente impegnati ad aumentare l'efficienza dei nostri investimenti e, in quest'ottica, stiamo introducendo oltre 1 gigawatt di chip su misura sviluppati in collaborazione con Broadcom, oltre a una quantità significativa di chip AMD a integrazione dei nuovi sistemi Nvidia che stiamo lanciando".

Tutti investimenti - quelli descritti da Zuckerberg - che potrebbero però non avere un ROI adeguato e sufficientemente veloce se il business di Meta fosse legato solo alle proprie attività. Ma questo ROI potrebbe diventare molto più concreto allargando lo spettro degli utenti potenziali.
C'è comunque da capire come Meta potrebbe mettere in pista un business del genere e con quali prospettive. La potenza AI che la società di Zuckerberg può offrire non è infatti tutta "made in Meta" ma deriva anche da contratti da decine di miliardi di dollari stipulati con altri hyperscaler (Microsoft, Google Cloud) e con operatori neocloud (CoreWeave). Meta quindi rivenderebbe la potenza acquistata aggiungendoci un margine - che sarebbe il suo guadagno - scommettendo su una domanda di potenza AI sempre in crescita. Ma per quanto tempo, e con quali margini a fronte delle dinamiche complesse di tutto il settore hyperscaler?
Bloomberg cita alcune dichiarazioni di Zuckerberg secondo cui i clienti per questa "rivendita" di potenza GPU non mancano, ma non sono stati sinora interessanti perché Meta può utilizzare tutta la capacità di calcolo che acquista. Se però a un certo punto ritenesse di avere investito in infrastruttura e potenza di calcolo ben più del necessario, allora rivenderla "sarebbe un’opzione a nostra disposizione", spiegava Zuckerberg.
Oggi come oggi, questo potrebbe anche essere un "piano B" valido nel caso in cui la crescita infrastrutturale per l'AI di Meta diventasse - o fosse percepita dagli investitori, il che all'atto pratico è lo stesso - più un rischio che un vantaggio finanziario. Forse questo momento è arrivato.
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