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Il fenomeno AI spinge il cloud infrastrutturale

I servizi collegati all'Intelligenza Artificiale fanno crescere il mercato IaaS/PaaS/hosting con tassi percentuali che non si vedevano da anni, portando alla ribalta anche i piccoli operatori neocloud

Cloud

Il mercato del cloud infrastrutturale cresce con percentuali che "non si vedevano dall'inizio del 2022, quando il mercato era meno della metà di quello attuale": questa constatazione di Synergy Research Group sintetizza bene il momento d'oro del cloud "infra", che per Synergy è costituito dal complesso dei servizi IaaS, PaaS e di hosted private cloud: 119 miliardi di dollari per il quarto trimestre 2025 e ben 419 miliardi per tutto l'anno scorso. Al netto delle fluttuazioni valutarie registrate nel trimestre considerato, quei 119 miliardi trimestrali rappresentano una crescita del 30% anno su anno: il tasso di sviluppo più alto registrato in oltre tre anni. 

La maggior parte del mercato - sempre nel quarto trimestre - è stata fatta dai servizi IaaS e PaaS pubblici, che hanno registrato una crescita del 34%. Gli Stati Uniti rimangono di gran lunga il più grande mercato cloud e crescono del 30% nel quarto trimestre, quindi in linea con il mercato globale. Le nazioni con la crescita più forte sono state invece Australia, India, Indonesia, Irlanda, Messico, Sudafrica, Taiwan. In Europa i mercati cloud più grandi sono il Regno Unito e la Germania, quelli con i tassi di crescita più elevati sono Irlanda, Polonia, Svezia.

Come di consueto, il mercato del cloud infrastrutturale vede una forte leadership dei tre grandi hyperscaler globali: AWS, Microsoft e Google. Le loro quote di mercato sono state, per il quarto trimestre 2025, rispettivamente del 28, 21 e 14 percento. Insieme fanno quindi il 63% del settore, la stessa percentuale che era stata registrata da Synergy per il terzo trimestre dell'anno scorso. C'è giusto un punto percentuale che AWS ha perso e che Microsoft ha guadagnato. Se consideriamo solo i servizi cloud pubblici, la quota di mercato dei tre grandi sale dal 63 al 68 percento.

C'è più dinamismo tra i cloud provider di secondo livello. Tra quelli con i tassi di crescita più elevati c'è solo un operatore che possiamo definire tradizionale (Oracle, che però ha fatto una virata decisa verso il mondo AI) mentre gli altri sono nettamente AI-oriented: l'azienda AI per eccellenza (OpenAI, che comincia a crescere come cloud provider) e tre dei cosiddetti neocloud (CoreWeave, Crusoe e Nebius).

Questa dinamica non stupisce: il motore della crescita del cloud infrastrutturale è, prevedibilmente, proprio l'interesse per l'AI generativa: i servizi specifici per l'Intelligenza Artificiale rappresentano già da soli gran parte della crescita del mercato, in più gli analisti sottolineano l'importanza di un effetto-traino in cui le funzioni di AI sono state integrate in molti altri servizi cloud non specifici, rendendoli più appetibili e quindi più acquistati dai clienti.

La crescita degli operatori neocloud va considerata con una certa attenzione. Da un lato, sono considerati il nuovo che non può fare altro che avanzare, e infatti stanno cominciando a contribuire alla crescita del mercato cloud in maniera significativa, anche se rimangono ancora relativamente piccoli rispetto ai leader di settore. Il campione dei neocloud è indubbiamente CoreWeave che, come sottolinea Synergy, è partita praticamente da zero solo due anni fa e oggi genera oltre 1,5 miliardi di dollari di ricavi a trimestre, tanto da essere entrata tra i primi dieci cloud provider globali.

D'altro canto, l'estrema specializzazione dei neocloud - offrono sostanzialmente solo servizi GPU-as-a-Service - e il giro di investimenti incrociati che li lega strettamente con i grandi hyperscaler e con alcuni dei principali vendor dell'AI sono due fattori che li rendono estremamente sensibili alle fluttuazioni del mercato AI. Un elemento di attenzione per il prossimo futuro.

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