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Red Hat, i messaggi del Summit 2026: “Innovazione, sicurezza, e stabilità come priorità assoluta”

Gli annunci dell’evento spiegati dal management italiano: dal supporto “per sempre” a RHEL, alle tecnologie per ridurre il consumo di GPU, fino al milione e mezzo di VM migrate a OpenShift e all’automazione con AI per correggere le vulnerabilità software

Tecnologie Tecnologie AI

Fonte: G11 Media - DL

Guardiamo avanti, ma tenendo i piedi per terra. Innovazione (non solo AI) e sicurezza sono le richieste più frequenti che riceviamo dai clienti, ma la stabilità è la priorità assoluta, soprattutto in un momento di grandi trasformazioni nel mondo della virtualizzazione, dove è fondamentale modernizzare le infrastrutture legacy esistenti”. Così Fabio Grassini, Regional Enterprise Sales Director di Red Hat Italy (nella foto), riassume il messaggio emerso dal Red Hat Summit 2026 di Atlanta, che ha riunito oltre 6600 partecipanti provenienti da 1900 aziende di 76 Paesi (l’appuntamento per il 2027 è a Boston), di cui poco più di 500 dall’area EMEA e una trentina dall’Italia.

Aprendo un incontro con la stampa italiana, il manager ha spiegato che la sfida per le aziende non è scegliere un singolo vendor, un cloud o un modello di intelligenza artificiale. “Bisogna costruire su una piattaforma che permetta di muoversi alla velocità che il business richiede, senza mettere a rischio ciò che non possiamo assolutamente permetterci di compromettere, e partendo dall'analisi delle infrastrutture già in casa, delle opportunità e dei rischi”.

Secondo Grassini, l'AI continua a essere il principale motore dell'innovazione, ma le priorità dei clienti come accennato restano stabilità e sicurezza. “La transizione verso la virtualizzazione moderna e l'AI agentica non è solo una scelta tecnica, ma una decisione strategica per ottimizzare i costi, aumentare l'autonomia e mantenere la sovranità sui propri asset”, ha osservato. Centrale diventa anche il tema del dato. “Le aziende vogliono sapere dove risiedono i loro dati e come mantenerne il controllo, senza dipendere da decisioni geopolitiche o da un singolo provider cloud. Serve una piattaforma trasversale, indipendente da GPU e modelli, che parta dal dato e sfrutti l'intelligenza artificiale in modo efficiente”.

RHEL, supporto esteso fino a 14 anni e oltre

A collegare questa visione con i principali annunci del Summit di Atlanta è stato poi Giorgio Galli, Director Tech Sales di Red Hat Italy. “Le novità principali riguardano Red Hat AI 3.4, la AI Factory sviluppata con Nvidia, il rafforzamento di OpenShift e nuove iniziative dedicate alla sovranità digitale europea”.

Sul fronte di Red Hat Enterprise Linux, Galli ha evidenziato l'estensione del supporto fino a 14 anni con la nuova ELC (Extended LifeCycle premium subscription): “Siamo andati incontro all’esigenza di molti settori regolamentati, dove cambiare è più complicato”. A questo si aggiunge la possibilità di estendere ulteriormente supporto e manutenzione di anno in anno, anche per le versioni ormai fuori supporto. “In pratica è un “RHEL per sempre”. Una mossa legata anche allo tsunami provocato dal rilascio di Mithos, e più in generale al concetto che ora l’AI può scovare vulnerabilità in versioni anche molto vecchie”.

In ambito sviluppo invece sono stati presentati un catalogo di immagini containerizzate certificate e prive di vulnerabilità note al momento del rilascio, e Fedora Hummingbird, versione dell’OS Fedora con accesso diretto libero e tutti gli elementi necessari per lo sviluppo di agenti AI.

Fonte: G11 Media - DL

AI, due tecnologie per ridurre il consumo di risorse durante l'inferenza

A proposito di AI, sul fronte di Red Hat AI l’obiettivo degli annunci di Atlanta è rafforzare il supporto sia a livello onpremise che cloud (cioè hyperscaler), nonché del lavoro degli sviluppatori. “Supportiamo l'intero ciclo di vita dei modelli e degli agenti, ottimizzando allo stesso tempo l'utilizzo delle risorse più costose sottostanti, a partire dalla GPU”. Grazie alle tecnologie vLLM e LLM-d, Red Hat punta infatti a ridurre fino al 50-60% il consumo di GPU durante l'inferenza e a distribuire in modo dinamico i carichi di lavoro tra le risorse disponibili.

OpenShift continua intanto a rappresentare il cuore della strategia hybrid cloud dell'azienda. “Con il noto cambio di strategia di Broadcom per VMware si sono aperte molte opportunità per noi, che nella nostra piattaforma ormai da da due anni abbiamo la gestione delle macchine virtuali”, ha osservato Galli. “Dai risultati IBM del primo trimestre 2026 è emerso che abbiamo realizzato 600 milioni di dollari di fatturato con la virtualizzazione, OpenShift ha raggiunto 2 miliardi di dollari a livello globale di entrate ricorrenti annue (ARR) e abbiamo spostato fino a oggi più di un milione e mezzo di macchine virtuali da sistema legacy (cioè VMware, ndr) alla nostra piattaforma. Quindi c'è una spinta molto forte sul tema della virtualizzazione”.

Automazione AI-driven per rispondere allo "tsunami" Mythos

Anche nell'area dell’automazione, cioè Ansible, gli ultimi annunci mostrano un’evoluzione trainata dall’AI. “A fianco all'automazione event-driven abbiamo introdotto l’automazione AI-driven. Per esempio se viene aperto un ticket, il sistema può interfacciarsi con la parte di linguaggio naturale per capire cosa si sta chiedendo e suggerire attraverso la GenAI la possibile risoluzione, e anche eseguirla se è già disponibile”.

Questo si ricollega ovviamente allo “tsunami" provocato dal modello Mythos di Anthropic, ha sottolineato Galli: “Le aziende ci stanno chiedendo di aiutarle a rivedere i processi di patching perché il numero di vulnerabilità che emergono è talmente alto che rischiano di non essere più in grado di “patcharle” nei tempi dedicati a questa attività, tipicamente una o due volte al mese. C’è il rischio di essere esposti, e anche il rischio di non essere più conformi alle normative. Quindi automazione più AI diventa un elemento critico”.

In questo campo un altro annuncio particolarmente importante di Red Hat, ancora più recente del Summit di Atlanta, è Lightwell, un progetto congiunto con IBM che prevede investimenti per 5 miliardi e 20mila ingegneri coinvolti. “I vendor si occupano di correggere i loro software proprietari, ma di tutto il codice open source in giro per il mondo, per esempio le librerie nelle applicazioni delle banche o dei ministeri, chi se ne occupa alla velocità necessaria? Lo faremo noi: se un’azienda si consorzia a Lightwell analizzeremo e ripareremo tutto il suo codice che contiene open source, poi applicheremo le patch anche a tutti gli altri consorziati, e infine le renderemo disponibili nei progetti open”.

Fonte: Red Hat

Partnership, le novità con Nvidia, Oracle, Panasonic e Core42

Un’altra novità da segnalare dell’evento di Atlanta riguarda la sovranità digitale: Red Hat Confirmed Sovereign Support for EU è un servizio di supporto con personale interamente europeo e dati che rimangono all'interno della UE, pensato per organizzazioni di settori con requisiti particolarmente stringenti, come pubbliche amministrazioni e difesa.

Infine Giampiero Cannavò, Regional Director MED & Italy Ecosystem di Red Hat, ha approfondito i quattro annunci del Summit che riguardano il rafforzamento dell'ecosistema di partnership. Uno è l’espansione della collaborazione con Nvidia: “Riguarda la gestione degli agenti AI, e più specificamente gli strumenti per connettere gli agenti a policy di sicurezza, sandbox, gateway e altro ancora, rendendoli pronti per la produzione”. Un altro riguarda Oracle: “Abbiamo accelerato la collaborazione su AI, automazione, containerizzazione, ottimizzato RHEL su Oracle Cloud Infrastructure, e rafforzato il supporto per Oracle Database su RHEL”. Un terzo riguarda Panasonic: “Vogliamo sfruttare la forza di Panasonic come fornitore hardware in mercati ben specifici come industria e difesa”.

E il quarto è la nuova partnership con Core42, società del gruppo degli Emirati Arabi Uniti G42, che ha l'obiettivo è fornire servizi di cloud e IA sovrani per il settore pubblico, la difesa e i mercati regolamentati negli Emirati e, in prospettiva, a livello globale.

Da notare che Core42 è la stessa società che guida lo sviluppo e l'implementazione del supercomputer Colosseum in Italia, annunciato un anno fa dal Mimit. Un progetto portato avanti da iGenius, una società italiana di Core42, con la parte di AI sovrana che utilizzerà tra le altre anche le tecnologie di Red Hat.

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