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Red Hat Enterprise Linux in orbita con i micro data center Space Edge

La collaborazione con Voyager porta alla Stazione Spaziale Internazionale una base Linux enterprise più coerente e sicura, abilitando infrastrutture AI-ready e pratiche DevSecOps fino ai confini dello spazio

Progetti

Fonte: immagine tratta dal sito ufficiale di Voyager Technologies

Da Red Hat e Voyager Technologies arriva il deployment di Enterprise Linux 10.1Universal Base Image (UBI) sul LEOcloud Space Edge IaaS Micro Datacenter di Voyager a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ISS.

La collaborazione porta in orbita una piattaforma Linux di livello enterprise ottimizzata per i container, offrendo una base operativa più coerente e solida per l’esecuzione di workload AI-ready nello spazio. Questo traguardo segna un nuovo passo nell’evoluzione dei servizi cloud spaziali e dei data center orbitali (ODC), mettendo a disposizione una piattaforma con funzionalità di sicurezza avanzate per l’elaborazione dei dati in tempo reale all’edge.

Le imprese, pubbliche e private, dipendono sempre più dai dati raccolti e generati nello spazio. Di conseguenza, diventa sempre più strategica la capacità di elaborarli direttamente in orbita. L’esecuzione di Red Hat Enterprise Linux sullo Space Edge Micro Datacenter consente di operare i workload in prossimità della fonte del dato, riducendo latenza e costi operativi e contribuendo a una postura di sicurezza ancor più proattiva negli ambienti edge.

I data center orbitali (ODC) richiedono innovazione aperta ed estrema resilienza. La collaborazione tra Red Hat e Voyager affronta le sfide specifiche degli ambienti spaziali ottimizzando l’uso di risorse hardware limitate e vincoli di alimentazione, gestendo l’elaborazione dei dati anche in presenza di reti soggette a ritardi o interruzioni e fornendo una base Linux enterprise più solida.

Integrando questi workload orbitali con le pratiche DevSecOps già adottate negli ambienti terrestri, Red Hat e Voyager possono aiutare le aziende a estendere la propria impronta hybrid cloud con maggiore coerenza operativa e affidabilità. Le due aziende stanno così ponendo le basi per una nuova era di elaborazione spaziale, in cui le capacità cloud si estendono in modo più uniforme dagli ambienti terrestri all’orbita bassa (LEO), fino alla regione lunare e oltre. Un approccio che permette di applicare pratiche DevSecOps, strategie container e modelli di sicurezza proattiva a nuovi domini operativi emergenti, mantenendo continuità e allineamento operativo.

Nel dettaglio, il deployment di Red Hat Enterprise Linux 10.1 e Red Hat UBI risponde alle esigenze estreme dell’orbita terrestre bassa attraverso diversi pilastri tecnologici fondamentali: operazioni immutabili e container-native; sicurezza post-quantistica: la crittografia post-quantistica approvata dal NIST contribuisce a proteggere i dati sensibili, offrendo una postura di sicurezza strategica e duratura anche ai confini dello spazio; portabilità dei workload; e infine estensione dell’hybrid cloud allo spazio: a quest’ultimo proposito, Voyager porta in orbita le pratiche DevSecOps utilizzando Podman come container engine e Ansible Automation Platform, con applicazioni containerizzate in esecuzione dal suolo fino all’orbita e strumenti ottimizzati per l’AI.

Lo spazio rappresenta la prossima frontiera dell’hybrid cloud, dove il successo dipende dalla disponibilità di un’infrastruttura cloud affidabile e resiliente ovunque i dati vengano generati. Insieme a Voyager, stiamo portando nello spazio tecnologie open source affidabili, permettendo alle organizzazioni di elaborare dati in orbita e agire più rapidamente e con maggiore sicurezza”, commenta Travis Steele, chief architect of Air and Space Forces di Red Hat.

Con Space Edge sulla ISS stiamo dando concretezza alla nostra visione di estendere i servizi cloud nello spazio, offrendo agli utenti finali un’esperienza paragonabile a quella delle infrastrutture cloud terrestri. Gli utenti possono ora estendere il proprio ambiente enterprise per elaborare i dati dove vengono generati, nello spazio, ottenendo insight più rapidi e una maggiore resilienza operativa con Red Hat”, conclude Matt Magaña, president, Space, Defense & National Security di Voyager.

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