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OpenAI crea la Deployment Company per fare da AI integrator

OpenAI lancia una nuova società dedicata all’implementazione enterprise dell’AI, per creare con le aziende utenti un rapporto stabile che vada oltre la fornitura delle tecnologie

Trasformazione Digitale Tecnologie AI

OpenAI amplia la propria presenza nel mercato enterprise con la creazione della OpenAI Deployment Company, una nuova struttura dedicata all’implementazione operativa dell’intelligenza artificiale nelle aziende. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione della strategia della società guidata da Sam Altman, che punta ora sia allo sviluppo di modelli avanzati, sia alla loro integrazione concreta nei processi aziendali. La nuova società è controllata direttamente da OpenAI, ma aperta anche ad altre entità. Il progetto coinvolge infatti 19 partner tra fondi di investimento, società di private equity, consulenti strategici e system integrator internazionali.

L’obiettivo dichiarato della Deployment Company è aiutare le organizzazioni a sviluppare, integrare e gestire sistemi AI destinati alle attività operative più rilevanti. Il modello operativo descritto da OpenAI prevede il coinvolgimento dei cosiddetti Forward Deployed Engineer, figure tecniche che lavorano direttamente all’interno delle aziende clienti per collegare i modelli AI ai dati, ai processi e agli strumenti utilizzati dall’organizzazione. In questi anni il modello dei FDE è stato reso popolare in particolare da Palantir: le implementazioni delle sue soluzioni si basano su "squadre di intervento" composte da tecnici molto specializzati che puntano a processi di deployment molto veloci, proprio grazie a una preparazione specifica ovviamente superiore a quella di figure esterne.

L’iniziativa evidenzia un cambiamento nell'approccio di OpenAI al mondo enterprise. Negli ultimi due anni molte aziende hanno sperimentato chatbot, agenti AI e modelli generativi, ma la trasformazione dei progetti pilota in sistemi realmente integrati nei workflow aziendali si è rivelata più complessa del previsto. In numerosi casi le organizzazioni hanno incontrato difficoltà legate a integrazione con i sistemi legacy, gestione dei dati, compliance normativa, sicurezza e ridefinizione dei processi operativi.

OpenAI vuole intervenire proprio su questo punto, proponendo un approccio più vicino ai tradizionali servizi professionali IT rispetto alla semplice fornitura di API o modelli linguistici. L’azienda spiega che i progetti partiranno dall’identificazione delle aree aziendali in cui l’AI può produrre valore operativo, per poi passare allo sviluppo di workflow prioritari integrati nei sistemi aziendali. D'altronde, in campo AI il problema è proprio questo: dimostrare valore concretamente e possibilmente in fretta. Se questo non accadrà su larga scala, gli investimenti delle imprese nell'AI caleranno e tutto il mercato AI - che ormai è una fetta molto cospicua del mercato statunitense in generale - ne subirebbe dolorose conseguenze.

La scelta di OpenAI non è riva di rischi: la Deployment Company di fatto si trasforma in un concorrente diretto di operatori attivi nei servizi enterprise e nella consulenza digitale, come i grandi integratori di sistemi e le società di consulenza tecnologica. Per ridurre la portata di questo confronto potenziale, OpenAI ha pensato bene di far partecipare all'impresa diverse di queste figure.

OpenAI sottolinea che la Deployment Company consentirà ai clienti di sviluppare sistemi progettati per evolvere insieme ai futuri modelli "frontier" dell’azienda. Questo approccio lega direttamente i servizi di implementazione all’evoluzione delle piattaforme OpenAI, rafforzando il rapporto tra infrastruttura tecnologica e servizi professionali ma anche aumentando il rischio di lock-in per le imprese che adottano le soluzioni di intelligenza artificiale. Da questo punto di vista, molto potrebbe cambiare nei prossimi 18-24 mesi, quando le molte aziende oggi attive in campo AI saranno forzatamente meno e dovranno mostrare i loro utili.

OpenAI punta anche su un altro elemento: fornire competenze là dove spesso non sono abbastanza. Molte imprese stanno infatti cercando di integrare l’intelligenza artificiale nei loro processi, e su larga scala, ma questo richiede competenze specialistiche, governance dei dati e capacità di integrazione che spesso non sono presenti internamente. Sarà indispensabile svilupparle nel medio-lungo termine, ma per una implementazione di partenza le skill delle "squadre tecniche" di OpenAI sono certamente un aiuto.

Agire anche come integratore di sistemi specializzato permette poi a OpenAI di differenziarsi rispetto agli altri fornitori "puri" di tecnologie di intelligenza artificiale. La partita in campo AI si gioca sempre meno sul piano tecnologico: da un lato gli LLM che ci sono sembrano migliorare sì, ma man mano più lentamente, dall'altro si sta rafforzando l'offerta di modelli alternativi, anche di piccole dimensioni, che offrono performance paragonabili a costi e complessità molto minori. Proporsi come interlocutore tecnologico a tutto tondo è un modo per restare "agganciati" alle imprese nel tempo e al di là della tecnologia di base, per quanto evoluta questa sia.

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