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Microsoft e OpenAI: un rapporto che cambia

La storica allenza modifica i suoi equilibri e i due partner oggi sono più liberi di crescere in modo indipendente e definendo partnership con chi meglio credono. Segno anche di un mercato AI che sta cambiando.

Tecnologie AI

Millecinquecento caratteri scarsi per annunciare il ribilanciamento di una delle più importanti relazioni strategiche della storia recente dell'AI: quella tra Microsoft e OpenAI. Le due aziende l'hanno annunciato con le stesse, sintetiche, parole. Descrivendo una alleanza che non si rompe, ma cambia abbastanza da far cambiare anche gli equilibri dell’intero mercato globale dell’intelligenza artificiale.

Da quando OpenAI ha sdoganato la nuova GenAI, infatti, Microsoft è stata l'alleato più importante. Ha investito oltre 13 miliardi di dollari nella società guidata da Sam Altman, ottenendo in cambio un accesso privilegiato ai modelli GPT, l'integrazione esclusiva nei servizi Azure della tecnologia di OpenAI e - cosa non da poco - il ruolo di fornitore cloud preferenziale di OpenAI. Ora le cose cambiano, con più flessibilità per entrambe le parti.

Microsoft resta il "primary cloud partner" di OpenAI e i prodotti di quest'ultima saranno veicolati prima di tutto su Azure. Ma non c'è più l’esclusività che aveva caratterizzato la partnership sinora: OpenAI potrà distribuire i propri modelli anche attraverso altri hyperscaler, rivolgendosi così a un mercato potenziale molto più grande. Specie ora che la domanda di servizi di inferencing sta aumentando a tassi che, se confermati almeno nel medio periodo, nessun singolo operatore può realisticamente soddisfare da solo.

Non che Microsoft ci perda, nel nuovo equilibrio. Continuerà a mantenere fino al 2032 i diritti di licensing sui modelli di OpenAI, non dovrà più pagare alla società di Altman una quota dei profitti AI di Azure, resta vero il viceversa (OpenAI deve una "revenue share" a Microsoft fino al 2030). E comunque Microsoft resta uno dei principali azionisti di OpenAI, quindi ha molto da guadagnare da qualsiasi crescita registrerà quest'ultima.

In fondo è qui il senso del nuovo rapporto tra Microsoft e OpenAI: arrivare a una relazione meno rigida e più orientata al mercato, in cui i due alleati possono sfruttare meglio le rispettive opportunità di business. Questo, in particolare, in uno scenario "macro" in cui il valore competitivo è sempre meno concentrato sui "foundational model" e più sulla capacità di offrire alle imprese interessate all'AI uno stack tecnologico il più possibile completo: infrastruttura, soluzioni verticali, modelli, agenti.

Nessuno vuole quindi sentirsi troppo legato a qualcun altro. È da un po' che OpenAI sta collaborando con altri hyperscaler e sta anche cercando di realizzare propri data center con cui veicolare direttamente le sue tecnologie. Un ampliamento del suo raggio d'azione che tra l'altro prepara probabilmente il terreno per la tanto favoleggiata entrata miliardaria in Borsa. Anche Microsoft non ha intenzione a dipendere esclusivamente da OpenAI, nonostante il suo appeal. Sta infatti sviluppando i suoi propri modelli di AI e sta collaborando con altri nomi noti, tra cui Anthropic.

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