Avere capitali e idee non basta più, spiega BCS: le aspettative degli utenti cambiano e a fare la differenza ora è una concreta capacità di execution
Per il mercato data center europeo il problema non è certamente il potenziale di crescita. La domanda di spazi e di potenza di calcolo non diminuisce, anzi è praticamente certo che nei prossimi dodici mesi continuerà ad aumentare. Piuttosto, crescono i dubbi sulla capacità dei data center provider di soddisfare questa domanda crescente. Non per cattiva volontà ma perché i progetti già in corso stanno tutti sperimentando gli stessi problemi, che quindi non si possono più considerare contingenti per singoli casi isolati.
Queste "frizioni" generalizzate nello svolgersi dei vari progetti di espansione infrastrutturale sono il segno - spiegano gli analisti di BCS nello studio Data Centre Truths 2026 - che il mercato data center sta entrando in una sua nuova fase. La crescita globale del settore non è in discussione, ma la capacità di concretizzare le potenzialità dei singoli mercati locali è meno frequente e diffusa di quanto non si credesse anche solo poco tempo fa. In questo 2026 - sottolinea James Hart, il CEO di BCS Consultancy - il punto critico quindi sarà la capacità di ciascun operatore di portare risultati sotto una nuova pressione.
Il messaggio che gli analisti di BCS cercano di far passare è abbastanza chiaro: i vari operatori che compongono la supply chain del mercato data center non devono pensare che tutto vada - e andrà - bene semplicemente perché la domanda di nuovi siti resta forte e perché tutti i principali operatori e investitori hanno presentato piani di investimento e sviluppo spesso di grande impatto. Già quest'anno diventerà chiaro che domanda del mercato e capitali non garantiscono il completarsi di un progetto data center: sono condizioni necessarie ma non sufficienti, dopo le quali devono essere soddisfatti anche diversi altri requisiti - disponibilità di energia, supply chain e partner affidabili, personale con competenze adeguate, pianificazioni realistiche - che sono sempre meno scontati.

Il campione dello studio BCS (circa tremila professionisti tra data center provider, investitori, aziende utenti, system integrator, cloud provider e altre categorie simili) indica infatti che la capacità di delivery dei progetti sta diventando il collo di bottiglia del mercato. Il 93% indica che in futuro la domanda di nuove infrastrutture crescerà ma l'offerta calerà, il 95% che ci saranno sempre meno professionisti preparati sul mercato, l'86% che la volatilità della supply chain renderà inevitabile avere problemi in qualsisi progetto infrastrutturale.
In particolare oggi è lo skill shortage a preoccupare molto gli operatori, perché impatta negativamente su molti aspetti decisivi per il corretto completamento dei progetti. L'aspetto più citato (77% del campione) è il costo di realizzazione del progetto, seguito dal maggior carico di lavoro per lo staff esistente (75% di citazioni) e dal rispetto dei tempi pianificati (50%).
Sta cambiando anche il modo in cui le varie componenti del mercato data center guardano al driver principale della crescita nella domanda infrastrutturale: l'Intelligenza Artificiale. BCS sottolinea che tra gli operatori data center c'è sempre una assoluta fiducia nell'affermazione dell'AI, mentre le (grandi) imprese utenti guardano all'AI con meno entusiasmo e più pragmatismo rispetto al recente passato. Questa differenza di vedute rischia di portare i data center provider a realizzare nuove infrastrutture per l'AI che non sono davvero allineate con le necessità delle imprese.
Il rischio, spiega in particolare BCS, è che gli operatori si concentrino sulla pura potenza in Megawatt disponibile, mentre le imprese oggi cercano soprattutto efficienza e scalabilità, quindi una combinazione ideale di potenza, resilienza e flessibilità operativa. Una differenza di approccio che non aiuta un mercato già in ritardo: oggi solo il 20% dei data center è davvero AI-ready, indicano gli analisti, e le previsioni secondo cui questa quota salirà al 70% entro il 2030 sembrano davvero ottimistiche.

Un'altra evoluzione che viene segnalata da BCS è nel modo in cui tutta la catena del valore del mercato data center considera la sostenibilità: non più come un obbligo sgradito ma come la base per definire più ampie strategie di resilienza e di riduzione del rischio, tanto operativo quanto finanziario. Il 90% del campione BCS indica che la disponibilità adeguata di potenza energetica è il primo o al massimo il secondo fattore in base al quale si decide dove localizzare un nuovo data center, il 70% ritiene che le questioni geopolitiche velocizzeranno il passaggio a fonti di energia locali e rinnovabili (ma sul nucleare ci sono ancora forti dubbi).
L'analisi BCS dedica piccoli focus specifici ai vari mercati locali europei. Per l'Italia, di cui BCS aveva già trattato, indica che il limite principale non è più una relativa mancanza di domanda ma la necessità di portare avanti i progetti di sviluppo infrastrutturale governando la (migliorabile) disponibilità di energia e la complessità della pianificazione. Il mercato italiano sta diventando più selettivo e il successo dei progetti è sempre più legato al coinvolgimento precoce delle utility energetiche ed a strategie di delivery realistiche. In vista del 2026, sottolineano gli analisti, l'Italia dovrebbe essere considerata un mercato in cui la capacità di esecuzione è più importante della disponibilità di capitali.