▾ G11 Media: | ChannelCity | ImpresaCity | SecurityOpenLab | Italian Channel Awards | Italian Project Awards | Italian Security Awards | ...

Aruba e Ducati, dodici anni insieme tra cloud ibrido e Superbike

Partnership sportiva e tecnologica anche nel 2026 per il team Aruba.it Racing–Ducati, mentre il Campus di Ponte San Pietro raddoppia la potenza per sostenere AI, cloud e sovranità digitale

Cloud Tecnologie AI

Presentazione ufficiale a inizio febbraio del team Aruba.it Racing–Ducati del Mondiale Superbike. Per il dodicesimo anno consecutivo Aruba porterà in pista le Ducati Panigale V4R nel Campionato Mondiale Superbike, in una partnership che si è consolidata stagione dopo stagione grazie ai risultati sportivi ottenuti e a una collaborazione tecnologica sempre più articolata.

Dodici anni di fila

Anche quest’anno il sipario sulla stagione 2026 si è aperto nell’Auditorium Aruba nel cuore del Global Cloud Data Center Campus di Ponte San Pietro alle porte di Bergamo, dove le star incontrastate sono state le nuove Ducati Panigale V4 R.  Sul palco è salito Stefano Cecconi, Amministratore Delegato di Aruba e Team Principal del Team Aruba.it Racing–Ducati, che ha raccontato il percorso condiviso con Ducati e le ambizioni per la nuova stagione affidate al talento di Nicolò Bulega, protagonista negli ultimi due anni, e a Iker Lecuona, pilota spagnolo con solida esperienza tra Superbike e MotoGP. Al suo fianco Claudio Domenicali, Amministratore Delegato di Ducati Motor Holding, a sottolineare il valore strategico della partnership con Aruba e il ruolo centrale della Superbike in un anno particolarmente significativo per Ducati, che celebra il proprio centenario.

Il binomio Aruba–Ducati amplifica il concetto stesso di collaborazione, includendo sia l’ambito sportivo sia quello industriale e tecnologico. Sul piano IT, dal 2020 Aruba supporta Ducati con un’infrastruttura basata su un modello di cloud ibrido, che integra Private Cloud on-premise a Borgo Panigale, una cloud infrastructure dedicata nei data center Aruba e un sistema di Disaster Recovery, garantendo sicurezza, continuità operativa e alte performance per i processi critici aziendali.

 

Verso il raddoppio

Nell’occasione, una chiacchierata con Stefano Cecconi ha consentito di fare il punto sullo scenario tecnologico attuale, e in particolare sull’ampliamento del Global Cloud Data Center Campus di Ponte San Pietro, che costituisce ormai da tempo il centro nevralgico di Aruba e che va verso il raddoppio della potenza, passando da 30 a 60 MW. “L’energia è oggi la vera materia prima dei data center”, ricorda Stefano Cecconi, spiegando che la realizzazione, da parte di eDistribuzione, di una nuova sottostazione elettrica collegata alla rete di trasmissione nazionale consente di superare il precedente limite energetico che vincolava l’espansione del campus. E se attualmente all’interno del campus i data center pienamente operativi sono tre, con l’ampliamento energetico si apre ora la fase di progettazione del quarto blocco, che potrebbe articolarsi in uno o due edifici, con l’obiettivo di saturare la nuova capacità “nell’arco di meno di due anni, diciamo un anno e mezzo circa”.

Si parla di uno o due edifici perché come è noto i nuovi server, soprattutto quelli a servizio dell’intelligenza artificiale, occupano meno spazio ma consumano più energia, e proprio l’AI sta modificando il rapporto tra spazio fisico e consumo energetico: i nuovi sistemi ad alta densità concentrano più GPU nello stesso spazio fisico, dando luogo a un’infrastruttura più compatta ma più energivora, dove la vera risorsa scarsa non è più il metro quadrato ma il megawatt. Una volta saturati i 60 MW, il campus raggiungerà il proprio limite strutturale attuale, fa notare Stefano Cecconi, spiegando che “sarà necessario guardare ad altre location, in un contesto già molto affollato”.

In tema di energia, Stefano Cecconi ricorda che Aruba ha investito in modo significativo nella produzione da fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico e fotovoltaico, tanto che oggi il gruppo conta 13 centrali idroelettriche di proprietà: circa il 50-60% dell’energia consumata è autoprodotta, mentre la restante parte viene acquistata dalla rete, ma sempre con garanzia di provenienza 100% rinnovabile.

Tra AI e sovranità digitale

Guardando al mercato, Aruba osserva una crescita costante della domanda sia di soluzioni cloud sia di colocation, con l’AI che sta cominciando a emergere, anche se “l’impatto vero lo avremo quando le aziende cominceranno a modificare in maniera massiccia i propri processi per approfittare delle possibilità dell’intelligenza artificiale”, evidenzia Stefano Cecconi, notando anche che sta crescendo la domanda di soluzioni sovrane, dove per sovrano si intende “non sviluppare dipendenze troppo forti da un singolo fornitore o da una singola giurisdizione”. Sul tema, l’attivazione a gennaio della convenzione Consip ha reso Aruba l’unico cloud provider italiano tra quelli disponibili per la Pubblica Amministrazione italiana.

Infine, sempre in tema AI, l’offerta di Aruba “si svilupperà su tre direttrici: hosting di sistemi AI dei clienti, servizi AI erogati su piattaforme proprietarie e integrazione dell’intelligenza artificiale nelle applicazioni, mentre non prevediamo di creare un LLM proprietario, ma intendiamo puntare sull’utilizzo e sull’orchestrazione dei modelli open source, visto che ce ne sono già di molto validi, anche da mettere a disposizione dei nostri clienti come servizio”, conclude Stefano Cecconi.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato
Iscriviti alla nostra Newsletter Gratuita. Iscriviti
GoogleNews Rimani sempre aggiornato, seguici su Google News! Seguici
Abbonati alla rivista ImpresaCity Magazine e ricevi la tua copia.

Notizie correlate

Iscriviti alla nostra newsletter

Soluzioni B2B per il Mercato delle Imprese e per la Pubblica Amministrazione

Iscriviti alla newsletter

www.impresacity.it - 8.5.0 - 4.6.4