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BCS: spinte e freni per i data center italiani

Gli investimenti in infrastrutture per l'AI posizionano l’Italia tra i primi mercati d’Europa, ma nodi energetici e insolvenze edili rischiano di frenare la corsa del mercato

Trasformazione Digitale

L’Italia è uno dei mercati data center a più rapida crescita in Europa, con una capacità destinata ad aumentare del 15% nel 2026, trainata dalla crescente domanda legata all’Intelligenza Artificiale. È quanto emerge dal “Q4 Data Centre Commercial Report” di BCS Consultancy, che tuttavia mette in luce anche rischi concreti sul fronte operativo, rischi che potrebbero rallentare fortemente lo sviluppo del settore. Non si tratta "di criticità future, ma di ostacoli strategici immediati", spiega Jim Hart, CEO di BCS Consultancy: vincoli che vanno superati "per consolidare la posizione del Paese come leader digitale europeo e attrarre la prossima ondata di investimenti infrastrutturali guidati dall’intelligenza artificiale".

Il nodo più urgente riguarda la capacità della rete energetica e le autorizzazioni per la connessione ad essa dei nuovi data center. Gli operatori - spiega BCS - hanno diversi dubbi sulla reale capacità dell’infrastruttura energetica nazionale di sostenere la rapida espansione di strutture ad alta densità ottimizzate per l’AI. Una criticità che incide direttamente sulla certezza dei programmi dei data center provider e dei loro investitori.

A rendere lo scenario poco certo e prevedibile è anche la fragilità del comparto edilizio italiano, che secondo BCS si sta accentuando in modo significativo. Il report cita i dati Allianz Trade secondo cui i casi di insolvenza tra le imprese edili italiane sono aumentati del 35% nel 2025, cosa che ovviamente aumenta il rischio che opere civili, strutturali e impiantistiche non vengano completate come previsto. Questo è un ulteriore elemento di incertezza per i programmi di costruzione più ambiziosi in campo data center, proprio in una fase del mercato in cui gli operatori considerano critica la capacità di esecuzione dei progetti.

La domanda di infrastrutture compatibili con le nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale resta infatti forte e andrebbe soddisfatta velocemente, ma questo non è semplice. BCS stima che solo il 14% dei data center sia pronto per supportare carichi di lavoro AI su larga scala. E i requisiti tecnologici imposti dall'AI nei nuovi progetti - come l'aumento drastico nella densità dei rack - portano a scenari di computing di nuova concezione in quanto ad alimentazione, raffreddamento e pianificazione degli spazi data center. Resta poi sullo sfondo un significativo deficit di competenze: il 97% dei professionisti di settore rileva in particolare carenze nei ruoli di progettazione, ingegneria e operations.

In tutto questo, la sostenibilità resta una priorità strategica. Il 91% degli operatori data center punta a raggiungere almeno il 90% di approvvigionamento da fonti rinnovabili nel prossimo decennio. Una transizione - guidata dagli impegni ESG, dalle esigenze di sicurezza energetica e dagli obiettivi di stabilità dei costi - che si allinea alle priorità nazionali e rafforza la valenza strategica degli investimenti di lungo periodo nel mercato italiano.

Insomma, lo sviluppo ideale del mercato data center italiano si gioca su più tavoli. Ed è per questo che ora il comparto - spiega Luca D’Alleva, Head of Service Italia e Iberia di BCS Consultancy - "richiede un’azione coordinata su preparazione della rete, resilienza della catena di approvvigionamento e capacità di fornitura per sostenere la crescita fino al 2028". Senza questa azione sarà difficile cogliere tutti i potenziali benefici che lo sviluppo del mercato data center porterebbe all'economia nazionale.

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