▾ G11 Media: | ChannelCity | ImpresaCity | SecurityOpenLab | Italian Channel Awards | Italian Project Awards | Italian Security Awards | ...

Scopri i vincitori degli Italian Project Awards 2025

Buone notizie per il mercato AI italiano

L'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano descrive un mercato in decisa crescita, dove ora il problema non è tecnologico quanto di adozione "consapevole" delle nuove tecnologie di AI

Tecnologie AI

Una delle conseguenze del boom dell'AI Generativa è che ha riportato alla ribalta anche l'Intelligenza Artificiale per così dire "tradizionale" - principalmente quella collegata al Machine Learning - favorendone la diffusione anche tra le imprese che sinora erano rimaste in ritardo da questo punto di vista. Il fenomeno riguarda ovviamente anche l'Italia ed è stato fotografato dall'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano.

Nel 2025, spiega l'Osservatorio, il mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale - tutta, non solo la GenAI - ha toccato quota 1,8 miliardi di euro, con una crescita di ben il 50% rispetto al 2024. Il mercato appare, al momento, quasi equamente diviso tra AI tradizionale (54% del business 2025) e soluzioni di GenAI o progetti ibridi (46%).

Il 77% del mercato riguarda progetti custom, quindi sviluppati ad hoc per singoli clienti. Specialmente nei settori più maturi lato AI (Energy/Utility, Telco/Media, Banking/Insurance), peraltro, le realtà più grandi hanno costruito in questi anni team interni dedicati all’AI e oggi hanno una minore necessità di affidarsi a fornitori esterni. Un elemento di spicco per il 2025 è stata l'accelerazione nell'adozione dell'AI da parte sia della Pubblica Amministrazione (che arriva oggi a pesare il 19% del mercato) sia delle PMI (18%).

La crescita del mercato italiano dell'AI è quindi evidente. Ma Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, sottolinea che questa crescita mette comunque in evidenza due questioni parallele che sono ancora da risolvere: "la capacità ancora ridotta di riconoscere in ogni settore e ambito le modalità corrette di ripensare interi processi con l’AI" e "la necessità di passare dalla semplice adozione individuale dell’AI, che ormai è elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è ancora limitata".

Cosa ci fanno le aziende italiane con l'AI? Soprattutto sistemi conversazionali o di analisi dei testi (39% del mercato), spinti in questa fase dalla possibilità di applicare la GenAI alle conoscenze aziendali proprie. Seguono i sistemi di Data Exploration, Prediction & Optimization (30%), le soluzioni di generazione e analisi di immagini, video e audio (16%) e i Recommendation Systems (11%).

La parte di orchestrazione dei processi e di Agentic AI è ancora marginale (4%), ma parliamo di un ambito che a fine 2025 era ancora nelle sue prime fasi di concretezza, se non di sviluppo. Come spiega Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence: "La piena maturità tecnologica dell’Agentic AI arriverà quando si realizzerà una piena convergenza tra motori cognitivi probabilistici e capacità native di ragionamento logico e autocorrezione, che garantiranno robustezza in processi complessi. Fino a quel momento, l’approccio ‘human-in-the-loop’ non è solo consigliato, ma necessario".

Tra AI e GenAI

L'AI in generale piace alle aziende italiane. Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI (nel 2024 era il 59%) e i risultati sono giudicati positivi: il 58% di queste aziende "attive" in campo AI rileva un impatto significativo sul modello di business, anche se un’azienda su tre non riesce a stimare preventivamente il rapporto costi-benefici dei suoi progetti AI.

Un problema rilevante per la diffusione dell'AI nelle imprese è la governance: solo il 9% delle aziende italiane ha una governance strutturata dell’AI, con responsabilità delineate e allineamento delle iniziative AI con i principi etici e gli obiettivi aziendali. Una fetta consistente (54%) invece si sta muovendo per strutturare una governance centralizzata.

Anche l'AI Generativa ha evidentemente suscitato l'interesse delle imprese italiane: nel 2025 il 60% aveva in essere almeno un’iniziativa progettuale di GenAI e l’84% delle grandi aziende aveva acquistato licenze di almeno uno strumento pubblico e pacchettizzato di Generative AI, come Microsoft Copilot, Chat GPT Plus o Gemini Advanced. Non è solo il fascino della GenAI "as a Service": le aziende sanno che vietarne l’uso porterebbe a fenomeni di Shadow AI. Che peraltro già rischiano di esserci, dato che solo il 19% dei dipendenti che usano l'AI dichiara di fare uso solo di strumenti aziendali.

Insomma, l'AI nelle aziende italiane prende piede e lo scenario in generale è dinamico e in evoluzione. Anche lato offerta: l'Osservatorio ha censito 1.010 aziende italiane che offrono soluzioni e servizi di Intelligenza Artificiale e 135 startup - finanziate negli ultimi 5 anni - che propongono soluzioni AI, specie verticali per singoli settori o funzioni aziendali. 

Adesso quello che serve per il 2026 - spiega Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence - è da un lato trovare un equilibrio tra aspettative e benefici reali nell’adozione dell'AI e, dall'altro, finanziare lo sviluppo dell’AI in Italia anche con la fine dei fondi PNRR. E sullo sfondo restano questioni più generali e globali: "la sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti in atto, che si aggiunge ai rischi di approcci predatori al profitto, espulsione di persone dal mercato del lavoro, disinformazione e sorveglianza sistematica".

Tag correlati

Esplora altri articoli su questi argomenti

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato

Notizie correlate

Iscriviti alla nostra newsletter

Soluzioni B2B per il Mercato delle Imprese e per la Pubblica Amministrazione

Iscriviti alla newsletter

www.impresacity.it - 8.5.7 - 4.6.4 - X0