L'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano descrive un mercato in decisa crescita, dove ora il problema non è tecnologico quanto di adozione "consapevole" delle nuove tecnologie di AI
Una delle conseguenze del boom dell'AI Generativa è che ha riportato alla ribalta anche l'Intelligenza Artificiale per così dire "tradizionale" - principalmente quella collegata al Machine Learning - favorendone la diffusione anche tra le imprese che sinora erano rimaste in ritardo da questo punto di vista. Il fenomeno riguarda ovviamente anche l'Italia ed è stato fotografato dall'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano.
Nel 2025, spiega l'Osservatorio, il mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale - tutta, non solo la GenAI - ha toccato quota 1,8 miliardi di euro, con una crescita di ben il 50% rispetto al 2024. Il mercato appare, al momento, quasi equamente diviso tra AI tradizionale (54% del business 2025) e soluzioni di GenAI o progetti ibridi (46%).
Il 77% del mercato riguarda progetti custom, quindi sviluppati ad hoc per singoli clienti. Specialmente nei settori più maturi lato AI (Energy/Utility, Telco/Media, Banking/Insurance), peraltro, le realtà più grandi hanno costruito in questi anni team interni dedicati all’AI e oggi hanno una minore necessità di affidarsi a fornitori esterni. Un elemento di spicco per il 2025 è stata l'accelerazione nell'adozione dell'AI da parte sia della Pubblica Amministrazione (che arriva oggi a pesare il 19% del mercato) sia delle PMI (18%).
La crescita del mercato italiano dell'AI è quindi evidente. Ma Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, sottolinea che questa crescita mette comunque in evidenza due questioni parallele che sono ancora da risolvere: "la capacità ancora ridotta di riconoscere in ogni settore e ambito le modalità corrette di ripensare interi processi con l’AI" e "la necessità di passare dalla semplice adozione individuale dell’AI, che ormai è elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è ancora limitata".

Cosa ci fanno le aziende italiane con l'AI? Soprattutto sistemi conversazionali o di analisi dei testi (39% del mercato), spinti in questa fase dalla possibilità di applicare la GenAI alle conoscenze aziendali proprie. Seguono i sistemi di Data Exploration, Prediction & Optimization (30%), le soluzioni di generazione e analisi di immagini, video e audio (16%) e i Recommendation Systems (11%).
La parte di orchestrazione dei processi e di Agentic AI è ancora marginale (4%), ma parliamo di un ambito che a fine 2025 era ancora nelle sue prime fasi di concretezza, se non di sviluppo. Come spiega Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence: "La piena maturità tecnologica dell’Agentic AI arriverà quando si realizzerà una piena convergenza tra motori cognitivi probabilistici e capacità native di ragionamento logico e autocorrezione, che garantiranno robustezza in processi complessi. Fino a quel momento, l’approccio ‘human-in-the-loop’ non è solo consigliato, ma necessario".
L'AI in generale piace alle aziende italiane. Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI (nel 2024 era il 59%) e i risultati sono giudicati positivi: il 58% di queste aziende "attive" in campo AI rileva un impatto significativo sul modello di business, anche se un’azienda su tre non riesce a stimare preventivamente il rapporto costi-benefici dei suoi progetti AI.
Un problema rilevante per la diffusione dell'AI nelle imprese è la governance: solo il 9% delle aziende italiane ha una governance strutturata dell’AI, con responsabilità delineate e allineamento delle iniziative AI con i principi etici e gli obiettivi aziendali. Una fetta consistente (54%) invece si sta muovendo per strutturare una governance centralizzata.
Anche l'AI Generativa ha evidentemente suscitato l'interesse delle imprese italiane: nel 2025 il 60% aveva in essere almeno un’iniziativa progettuale di GenAI e l’84% delle grandi aziende aveva acquistato licenze di almeno uno strumento pubblico e pacchettizzato di Generative AI, come Microsoft Copilot, Chat GPT Plus o Gemini Advanced. Non è solo il fascino della GenAI "as a Service": le aziende sanno che vietarne l’uso porterebbe a fenomeni di Shadow AI. Che peraltro già rischiano di esserci, dato che solo il 19% dei dipendenti che usano l'AI dichiara di fare uso solo di strumenti aziendali.

Insomma, l'AI nelle aziende italiane prende piede e lo scenario in generale è dinamico e in evoluzione. Anche lato offerta: l'Osservatorio ha censito 1.010 aziende italiane che offrono soluzioni e servizi di Intelligenza Artificiale e 135 startup - finanziate negli ultimi 5 anni - che propongono soluzioni AI, specie verticali per singoli settori o funzioni aziendali.
Adesso quello che serve per il 2026 - spiega Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence - è da un lato trovare un equilibrio tra aspettative e benefici reali nell’adozione dell'AI e, dall'altro, finanziare lo sviluppo dell’AI in Italia anche con la fine dei fondi PNRR. E sullo sfondo restano questioni più generali e globali: "la sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti in atto, che si aggiunge ai rischi di approcci predatori al profitto, espulsione di persone dal mercato del lavoro, disinformazione e sorveglianza sistematica".