Le piccole e medie imprese italiane possono trarre grandi vantaggi dall’Intelligenza Artificiale, bisogna solo introdurla in azienda con semplicità e pragmatismo. Questo è il punto di partenza della startup padovana.
Nei dibattiti che si fanno sull’Intelligenza Artificiale manca quasi sempre la voce delle Piccole e Medie Imprese, che in Italia sono (o dovrebbero essere) invece protagoniste indispensabili nei processi di innovazione. Chi fa concretamente AI punta sulla sua adozione nelle grandi imprese, mentre alle PMI restano le innovazioni pacchettizzate “stile copilot”. Serve un approccio specifico all’AI per le PMI, in sostanza, ed è proprio da questa necessità che è partito lo sviluppo di OpificioAI. La startup padovana oggi propone una piattaforma che permette di creare assistenti e agenti di AI, per poi integrarli direttamente nei processi aziendali principali.
Come spiega Luca Manuele Simonato, Founder di OpificioAI, “Dialogando con i potenziali clienti ci siamo subito resi conto che nelle imprese c’è prima di tutto un problema di comprensione delle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Chiaramente tutti hanno almeno provato come funziona un chatbot stile ChatGPT, ma il passo successivo è difficile: capire come andare oltre quel tipo di interazione e in che modo l’AI può davvero aiutare in azienda”. Per questo la startup ha sviluppato anche un’offerta di formazione in campo AI che potesse “sbloccare” la propensione all’innovazione dei clienti.
OpificioAI ha sviluppato la sua piattaforma pensando a superare questi ostacoli e nel contempo a garantire ampia flessibilità nell’utilizzo delle possibili tecnologie di AI. Essa permette di creare assistenti e agenti appoggiandosi su modelli di AI pubblici come anche su modelli gestiti privatamente, on-premise, e “arricchiti” delle informazioni aziendali con funzioni di Retrieval Augmented Generation.

Il punto di forza della piattaforma sono comunque le funzioni necessarie per garantire che i dati critici dell’impresa non vengano messi a rischio. “L’azienda utente ci spiega come identificare i dati che ritiene per lei sensibili e questi verranno sempre filtrati nei documenti e nei dataset che sono condivisi con i modelli di AI pubblici, e comunque sono sottoposti ai necessari controlli di compliance e aderenza alle policy aziendali anche quando vengono passati a un modello privato e quindi totalmente di proprietà dell'azienda stessa”, spiega Simonato.
Si intuisce che il ruolo di OpificioAI non è solo fornire una piattaforma, per quanto versatile e semplice da usare, ma è anche consulenziale. “La consulenza assolutamente c'è e parte prima ancora dell'installazione della piattaforma. È un momento in cui l’azienda utente può capire se le dinamiche e i flussi interni vanno bene così come sono o se vanno rivisti. Qui aiutiamo le aziende a mappare i loro processi, per capire quali sono i punti in cui l'AI può integrarsi, e con che profondità”, sintetizza Simonato.
Tra l’altro, questa mappatura sarà presto potenziata essa stessa dall’AI, attraverso un nuovo tool della piattaforma di OpificioAI: “Non ha la stessa profondità dell’audit consulenziale vero e proprio – commenta Simonato – ma è uno strumento che permette di capire se applicare l’AI a un determinato processo aziendale ha senso in termini di impatti positivi e costi economici di tempo e risorse necessarie. Qui abbiamo applicato alcune logiche di growth hacking con cui siamo già abituati a lavorare”.
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