Oltre a registrare le tendenze in atto, la ricerca CIO Playbook 2026 realizzata con IDC indica che l’Italia è in testa in Europa nell’adozione dell’AI, con il 74% delle aziende che è già nelle fasi avanzate e il 90% che aumenterà gli investimenti nel 2026
Per l’AI è sempre più l’ora della maturità e della concretezza. È quanto emerge dall’indagine CIO Playbook 2026 realizzata da Lenovo insieme a IDC, dalla quale emerge con chiarezza come l’intelligenza artificiale non sia più una tecnologia da esplorare, ma un abilitatore strategico centrale per il business. Se fino a uno o due anni fa molte aziende si limitavano a sperimentare, oggi il contesto è profondamente cambiato: l’AI viene sempre più vista come uno strumento concreto per trasformare i modelli operativi, migliorare l’efficienza e costruire vantaggi competitivi duraturi.
Ma soprattutto non si parla più unicamente di AI generativa, ma di un insieme ampio di tecnologie di intelligenza artificiale che entrano a pieno titolo nelle priorità delle aziende: per il 2026, la prima priorità di business indicata dalle imprese è proprio innovare e reinventare il business grazie all’AI, seguita da obiettivi altrettanto concreti come l’aumento dei ricavi, la crescita della redditività, il miglioramento della customer experience e di quella dei dipendenti, con le aziende che stanno passando con sempre maggiore decisione dai progetti pilota a implementazioni di AI su larga scala: quasi la metà (46%) dei proof‑of‑concept legati all’AI è già stata portata in produzione.
Pubblicato a fine gennaio, il Lenovo CIO Playbook 2026: The Race for Enterprise AI raccoglie le opinioni di 800 decision maker IT e business nell’area Emea, registrando in primo luogo come quasi tutti (93%) gli intervistati prevedano di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi 12 mesi, con un tasso medio di crescita della spesa del 10%, con un’attesa di ritorni positivi da parte del 94%, ma sempre in un quadro di velocità differenti nell’adozione nei diversi mercati.
I mercati più avanzati, come i Paesi Nordici, Italia e Regno Unito, stanno superando la fase pilota: la maggior parte delle organizzazioni sta già adottando l’AI in modo sistematico e sta aumentando l’attenzione verso modelli ibridi ed edge per supportarne la scalabilità. Al contrario, parti dell’Europa meridionale e orientale si trovano ancora nelle prime fasi del percorso, con un’alta percentuale di realtà ferme alla pianificazione o nelle fasi iniziali di sviluppo. Nel frattempo, il Medio Oriente si sta affermando come un mercato in rapida crescita, con una forte accelerazione nell’adozione e un netto aumento anno su anno dell’interesse per l’AI avanzata e agentica.

Entrando più in dettaglio delle tendenze emerse dall’indagine Lenovo-IDC, Ewa Zborowska, Research Director, AI, Europe di IDC, evidenzia che sul fronte infrastrutturale emerge un trend chiaro: “l’82% delle aziende guarda a modelli ibridi, che combinano cloud pubblico, on-premise ed edge”. Se il cloud resta fondamentale per sperimentare e sviluppare, quando l’AI entra in produzione, in particolare per i workload di inferenza, le aziende preferiscono ambienti su cui hanno maggiore controllo e vengono percepiti come più sicuri per la gestione dei dati. Ecco quindi che il classico modello “cloud only” perde centralità a favore di architetture ibride, più flessibili e più adatte alle esigenze reali del business.
Non solo: un altro tema in forte crescita è quello della agentic AI, visto che dopo due anni di forte attenzione alla tecnologia e ai modelli, l’attenzione si sta ora spostando sull’applicazione pratica, con agenti intelligenti capaci di operare nei processi aziendali. Se il 65% degli intervistati dichiara di essere pronto a scalare l’Agentic AI nelle proprie operation entro i prossimi 12 mesi, e il 16% afferma di utilizzarla in modo significativo oggi, la maggioranza è ancora in fase di pilota o sta esplorando attivamente nuovi casi d’uso. È quindi chiaro che gli investimenti in questo ambito sono destinati ad aumentare, ma portano con sé nuove complessità, soprattutto in termini di governance e gestione degli agenti, che rischiano di proliferare senza controllo.
Infatti, nonostante il 57% delle aziende Emea sia già in una fase avanzata di adozione dell’AI, solo il 27% dispone di un framework di governance completo. La fiducia diventa quindi un elemento imprescindibile: sempre più aziende riconoscono che i framework tradizionali di governance e data governance non sono sufficienti per affrontare le sfide dell’AI, e cresce la consapevolezza che l’assenza di un’AI responsabile può compromettere la sicurezza dei dati, favorire fenomeni di shadow AI e minare la fiducia di clienti e partner.
In questo scenario, il ruolo del CIO evolve profondamente. Non più solo responsabile tecnologico, ma partner strategico del business, chiamato a collaborare con le linee operative per individuare dove l’AI, in particolare quella agentica, generi reale valore e dove, invece, soluzioni di automazione tradizionale siano sufficienti.
“Oggi vediamo ritorni evidenti dai progetti pilota e dai proof-of-concept in cui le organizzazioni hanno investito, con l'AI che sta producendo un impatto misurabile in tutta la regione. Ma molte aziende non dispongono ancora delle competenze, della governance e del livello di preparazione necessari per scalare l’AI al suo pieno potenziale. Con il passaggio delle priorità verso l’Agentic AI e l’obbligo di conformità a regolamenti come l’AI Act dell’UE, è fondamentale integrare fin dall’inizio fiducia e scalabilità. Chi non lo farà rischia di perdere ritorni concreti”, sintetizza Matt Dobrodziej, President of Europe di Lenovo (ritratto nella foto di apertura).

Nell’ambito Emea, l’Italia si conferma tra i Paesi più avanzati, con il 74% delle aziende che si trova nelle fasi mature di adozione dell’AI, in misura superiore alla media dell’area: le imprese italiane vedono l’intelligenza artificiale come un motore strategico per reinventare il business, rafforzare la centralità del cliente e migliorare le performance finanziarie.
Questa fiducia nel potenziale dell’AI si riflette puntualmente nella crescita dei budget: il 90% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi 12 mesi. I benefici sono già tangibili in ambiti come IT, data analytics, cybersecurity e marketing, dove l’AI sta accelerando i processi decisionali e la reattività operativa.
In linea con l’obiettivo di estendere l’adozione dell’AI a tutta l’organizzazione, tra le priorità di investimento vi sono sicurezza, automazione e dispositivi di nuova generazione, mentre cresce l’attenzione all’acquisizione di talenti per potenziare le competenze interne. Guardando alla prossima fase dell’innovazione, il mercato italiano mostra un forte interesse per l’Agentic AI: il 23% delle aziende intende focalizzarsi su questa tecnologia entro l’anno, confermando una chiara ambizione verso forme di automazione sempre più evolute.

La ricerca evidenzia che considerazioni concrete di business e finanziarie stanno accelerando il passaggio verso modelli di AI ibrida. Fattori come la protezione dei dati, requisiti avanzati di sicurezza e la necessità di personalizzare e ottimizzare l’infrastruttura stanno spingendo le organizzazioni ad adottare un modello che combina cloud pubblico, cloud privato e capacità di calcolo on-premises. Quasi tre aziende su cinque (58%) indicano ormai l’AI ibrida come principale modello di deployment.
Un’infrastruttura AI scalabile e ad alte prestazioni rappresenta un abilitatore critico per il successo dell’AI enterprise. Gli intervistati dell'area Emea hanno sottolineato l’importanza di una potenza di computing efficiente in termini di costi ed energia. Questo elemento si posiziona al secondo posto tra le priorità, e molti tra gli intervistati lo considerano determinante per portare l’AI dai pilot a una produzione affidabile. Con gli AI PC e gli endpoint edge al centro di una strategia Hybrid AI efficace, in grado di eseguire carichi di lavoro AI in modo sicuro e locale, il deployment di dispositivi abilitati all’AI è emerso come la principale priorità di investimento IT per il 2026.
Non a caso, tra le novità più recenti di Lenovo vi sono Agentic AI, una soluzione enterprise per l’intero ciclo di vita dedicata alla creazione, distribuzione e gestione di agenti AI, insieme a Lenovo xIQ, una suite di piattaforme AI-native progettate per semplificare e rendere operativa l’AI in tutta l’azienda. Basate su Lenovo Hybrid AI Advantage, queste offerte combinano infrastruttura ibrida, piattaforme e servizi per affrontare governance, integrazione e prestazioni fin dal primo giorno. Supportati dalla Lenovo AI Library, una raccolta di use case comprovati, i CIO possono ridurre il rischio, accelerare il time-to-value e scalare le iniziative di AI con maggiore sicurezza man mano che superano la fase di sperimentazione.
“I CIO della regione stanno entrando in una fase decisiva dell’adozione dell’AI, in cui l’Agentic AI e l’inferenza su scala enterprise stanno passando dalla sperimentazione alle priorità core del business. Per generare valore reale, le organizzazioni devono costruire fondamenta solide, che includono infrastrutture sicure ed energeticamente efficienti, architetture ibride flessibili e dispositivi e endpoint edge abilitati all’AI, capaci di portare l’inferenza vicino a dove i dati vengono creati e il lavoro avviene. Combinato con la giusta governance e con servizi dedicati, questo approccio end-to-end permette alle aziende di innovare in modo responsabile, sicuro e su larga scala”, conclude Matt Dobrodziej.