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Cisco, l’infrastruttura per la rivoluzione agentica

All’evento Cisco Live 2026 di scena le soluzioni per governare l’AI, orchestrando in tempo reale rete, dati e sicurezza con una piattaforma aperta e automatizzata

Tecnologie

Fonte: immagine fornita da agenzia

Come ogni anno, l’evento tecnologico principale di Cisco, tenutosi a inizio giugno a Las Vegas, ha visto numerosi annunci anche di carattere strategico. Bene ha fatto quindi il management italiano a organizzare una sessione a metà giugno proprio allo scopo di illustrare i contenuti di Cisco Live, inquadrandoli anche nel contesto tecnologico attuale che vede le aziende sempre più alle prese con le crescenti esigenze dettate dall’esplosione dell’AI agentica.

È esattamente da qui che prende le mosse Fabrizio Gergely, Cloud & AI Sales Leader di Cisco South Europe, nell’illustrare il nuovo ruolo di networking, automazione e sicurezza nell’era dell’AI agentica, osservando che il dibattito sull’intelligenza artificiale tende spesso a concentrarsi sui modelli e sulla loro potenza di computing, trascurando però il ruolo dell’infrastruttura sottostante: “stiamo vedendo investimenti sempre più importanti nei grandi sistemi di AI, ma la realtà è che questi sistemi funzionano in maniera corretta solo se al di sotto c’è una rete performante e intelligente”.

Fabrizio Gergely di CiscoFonte: immagine fornita da agenzia

Rete sempre più al centro

Oggi, ha proseguito Fabrizio Gergely, la rete è più strategica e più potente dei sistemi stessi proprio per il fatto che il passaggio dall’era dei chatbot a quella degli agenti AI comporta una crescita esponenziale del traffico dati: la stima è che in futuro vi siano “trilioni di agenti AI, per un traffico che nei prossimi tre anni triplicherà rispetto a quello attuale”. Questo porta a un nuovo “super ciclo” tecnologico che rimette il networking al centro delle strategie IT, dal data center al cloud, dall’edge computing fino alle reti dei service provider.

Il primo annuncio in ordine di importanza dell’evento di Las Vegas è Cisco Cloud Control, piattaforma destinata a essere il punto di gestione unificato delle infrastrutture aziendali con l’obiettivo di fornire una governance centralizzata non solo delle tecnologie Cisco, ma anche di prodotti di terze parti. Inoltre, Cisco Cloud Control integra funzionalità basate su AI agentica e mantiene un approccio aperto all’ecosistema, evitando fenomeni di lock-in tecnologico. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato da Fabrizio Gergely in maniera esplicita, spiegando che se Cisco ha l’ambizione di “mantenere il controllo della catena del valore tramite un'integrazione verticale molto profonda, intende però avere anche un'apertura di piattaforma orizzontale verso tutto l’ecosistema delle tecnologie per evitare ogni tipo di lock in”.

Cisco Cloud Control

A illustrare nel dettaglio la nuova piattaforma è stato Luca De Fazio, Account Executive, Enterprise Networking di Cisco Italia, che ha definito Cloud Control non come un semplice prodotto, ma come una ridefinizione del modo in cui persone e intelligenze artificiali collaborano nella gestione delle infrastrutture IT nell’era dell’AI agentica. Anche in relazione al fatto che l’inserimento di agenti AI nelle infrastrutture aziendali aumenta significativamente la complessità operativa: “l’intelligenza artificiale implementata su un’infrastruttura aumenta la necessità di capacità elaborativa, il traffico, il numero di agenti, i punti di accesso e i punti di gestione, determinando anche un’esplosione di interazioni e di flussi che devono essere governati e messi in sicurezza”.

L’idea di fondo per Cisco è quella di creare un nuovo modello operativo, AgenticOps, basato sulla collaborazione tra esseri umani e agenti AI, affidando agli agenti le attività ripetitive e a basso valore aggiunto, lasciando agli operatori il ruolo decisionale: “parlare di AgenticOps non significa sostituire gli operatori con l’AI, ma creare modalità in cui umani e agenti possano interoperare, in uno schema nel quale gli esseri umani si concentrano sulla governance dell’infrastruttura, mentre gli agenti si occupano di analisi, gestione dei dati e attività operative”, ha sottolineato Luca De Fazio.

Lucva De Fazio di CiscoFonte: immagine fornita da agenzia

Il motore è Splunk

Ma per far sì che questo modello sia efficace, bisogna superare lo scoglio dei silos, ovvero della frammentazione delle informazioni: per collaborare efficacemente, gli agenti AI devono condividere dati e contesto operativo, ma nelle aziende le informazioni sono spesso distribuite tra piattaforme e sistemi differenti. Cisco Cloud Control nasce quindi con l’obiettivo di creare un ambiente unico in cui dati, operatori e agenti possano collaborare: alla base della piattaforma c’è infatti un data lake alimentato dalle tecnologie Cisco e alimentabile anche attraverso integrazioni con partner e sviluppi personalizzati.

In sintesi, se Cisco è l'infrastruttura critica per l'era dell'AI, Splunk è il motore d'intelligenza per l’agentic ops basato su una strategia dati cross-domain che garantisce un'AI affidabile. Dall’unione di infrastruttura, dati e sicurezza nasce una soluzione AI nativa che si concretizza in Cisco Cloud Control, che opera alla velocità delle macchine, sfruttando l’AI per fornire risultati verificabili e affidabili, permettendo l'assegnazione del controllo a soluzioni autonome come gli Agentic SRE e Agentic SOC, e rendendo l’AI sicura attraverso una visibilità end-to-end sull'intero ciclo di vita degli agenti grazie a Splunk Agentic Observability.

Sicurezza in primo piano

L’altro importante tema sul tappeto, quello della sicurezza, è stato affrontato nel dettaglio da Renzo Ghizzoni, Country Leader Sales Security di Cisco Italia, che ha evidenziato come gli agenti AI siano destinati a diventare parte integrante sia della forza lavoro sia della superficie d’attacco delle aziende. Una doppia natura che impone un nuovo approccio alla sicurezza: da un lato proteggere gli agenti dalle minacce esterne, dall’altro proteggere le infrastrutture dagli stessi agenti qualora venissero compromessi.

Come è ormai evidente, il futuro sempre più agentico dell’AI vede gli agenti autonomi sempre più impiegati nei processi operativi, nei SOC, nei NOC e nelle attività aziendali quotidiane, contribuendo ad aumentare produttività ed efficienza. Ma proprio l’autonomia decisionale degli agenti AI li rende un potenziale bersaglio per gli attaccanti, dato che potrebbero agire con privilegi elevati e generare impatti significativi sulla resilienza digitale delle organizzazioni. È per questo che, ha proseguito Renzo Ghizzoni, Cisco sta lavorando su tre direttrici principali: costruire infrastrutture in grado di supportare e scalare l’AI agentica, ripensare le operazioni IT e mettere in sicurezza la futura workforce composta da agenti e persone.

Sul fronte della protezione degli agenti, Cisco sta ampliando le capacità di AI Defense, la piattaforma introdotta per analizzare, validare e monitorare i sistemi di intelligenza artificiale presenti in azienda. La soluzione consente di verificare la conformità dei modelli rispetto ai principali framework di sicurezza e di implementare guardrail per controllare il comportamento degli agenti. Con l’evoluzione verso sistemi agentici, AI Defense è stata estesa per analizzare anche la supply chain degli agenti stessi. Tra le nuove funzionalità figurano lo scanning dei server MCP (Model Context Protocol), utilizzati per le interazioni tra agenti e modelli linguistici, e la capacità di effettuare test approfonditi sui framework agentici presenti sul mercato.

Renzo Ghizzoni di CiscoFonte: immagine fornita da agenzia

 Occhio a desktop e agenti

Un altro tema affrontato da Ghizzoni riguarda la crescente diffusione degli agenti AI sui dispositivi endpoint. Sempre più strumenti di sviluppo consentono infatti di creare e utilizzare agenti direttamente su desktop e workstation. Per rispondere a questa esigenza, Cisco ha sviluppato AI Defense Desktop, una soluzione open source progettata per monitorare e proteggere gli agenti che operano sui dispositivi degli utenti. La piattaforma offre visibilità sulle attività degli agenti, rilevamento di comportamenti anomali, scansione delle competenze e delle integrazioni utilizzate e controlli di sicurezza dedicati. Cisco ha inoltre annunciato che queste funzionalità verranno integrate all’interno di Cisco Secure Client, trasformando il client endpoint in uno strumento capace non solo di proteggere dispositivi e utenti, ma anche le nuove entità agentiche che opereranno sui desktop aziendali.

 Inoltre, se la prima sfida è proteggere gli agenti, la seconda è impedire che possano diventare essi stessi una minaccia: per questo Cisco sta estendendo il proprio framework Zero Trust alle cosiddette NIH, “non-human identities”, ovvero gli agenti AI. L’obiettivo è applicare a queste nuove entità controlli ancora più rigorosi di quelli oggi previsti per gli utenti umani, basando la strategia su tre principi: identificare e classificare ogni agente presente nell’organizzazione; autorizzare in modo granulare ogni azione eseguita; e monitorarne continuamente il comportamento per adattare il livello di rischio in tempo reale. Tra le funzionalità annunciate figurano sistemi di discovery automatico degli agenti, attribuzione di ruoli e privilegi differenziati, monitoraggio delle interazioni con applicazioni, LLM e gateway MCP e l’applicazione di guardrail comportamentali dinamici. In quest’ottica si inserisce anche l’acquisizione di Astrix Security, specializzata nella gestione delle identità non umane, tecnologia che Cisco intende integrare nella propria piattaforma Zero Trust per affrontare un futuro in cui gli agenti potrebbero diventare numericamente superiori agli utenti umani.

Infine, Renzo Ghizzoni ha sottolineato che Cisco punta a integrare sempre più la sicurezza direttamente nell’infrastruttura di rete: è in questa direzione che si colloca AI Protect, annunciato per gli switch Nexus 9000 e destinato a essere esteso ad altre piattaforme. Si tratta di una tecnologia che introduce meccanismi di protezione capaci di impedire lo sfruttamento attivo di vulnerabilità note attraverso controlli compensativi applicati direttamente al traffico di rete. A questo si aggiunge la strategia di Hybrid Mesh Firewall, che consente di distribuire funzionalità di sicurezza in ogni punto della rete, dal core all’edge fino agli ambienti cloud, limitando i movimenti laterali degli attaccanti grazie a segmentazione e controlli granulari gestiti da una console centralizzata.

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