Il Broken Trust Report 2026 su sicurezza digitale e fiducia evidenzia come segnali anche minimi di rischio abbiano un impatto diretto su conversioni e ricavi online.
Fonte: immagine fornita da agenzia
La sicurezza percepita è sempre più un elemento determinante per la fiducia degli utenti e per il successo delle esperienze online: in base a un report di Liferay, il 75% degli utenti è disposto a rivolgersi a un concorrente per completare un acquisto o un’attività quando un sito appare poco sicuro o presenta comportamenti anomali.
Il dato evidenzia un legame sempre più stretto tra cybersecurity, esperienza utente e performance di business: oggi non basta essere sicuri, è necessario anche apparire affidabili in ogni dettaglio dell’esperienza digitale. Il Broken Trust Report 2026 si basa su un sondaggio condotto da Liferay negli Stati Uniti in collaborazione con a Pollfish nel dicembre 2025 su un campione di 1.000 persone, che hanno condiviso le loro esperienze con siti che sembravano sospetti o “strani”, spiegando cosa hanno fatto in quei momenti e quali segnali li hanno convinti a continuare la navigazione.
Lo studio mostra come basti un singolo segnale negativo per compromettere la percezione di sicurezza: il 61% degli utenti dichiara che un solo momento “anomalo” riduce la fiducia nel brand, mentre il 71% considera l’affidabilità tecnica del sito un indicatore diretto della credibilità aziendale. Quando un sito si comporta in modo inatteso, gli utenti reagiscono immediatamente per proteggersi: il 40% mette subito in dubbio la sicurezza, il 29% controlla con maggiore attenzione, il 28% abbandona immediatamente il sito, mentre solo il 4% continua senza esitazioni. Tra i principali segnali di rischio percepiti emergono avvisi di sicurezza del browser (39%), URL sospetti o leggermente diversi dal solito (19%) e pop-up inattesi (18%).
Inoltre, la crescente diffusione di phishing, siti fraudolenti e furti di credenziali ha reso gli utenti molto più attenti ai segnali di rischio: il 64% cita le email di phishing come principale motivo di cautela, il 49% segnala SMS sospetti, e il 36% esperienze con falsi siti e-commerce. Quando qualcosa appare “fuori posto”, il 29% teme che sia un malware, il 27% sospetta una truffa e il 24% ritiene il sito non sicuro, mentre quasi la metà degli utenti (48%) individua nel clic su link sospetti il punto di partenza più comune delle frodi online.
In questo scenario, le implicazioni per le aziende sono significative. Problemi di sicurezza o anche solo percezioni di rischio portano all’abbandono delle transazioni: il 69% ha annullato un acquisto per timore di una truffa, e il 75% passerebbe a un concorrente per completare l’operazione. Gli utenti più giovani sono i più propensi a interrompere una transazione: il 78% tra i 18 e i 24 anni ha dichiarato di aver annullato un pagamento per timori di sicurezza. Anche i brand più noti non sono immuni: il 91% degli utenti ritiene che possano essere imitati da siti falsi o compromessi.
Infine, il report di Liferay evidenzia anche alcune azioni chiave per migliorare la sicurezza percepita e ridurre l’abbandono: garantire stabilità e assenza di avvisi di sicurezza, mantenendo certificati validi e prevenendo errori di caricamento; dimostrare autenticità a ogni visita, mantenendo continuità del dominio e un design coerente; ridurre i segnali percepiti come sospetti durante il checkout, evitando pop-up inattesi o reindirizzamenti tra domini; comunicare in modo trasparente quando si verifica un problema, spiegando cosa è successo e cosa è stato risolto, e infine adattare le soluzioni alle diverse generazioni, eliminando gli avvisi di sicurezza per gli utenti più anziani e i pattern percepiti come “truffaldini” per i più giovani. In tutti i settori, coerenza, prevedibilità e chiarezza emergono come elementi fondamentali per trasmettere sicurezza.
“I clienti sono cauti per una buona ragione. Sono costantemente esposti a minacce digitali, quindi anche piccole incongruenze vengono interpretate come rischi. La fiducia si costruisce, o si perde, in pochi secondi, sulla base dei segnali che un sito trasmette”, commenta Bryan Cheung, CMO di Liferay (ritratto nella foto di apertura).
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