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Perché il 2026 è l’anno in cui la transizione energetica finalmente accelera

Le operazioni, non l’ambizione, definiranno la prossima fase della decarbonizzazione, scrive Luca Branca, Country Director di AVEVA in Italia

L'opinione ESG

Quest’anno sarà un momento cruciale per la transizione energetica globale. La recente revisione della roadmap verso il net-zero da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia segna un cambio di prospettiva: non stiamo più aspettando tecnologie rivoluzionarie, dal momento che il 65% delle riduzioni di emissioni di cui abbiamo bisogno è già ottenibile con strumenti oggi disponibili. Il tema quindi non è più la fattibilità tecnica della transizione, ma la capacità degli operatori di gestire il cosiddetto trilemma energetico – affidabilità, accessibilità economica e sostenibilità – in modo rapido, sotto pressione e sfruttando al meglio gli asset già esistenti.

Gli strumenti digitali – dalle piattaforme dati in cloud alle analytics potenziate dall’AI lungo l’intero ciclo di vita dell’energia – continueranno a essere fondamentali per accelerare l’innovazione e, allo stesso tempo, ottimizzare le performance degli asset esistenti. Ma il 2026 segnerà un vero cambio di mentalità: sarà l’anno in cui gli operatori industriali inizieranno a utilizzare la trasformazione digitale come leva primaria per la decarbonizzazione. Quattro dinamiche guideranno questo cambiamento.

La sopravvivenza passerà dall’ottimizzazione di ogni asset

Le aziende intensificheranno gli sforzi per ottimizzare asset e processi: spinte da pressioni regolatorie e di mercato, quasi il 70% delle aziende oil&gas negli Stati Uniti prevede di ristrutturare i propri portafogli, ottimizzare i costi e dismettere asset non core non allineati a ritorni di breve periodo. Anche in Europa – e in Italia in particolare – il tema è altrettanto rilevante: operatori energetici e utility stanno accelerando su efficienza operativa, riduzione dei costi e massimizzazione del valore degli asset esistenti, in un contesto di forte pressione su margini e investimenti.

È qui che i digital twin e piattaforme di ottimizzazione in tempo reale esprimono tutto il loro valore, perché collegando sistemi frammentati e abbattendo i silos organizzativi, consentono di estrarre efficienze incrementali anche da infrastrutture mature. Nel 2026 vinceranno le aziende che sapranno ottimizzare in modo continuo, senza aspettare nuovi cicli di investimento, e gli agenti di AI specializzati accelereranno questo trend: monitoraggio automatico, manutenzione predittiva e diagnostica in tempo reale porteranno a significativi incrementi di produttività, ampliando al contempo le capacità umane, soprattutto in ambienti remoti o ad alto rischio.

L’AI correrà più veloce delle istituzioni

Dopo anni di sperimentazioni, le tecnologie di AI – modelli generativi, machine learning e advanced analytics – stanno entrando nella fase di adozione su larga scala nelle imprese. Il loro impatto più significativo sarà proprio sulla decarbonizzazione, e grazie alla capacità di abilitare analisi su più dimensioni e decisioni automatizzate, l’AI trasformerà i workflow ingegneristici, rendendoli più collaborativi e sempre più data-driven; gli strumenti di generative design accelereranno i tempi di sviluppo, dalle infrastrutture LNG – con una domanda prevista in crescita del 60% entro il 2040 – fino agli impianti rinnovabili. In sintesi, le aziende che nel 2026 sapranno padroneggiare questi nuovi modelli di ingegneria guidata dall’AI saranno le stesse che progetteranno i sistemi energetici del 2035.

Disciplina sugli investimenti e maggiore pressione dai vertici

Con strumenti digitali in grado di evidenziare inefficienze in tempo reale, consigli di amministrazione e investitori saranno sempre meno disposti a tollerare asset poco performanti o execution lenta, portando i capitali ad orientarsi sempre più verso operatori in grado di dimostrare miglioramenti operativi concreti e misurabili. E sarà fondamentale avere una credibilità basata sui dati, vale a dire la capacità di dimostrare – con evidenze – riduzioni delle emissioni, risparmi sui costi e miglioramenti dell’affidabilità all’interno delle operation esistenti come prerequisito per attrarre investimenti, ottenere coperture assicurative e mantenere la fiducia degli stakeholder regolatori.

Ecosistemi connessi: sostenibilità e redditività non sono più in contrasto

Con la progressiva connessione digitale delle operation upstream, midstream e downstream, la value chain energetica inizierà a comportarsi come un ecosistema integrato, e non più come una somma di silos. Operatori, fornitori e partner condivideranno dati in tempo reale, rendendo possibile scalare più rapidamente i benefici in termini di sostenibilità senza compromettere la redditività.

È importante sottolineare che questo cambiamento non sarà guidato dall’idealismo, ma dal pragmatismo. Le aziende energetiche devono rispondere alle aspettative degli azionisti di oggi, rispettando al contempo i requisiti ambientali: un equilibrio che può essere raggiunto solo intervenendo sui processi operativi esistenti. Ogni fonte energetica dovrà essere integrata, ottimizzata e scalata con disciplina. In un contesto di crescente “energy addition”, l’esperienza delle aziende oil&gas nella gestione di supply chain globali complesse e volatili si rivelerà un vantaggio competitivo, non un limite.

In sintesi, la transizione energetica accelera grazie all’eccellenza operativa e all’integrazione. Le aziende che sapranno connettere le proprie operation, valorizzare i dati e distribuire intelligenza su larga scala saranno nella posizione migliore per risolvere il trilemma energetico. Affidabilità, accessibilità economica e sostenibilità possono coesistere - ma solo se supportate da una disciplina operativa rigorosa e da un utilizzo esteso dell’intelligence in tempo reale.

Luca Branca è Country Director di AVEVA in Italia

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