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Dalle VM legacy al cervello della rete

Perché il 2026 segnerà l’ascesa di un cloud comune per le telecomunicazioni

L'opinione

II settore tech continua a produrre innovazioni dalle prestazioni straordinarie, ma spesso fatica a chiarire il loro impatto reale sul conto economico delle imprese. Il risultato è un divario costante tra aspettative e realtà, che indebolisce la percezione del valore e rallenta l’adozione. In questo 2026, stiamo finalmente vedendo un cambio di rotta nel settore delle telecomunicazioni. Ci stiamo allontanando di costosi progetti accademici “sulla carta” per avvicinarci al common telco cloud, un’architettura base comune che offre efficienza operativa immediata, coerenza e semplicità superiori, aprendo nuovi flussi di ricavi anche grazie alla possibilità di rendere operative intelligenza artificiale, modernizzazione e automazione.

Un’unica piattaforma, qualsiasi app, qualsiasi luogo

L’era dei silos verticali è finita. Le reti sono state in gran parte costruite su stack di più fornitori, dotate di strumenti di gestione propri, cicli di vita diversi e requisiti hardware specifici, dando così luogo a un ambiente complesso e frammentato, difficile da scalare e ancora più difficile da mantenere.

Questa frammentazione drena CapEx e OpEx, impedendo alle società di telecomunicazioni di raggiungere una reale efficienza. Il cloud comune per le telecomunicazioni fornisce un’unica piattaforma comune che si estende dal data center al sito radio fino al perimetro aziendale attraverso cloud privati e pubblici. Standardizzando su un ambiente coerente ma flessibile, passiamo dalla gestione di singole “isole” a quella coerente di una rete completa. Non si tratta solo di un’architettura, ma di un elemento essenziale per una crescita redditizia e per l’efficienza operativa pratica necessaria per il successo economico.

 

La grande modernizzazione

Questa piattaforma comune è esattamente ciò che rende gestibile la grande modernizzazione (e le inevitabili migrazioni di virtualizzazione legacy). Il “rip and replace” fine a sé stesso non è efficace.

Serve una “piattaforma di transizione” in cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni possano eseguire macchine virtuali (VM) consolidate insieme a container moderni e cloud-native su una stessa base comune. Questo approccio riduce i rischi della migrazione di funzioni critiche per il business, mantenendo la stabilità dei servizi legacy e costruendo il futuro sullo stesso set di strumenti cloud-native, offrendo al tempo stesso sanità operativa e protezione degli investimenti esistenti.

Passare dai chatbot al cervello della rete

Con sistemi che funzionano su cinque (o anche più) silos infrastrutturali diversi, raggiungere un’intelligenza artificiale su larga scala a livello aziendale è estremamente difficile, se non impossibile.

Nel 2026 assisteremo al passaggio a fondamenti nativi dell’AI, andando oltre i PowerPoint “AI-ready” e implementando l’intelligenza artificiale su larga scala, anche in modo economicamente vantaggioso.

 L'obiettivo è trasformare la risoluzione reattiva dei problemi in una gestione proattiva e intelligente e aprire nuovi flussi di ricavi. Se la rete è in grado di prevedere un guasto prima che un cliente interrompa una chiamata, questo si traduce in un valore di business diretto. Consentire agli operatori di implementare rapidamente servizi basati sull’intelligenza artificiale, dal rilevamento avanzato delle frodi alle offerte B2B altamente personalizzate, stimolerà una nuova crescita del fatturato. Attraverso un cloud comune, questi modelli di intelligenza artificiale possono essere implementati in modo più coerente su migliaia di siti, trasformando la rete in un “cervello” in grado di autoripararsi.

 

Il fattore sovrano

Man mano che l'intelligenza artificiale diventa il motore delle telecomunicazioni, i dati che alimentano quel motore diventano la vostra risorsa più preziosa. La sovranità digitale non è più una parola d’ordine, ma un requisito per la sopravvivenza.

Gli operatori hanno bisogno di trasparenza, verificabilità e controllo. Che si tratti di costruire e gestire una fabbrica di intelligenza artificiale o di conservare i dati all’interno di giurisdizioni locali, i fornitori di servizi hanno bisogno di una piattaforma che garantisca loro sovranità tecnica. Un ’approccio open source e hybrid è la chiave: è necessario separare il software dall’hardware, lasciando alle aziende la libertà di scegliere la propria strategia senza essere vincolati alla roadmap di un singolo fornitore.

Automazione intelligente

Infine, rimane la questione delle tempistiche. Storicamente, l’implementazione di un nuovo servizio era un incubo manuale. La rete intelligente autonoma cambia tutto questo.

Utilizzando una piattaforma comune che supporta le più recenti offerte hardware, con automazione intelligente integrata, gli operatori possono passare dalla configurazione manuale alle operazioni autonome in agilità. In un mondo in cui le esigenze delle aziende cambiano di ora in ora, una rete che richiede sei mesi per essere aggiornata è un ostacolo. Una rete che funziona su una piattaforma cloud comune e automatizzata non solo si aggiorna molto più rapidamente, ma consente agli operatori di fornire più rapidamente nuovi servizi B2B, trasformando la rete in una piattaforma per la generazione continua di ricavi.

Fran Heeran (nella foto di apertura) è Vice President and General Manager, Global Telecommunications di Red Hat

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