Per Forrester Research la valanga di vendite in corso sui titoli delle imprese software non è l’inizio della fine del settore, ma l’intelligenza artificiale lo cambierà profondamente
Le imprese di SaaS, software e servizi IT quotate negli ultimi giorni hanno subito una massiccia ondata di vendite, perdendo circa mille miliardi di dollari. Come riporta Reuters, l’indice S&P 500 dedicato a questo comparto ha fatto segnare la peggiore performance trimestrale dal 2002, perdendo circa il 25% rispetto alla fine di ottobre.
Gli analisti attribuiscono questa debacle al rapido ritmo dell’innovazione dell’AI, che molto presto potrebbe rivoluzionare le modalità di sviluppo delle applicazioni software, grazie al cosiddetto “vibe coding”.
In particolare la flessione dei titoli SaaS si è intensificata dall’inizio di febbraio, in concomitanza con un paio di rilasci in rapida successione di Anthropic: prima alcuni plugin di Claude Cowork focalizzati sulle attività di team legali, di vendita e di marketing, e poi Claude Opus 4.6 e le sue funzionalità di coordinamento del lavoro di diversi agenti AI nello svolgimento di progetti complessi, come appunto lo sviluppo, revisione e debug di applicazioni software aziendali.
La valanga di vendite – che tra l’altro sta provocando anche il rallentamento di progetti di IPO e di fusione e acquisizione di aziende del settore – ha innescato titoli sensazionalistici tipo “La morte del SaaS” e "SaaS Apocalypse". Titoli che sono anche frettolosi, ammonisce Forrester Research, in un report che però corregge il tiro solo in parte, visto che parla di collasso e ristrutturazione del settore.
Il report, firmato da ben sette tra Research Director, Principal e Senior Analyst di Forrester, spiega che gli investitori stanno vendendo le azioni SaaS per una serie di dubbi e timori.
In poche parole il mercato teme che le aziende SaaS non saranno i fornitori di riferimento per gli agenti di IA, che il loro tradizionale modello “per postazione” diventerà obsoleto, e che il vibe coding consentirà alle startup di replicare le funzionalità di piattaforme SaaS complesse, erodendone il vantaggio competitivo. Infine pesa anche la convinzione diffusa che i prodotti SaaS siano troppo complessi e gli utenti fatichino a gestire decine o centinaia di applicazioni SaaS che non comunicano tra loro.
Tutti problemi che secondo gli investitori saranno risolti dai fornitori AI-native. Ma questo, osserva Forrester, anche se avverrà, non avverrà molto presto.
Le imprese in tutto il mondo infatti spendono centinaia di milioni di dollari in software SaaS che supporta i loro processi “core” di front, middle e back office, e questa spesa è prevista in aumento da 318 miliardi di dollari (2025) a 512 miliardi (previsione 2028), a dimostrazione che i sistemi software “core” dell’impresa non stanno scomparendo.
Però si stanno trasformando. Forrester infatti dice che le narrazioni sulla “morte del core” e sulla “morte del SaaS” sono esagerate, ma essa stessa parla dell’inizio di un’era di collasso e consolidamento per i fornitori SaaS, nella quale occorre capire prima di tutto due cose:
1) che cosa accadrà all’ecosistema SaaS?
2) come devono reagire i decisori degli investimenti IT di fronte a questo scenario?
La risposta della società di ricerca alla prima domanda, in estrema sintesi, è che non tutti gli operatori SaaS se la caveranno male in un mondo “AI-first”. Più in dettaglio, Forrester prevede che:
- I fornitori SaaS orizzontali con soluzioni puntuali (point solution) saranno messi a dura prova. Queste realtà tipicamente hanno bassi costi di switching e processi non integrati, e non riusciranno a crescere oltre l’attuale base clienti. Anzi quelli che non offrono un ROI immediato e tangibile perderanno finanziamenti e clientela.
- I fornitori SaaS verticali o specializzati su nicchie di mercato avranno più probabilità di sopravvivenza. Questo mercato (SaaS verticali) è già ampio e in espansione, previsto in crescita da circa 133,5 miliardi di dollari (2025) a 194 miliardi nel 2029. I fornitori SaaS che offrono soluzioni specialistiche per settori complessi (per esempio sanità o manifatturiero) o che controllano dati unici e proprietari sopravvivranno, perché offrono un livello di specializzazione superiore rispetto agli strumenti SaaS “semplici”, che potrebbero già iniziare a risentire di un calo della domanda.
- Infine gli operatori SaaS enterprise che corrono per trasformarsi in aziende di AI sono in una posizione intermedia. Forrester cita come esempi Oracle, Salesforce e ServiceNow, che si stanno spostando per diventare aziende “AI-first”.
Questi e altri operatori stanno rapidamente integrando agenti di AI, in particolare per i settori regolamentati, e stanno spingendo la modernizzazione tramite AI verso i livelli più alti dello stack tecnologico. Cercheranno di preservare il proprio vantaggio competitivo facendo leva su ciò che è difficile da replicare per le aziende AI-native: la profonda esperienza dei processi dei settori verticali, un ampio ecosistema di partner, l’accesso a vaste basi di dati sui clienti per benchmarking e machine learning.
Tuttavia, sottolinea la società di ricerca, man mano che layer di controllo agentici e di orchestrazione e livelli semantici dei dati si posizionano al di sopra delle loro suite enterprise, anche i fornitori SaaS “AI-first” rischiano la disintermediazione.
A questo punto la seconda domanda che si pone Forrester è come i decisori degli investimenti IT devono affrontare questo nuovo scenario. In estrema sintesi la risposta non è “comprate più AI”, almeno non subito. La società di ricerca conclude articolando questa raccomandazione in quattro consigli, che qui accenniamo soltanto, rimandando al report per la loro spiegazione più in dettaglio: ridefinite e riposizionate i vostri investimenti SaaS, definite una roadmap per l’adozione degli agenti AI, coinvolgete i vostri partner (consulenti, system integrator, ecc.) presto e frequentemente in questa roadmap, rinegoziate i contratti con i vostri fornitori SaaS.