Le sfide dei dati del 2023, tra autonomia strategica, sovranità e fiducia

Appunti a latere del panel Aruba sul futuro dei data center europei.

Cloud

Che destino è riservato ai nostri dati nel 2023? Dove saranno, come verranno trattati e come vivono aziende e cittadini la loro gestione nei data center? Questi gli interrogativi che volteggiano nell’aria durante il panel organizzato da Aruba in occasione dell’inaugurazione dei suoi data center DC-B e DC-C a Ponte San Pietro (BG).

A tentare di dare delle risposte, tra tutti Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Francesco Bonfiglio, Ceo di Gaia-X, il progetto europeo per lo sviluppo di una federazione di infrastrutture di data center e fornitori di servizi per l'Europa.

Dobbiamo iniziare a ragionare in termini di autonomia strategica – ha affermato Baldoni -, non possiamo pensare che il cyberspazio si radichi al di fuori dal nostro Paese. Il nostro tesoro (i dati) non può risiedere in altri Paesi e, per questo, dobbiamo ragionare in una modalità differente”. In fondo, l’autonomia strategica è insita nella missione istitutiva dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Se, infatti, il principio su cui si muove l’Agenzia è la protezione del Paese dai cyberattacchi, va da sé che i dati si proteggono meglio se li si controlla e li si gestisce entro i confini attraverso strategie autonome. Come si fa? “Non sto pensando a realizzare internamente le tecnologie che servono – prosegue Baldoni – ma ad andare a individuare i settori (tecnologici) in cui Italia ed Europa devono essere presenti”. In pratica, l’idea è di sviluppare una rete di infrastrutture e servizi IT, gestiti da realtà italiane (ed europee) supervisionata e garantita a livello istituzionale ma abilitata dalle eccellenze private del nostro Paese.

L’ultima frase, peraltro, è la sintesi di “una decina degli obiettivi inseriti nell’Agenda Draghi – ricorda Baldoni – correlati all’autonomia strategica e allo sviluppo tecnologico”. Per questo è necessario un nuovo approccio all’imprenditorialità, basato sulla collaborazione. Un modello che vada oltre la concorrenza, in cui l’imprenditoria, e non solo quella focalizzata in IT, lavori per un’innovazione comune. Un modello che privilegi gli specialisti e neutralizzi definitivamente i “tuttivendoli”.

Obiettivo altamente ambizioso nel Paese dei campanili, ma anche in Europa, ancora più difficile da raggiungere se mancano le competenze interne. “Sappiamo tutti quanto è difficile reclutare personale di alto livello – segnala ancora Baldoni -. Dobbiamo far capire ai nostri giovani che hanno un futuro, anche dirigenziale, e che la tecnologia deve rientrare in qualsiasi background”.

Del cloud non ci si fida

L’autonomia strategica in ambito tecnologico porta naturalmente al raggiungimento della tanto agognata sovranità digitale. Invocata con forza, e poi regolamentata nelle stanze del Parlamento Europeo, ci si aspetta che nel 2023 inizi a diventare realtà. Tocca a Francesco Bonfiglio, Ceo di Gaia-X, dare una visione dello scenario che si sta affrontando. “Con centinaia di membri, provenienti da tutti i settori, che rappresentano la voce del mercato, il progetto Gaia-X sta definendo le nuove regole per il settore digitale in Europa, dando voce a ogni opinione e creando un quadro di principi e tecnologie per regolamentare la sovranità digitale in termini concreti” afferma il manager. La federazione, secondo Bonfiglio è una value chain del futuro basata su concetti di openess delle tecnologie, di interoperabilità e di integrazione dei servizi superando, in particolare, il muro del cambio di cloud provider.

Per Bonfiglio la questione è particolarmente calda, alla luce del fatto che “l’80% dei dati europei non sono su cloud – afferma Bonfiglio”. Questo perché “manca la fiducia, soprattutto tra le aziende”. Se, poi, i tre hyperscaler (Amazon, Google e Microsoft) che hanno in mano l’80% dei dati sono americani, si comprende come la realizzazione del progetto Gaia-X diventi fondamentale. Ma è ancor più fondamentale trasferire alle aziende la consapevolezza che le infrastrutture, i servizi e le competenze europee non sono inferiori alle equivalenti oltreoceano.

Il problema si trasforma in una grande opportunità per i data center locali, come Aruba, visto che gli hyperscaler dovranno necessariamente lavorare localmente a livello europeo per garantire che i dati delle aziende del Vecchio Continente non varchino l’Oceano. D’altronde, il 2022 è stato l’anno dei grandi investimenti in region europee per gi hyperscaler americani. La battaglia, dunque, si svolgerà sul nostro territorio e richiederà un grande sforzo ai protagonisti dell’IT nostrano. Da una parte, Gaia-X dovrà passare alla fase operativa, dopo la lunga fase consultativa, e definire chiaramente le regole di ingaggio dei partner della federazione. Dall’altra gli operatori IT europei dovranno dimostrare di poter fornire alle aziende tecnologie e servizi di qualità e, soprattutto, sicuri e protetti, e lo dovranno fare lavorando in partnership, ce la faranno?

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