A tutto cloud, tra complessità e prospettive

L’adozione del cloud computing cresce in maniera esponenziale, affrontando difficoltà come il talent shortage e sfruttando stimoli come il PNRR e l’ipotesi di cloud regionali per le PMI

L'opinione

L’adozione del cloud sembra non volersi più arrestare. Agli stentati ritmi di crescita dell’IT tradizionale nell’ultimo decennio (+2% annuo) si contrappone un impressionante +52% della spesa per cloud e servizi associati a livello mondiale nell’ultimo biennio. Il 2020 è stato addirittura l’anno del sorpasso: negli USA la spesa annua per il cloud è stata di 130 miliardi, superando abbondantemente quella per datacenter e software, che si fermata a 90 miliardi.

Una crescita così rapida non avviene mai senza scossoni, false partenze e ripensamenti. Se infatti nella fase iniziale, quella degli early-adopter, l’opzione migliore - per non dire unica - sembrava quella del cloud pubblico, lo scenario oggi è molto cambiato. Cloud privato, ibrido, multi: le sigle si moltiplicano per rendere conto di una realtà molto più variegata, ma unita da un denominatore comune: la complessità.

Complessità sul fronte dei clienti, che si aspettano dal cloud utilizzi più elaborati della sola archiviazione della posta elettronica o del backup e che scoprono problematiche di sicurezza e flessibilità ignorate fino a quel momento. Complessità sul fronte delle applicazioni che, se da un lato sono sempre più cloud-native, dall’altro devono rispondere a esigenze legate ai Big Data e alle analisi di Machine Learning.Queste ultime, se prese in carico completamente dai cloud provider, rischiano di “appiattire” la concorrenza poiché, utilizzando i provider gli stessi metodi e le stesse metriche per tutti i player, rischiano di offrire risultati sostanzialmente omogenei. Con le aziende che si limitano così anche nella possibilità di essere innovative nell’utilizzo dei loro dati.

A questo si aggiungono altre considerazioni legate ai costi e all’indipendenza dei cloud provider che, pur con qualche eccezione, stanno delineando un quadro sostanzialmente indirizzato a soluzioni di cloud ibrido. Se, infatti, il processo di migrazione dei workload aziendali verso il cloud pubblico è un fenomeno a cui stiamo assistendo da tempo, i dati forniti dall’Enterprise Cloud Index di Nutanix mostrano come oggi l’hybrid cloud sia considerato il modello operativo ideale di cloud computing da ben l’86% delle aziende.

Il problema del talent shortage per i reparti IT

In uno scenario che sembra scegliere in maniera prevalente l’outsourcing, stona dunque la crescente preoccupazione degli IT manager delle aziende per la mancanza di personale qualificato. Secondo Gartner il “talent shortage” è passato dall’essere un non-problema nel 2020, alla principale preoccupazione degli IT Manager nel 2021. E il trend non accenna a migliorare.

La progressione è impressionante, ma cosa può averla determinata? Probabilmente le aziende si sono rese conto che l’adozione del cloud non rappresenta una soluzione alla complessità, e che la sua esternalizzazione non permette magicamente di “buttar fuori” tutti i problemi della propria infrastruttura IT. Il cloud, infatti, rappresenta piuttosto una componente strategica dell’infrastruttura stessa e, come tale, apre a scenari di - ancora una volta - potenziale complessità che richiedono di essere analizzati e gestiti con le risorse a propria disposizione. O con counseling specializzato che non può coincidere con il semplice SLA di un cloud provider.

È così che nasce la figura del Cloud-Service Provider, che pianifica in forma progettuale e ordinata la migrazione al cloud dei propri clienti e, se necessario, li accompagna nella gestione quotidiana: si tratta di un’evoluzione specialistica di quelli che oggi si chiamano Managed Services, che si estendono anche alla componente cloud.

PA e PMI di fronte al PNRR

Accrescere la competenza dei propri dipartimenti IT significa dotarsi di nuove figure, ma anche di programmi di formazione. Nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) – in cui il 27% delle risorse totali, circa 67 miliardi di euro, sono destinate alla digitalizzazione – sono previste voci di spesa dedicate alla formazione del personale della Pubblica Amministrazione e incentivi all’adozione del cloud. Entro il prossimo 22 luglio, infatti, 7.904 Comuni italiani possono candidarsi sulla piattaforma “PA digitale 2026” e richiedere contributi e voucher per la migrazione dei propri servizi al cloud e per l’upskilling del proprio personale.

Per riuscire a coinvolgere nel processo di trasformazione digitale anche tutto il tessuto imprenditoriale italiano, composto come noto per la maggior parte da piccole e medie imprese, accanto al cloud nazionale è auspicabile realizzare una serie di interventi e iniziative volte ad implementare “cloud regionali” che possano consentire di superare il ritardo nella diffusione di cultura digitale (lato domanda e lato offerta) e accompagnare su basi certe e sicure le PMI sul cammino della migrazione al cloud.

Alcune iniziative sono già partite, altre seguiranno (sostenute anche dalle associazioni di categoria come Assintel e Confapi), in un mix di formazione, servizi e tradizionale fornitura di soluzioni tecnologiche. Il cloud nazionale portato avanti dal Ministero Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale - destinato alla Pubblica Amministrazione Centrale, alle infrastrutture IT ministeriali e ai grandi enti statali con presenza su tutto il territorio - rischia infatti, per dimensioni e struttura, di “volare troppo alto” rispetto alla capillarità – geografica e di servizi a supporto – necessaria per coinvolgere le PMI e, in qualche modo, anche la Pubblica Amministrazione Locale.

Ecco perché interventi di formazione, quasi “pedagogici”, rivolti a decisori e imprenditori, ma anche iniziative come quelle dei cloud regionali sono quanto mai utili: solo così le PMI potranno contare sull’esistenza di un’infrastruttura IT adatta alle loro specifiche esigenze. Ad oggi, infatti, l’offerta di cloud provider dedicata alle PMI è perlopiù incentrata sulla riduzione dei costi e non su una visione strategica dei vantaggi che il cloud può portare a queste organizzazioni: trasformazione digitale, adozione massiccia dell’Intelligenza Artificiale, strategia data-driven. Solo per fare alcuni esempi.

Giovanni Landi è Portfolio Director di FINIX Technology Solutions

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