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Antonio Neri: il futuro è nell'edge, anche per HPE

Il CEO di HPE ribadisce anche in Italia l'importanza dell'edge computing, intorno al quale ruota ora una buona fetta della strategia HPE

HPE ha scommesso decisamente sulle tematiche edge computing e sta lavorando perché le aziende clienti possano sfruttare appieno i dati che provengono dalla periferia della rete. Una periferia che con una apparente contraddizione in termini sta diventando sempre più centrale per il futuro delle imprese, un concetto che per HPE vede fondersi insieme gli approcci che definisce di Data Driven Society e, più tecnicamente, di Intelligent Edge. "La nostra strategia non è mai stata così chiara", spiega il CEO Antonio Neri nella tappa intaliana di HPE Discover More 2019, sottolineando che "l'edge è dove i dati vengono creati e dove è possibile definire trasformazioni in una società iperconnessa".

Il concetto base della rivoluzione edge computing è stato abbastanza compreso dalle aziende: i dati vengono generati in primo luogo all'edge, sono in continua crescita e sempre più spesso, per essere sfruttati al meglio, devono essere analizzati direttamente là dove nascono, senza passare nemmeno per il cloud. L'elemento in più che Neri sottolinea è che bisogna prepararsi a una evoluzione anche nel concetto di edge computing, andando oltre le definizioni più ovvie.

L'edge è in ultima analisi "qualsiasi luogo in cui la tecnologia entra in azione", spiega Neri: "l'intelligenza sarà integrata in tutti gli oggetti connessi, che saranno presenti praticamente ovunque, dalle abitazioni ai datacenter". E questa evoluzione, in cui "l'edge è l'intersezione di miliardi di persone e di cose che generano dati, che a loro volta possono generare informazioni", declinata dal punto di vista delle imprese significa che l'azienda del futuro sarà incentrata sull'edge, basata su funzioni e servizi cloud, intrinsecamente data-driven per creare nuovi prodotti e servizi e ottimizzare quelli che già ci sono.

antonio neri hpeAntonio Neri, President e CEO di HPE
Se i dati creati all'edge aprano infinite possibilità, queste però al momento restano in buona parte inespresse perché la grande maggioranza dei dati generati non può essere analizzata. Oggi resta figurativamente al palo ben il 94 percento dei dati prodotti, secondo HPE, "e qui si apre lo spazio per la nostra strategia", spiega Neri. Una strategia che ha identificato in tre elementi chiave - tecnologia, persone, economics - i possibili fattori di freno nel far diventare l'edge la base per la digitalizzazione delle aziende.

La parte tecnologica è per certi versi quella più chiara da affrontare e per HPE si basa sull'idea di Intelligent Edge: portare l'intelligenza in periferia rende possibile un'analisi dei dati ottimale. "Dobbiamo estrarre valore dai dati con nuove modalità basate su intelligenza artificiale e analytics, il che richiede anche nuove architetture di elaborazione incentrate sui dati", spiega il CEO di HPE.

Il rapporto tra edge e cloud resta uno snodo importante da considerare. Per HPE non c'è contrapposizione o complementarietà fra loro, ma sinergia. "L'edge - spiega Antonio Neri - deve lavorare in armonia con il cloud, che non è una destinazione ma una experience. È l'esperienza che permette agli sviluppatori di creare nuove applicazioni che sfruttino i dati nel modo migliore. Anche per questo il cloud deve essere aperto e interoperabile".

Oggi invece è chiuso e proprietario, secondo HPE, e il suo carattere ibrido, quando c'è, è una aggiunta successiva che non cambia l'impostazione di fondo. Mentre invece "dobbiamo definire un modo di gestire i dati che sia davvero ibrido, spaziando dal cloud all'edge, commenta Neri". Una sorta di cloud 2.0 che abiliti una nuova fase della digitalizzazione "diffusa" delle aziende.

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Pubblicato il: 14/05/2019

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