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Quando il data center va in porto. Letteralmente.

Un consorzio giapponese propone la realizzazione di data center galleggianti da mantenere nelle aree portuali

Tecnologie

Fonte: NYKK

La crescita del mondo data center porta con sé un business a cui molti vogliono partecipare, anche operatori che non sono storicamente attivi nello sviluppo infrastrutturale per l'IT. Un buon modo per essere della partita è proporre soluzioni ai principali ostacoli che incontrano i data center operator, e uno di questi ostacoli è certamente il consumo di suolo che viene sempre più spesso - a torto o a ragione - associato alla nascita di nuovi data center.

In Giappone sta prendendo evidentemente piede l'idea dei data center offshore, ossia collocati su strutture galleggianti che possono essere poi spostate in mare più o meno aperto. Un progetto di questo genere era stato presentato qualche tempo fa dall'armatore Mitsui OSK Lines, con la partecipazione tecnologica di Hitachi, e adesso è la volta della compagnia di trasporti marittimi Nippon Yusen Kabushiki Kaisha, in partnership con NTT Facilities. Il fil rouge tra le due iniziative è evidente e favorito dalla forza economica delle compagnie marittime giapponesi e dal poco suolo "convenzionale" utilizzabile nell'arcipelago nipponico.

Secondo NYK, i data center galleggianti offshore sono una soluzione promettente a diversi problemi dei data center operator, soprattutto perché possono sfruttare facilmente fonti di energia rinnovabile su larga scala, come l’energia eolica offshore (e non solo), si possono collocare dove è più opportuno e presentano tempi di realizzazione decisamente più brevi di un data center terrestre.

Premesso questo, anche i data center "marittimi" hanno i loro problemi, specie se si pensa a una loro diffusione su larga scala. Ad esempio, non sarebbero semplici da raggiungere quando necessario e la vicinanza alle reti di telecomunicazioni broadband è tutta da verificare, caso per caso. Così NYK e NTT Facilities, insieme ai partner Eurus Energy e MUFG Bank, hanno dato vita a un consorzio che propone un'idea diversa: realizzare data center galleggianti sì, ma non in mare aperto. Invece di averli lontani dalla costa, questi data center resterebbero sempre ormeggiati in un porto.

L'idea è che i data center "port based" abbiano sostanzialmente gli stessi vantaggi dei data center offshore ma non i loro limiti principali, perché potrebbero essere realizzati vicino a molte importanti aree metropolitane e sfrutterebbero le infrastrutture logistiche, energetiche e di comunicazione delle aree portuali in cui si trovano. Per ora è tutto sulla carta, in attesa che la domanda di data center diventi talmente forte da supportare anche questi punti di vista un po' alternativi.

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