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I grandi data center sono progetti con una importante quota di rischio e non dovrebbe sorporendere se qualcuno a un certo punto se ne sfila
Abbiamo sempre saputo che molti degli innumerevoli progetti di mega data center annunciati e previsti negli ultimi due anni in tutto il mondo non si sarebbero concretizzati. Forse però abbiamo sbagliato a capire il motivo principale di questa dinamica, attribuendolo più alla mancanza di una vera domanda di servizi di AI e meno a difficoltà infrastrutturali. Invece gli hyperscaler un po' lo immaginavano, dato che già da tempo avevano indicato nella mancanza di energia un ostacolo alle loro prospettive di crescita.
Il problema non è tutto tecnologico ma anche finanziario, questo va ricordato: realizzare data center è un business di per sé, e piuttosto oneroso. Nessuno può o vuole mettere tutti di tasca propria i miliardi che servono per costruire ed attrezzare un moderno data center, quindi si ricorre a veicoli finanziari anche abbastanza articolati che si basano però (quasi) tutti su un requisito: l'impegno di almeno un grande cliente che garantisca entrate corpose nel tempo. Con questa garanzia gli investitori si trovano, senza invece è molto più dura.
Il caso emblematico di queste settimane sta diventando il tanto discusso sito di Loughton, in Gran Bretagna: un data center da 50 Megawatt pensato per crescere sino a 90, pianificato da Nscale soprattutto sulla base dell'impegno di Microsoft di usarlo per supportare i servizi di Azure. Solo che la scommessa sul futuro di Nscale si è scontrata con la disponibilità di energia: l'allacciamento alla rete energetica inglese non sarà possibile prima di diversi anni. Troppi per Microsoft, che si è sfilata dal progetto. Ed a questo punto il futuro di tutto il sito è, quantomeno, in forte dubbio.

I riflettori quindi si sono puntati su Nscale, che è un po' diventata il simbolo del momento delle difficoltà di chi vuole oggi realizzare data center: senza garanzie, gli investitori per i singoli progetti si dileguano e non è detto che sia facile trovarne altri. E anche il mercato in generale sembra meno entusiasta e più attento che nel recente passato. Nscale, per dire, può vantare qualcosa come 103 miliardi di dollari in contratti, di cui però solo 2,6 sono effettivamente attivi. Gli altri cento e passa miliardi sono promesse che, come nel caso di Loughton, qualcuno può rimangiarsi.
Se quel qualcuno è un grande nome, fa male. Sempre Nscale ha messo a "bilancio", per i prossimi 5-6 anni, circa 44 miliardi di pagamenti da parte di Microsoft e altrettanti da Anthropic. Ma se i servizi (cioè i futuri data center) che queste somme devono pagare, scompare anche il denaro. Non è un caso strano: molti operatori data center vecchi e nuovi (ma soprattutto nuovi, come i neocloud) sono "esposti" verso pochi grandi clienti. Basta che uno o due decidano di non poter aspettare ed ecco che la presupposta solidità finanziaria del singolo operatore scompaia, e con essa anche l'appeal per il mercato e magari in Borsa.
Tutto questo è un bene o un male? Nessuno dei due, o entrambi. Un mercato in forte accelerazione, come quelli dell'AI e di riflesso dei data center, ha inevitabilmente battute d'arresto quando si scontra con la realtà. Che non va allo stesso passo delle tecnologie e che impone - da sempre, per qualsiasi evoluzione tecnologica - a tutti gli stakeholder coinvolti di "ricalibrarsi" per il futuro. Un passo magari non facile, in questo caso, perché le parti interessate sono davvero molte e con punti di vista molto diversi fra loro.
D'altronde, non è certo da oggi che chi fa data center sottolinea l'importanza di non considerarli più solo come grandi "black box" con dentro generico computing, indifferenti a tutto ciò che li circonda. Sono, o stanno diventando, infrastrutture critiche come tante altre su cui abbiamo basato la nostra vita quotidiana, digitale e non. E come tali non possono dipendere né, da un lato, dalla mera logica di business di chi li fa e di chi fa AI né, dall'altro, da approcci e normative che evidentemente vanno portati al passo con i tempi.
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