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Data center e riduzione consumi energetici: è ora di agire

L’esplosione dei consumi spinta dall’AI mette sotto pressione costi e sostenibilità: retrofit, rinnovabili e nuove tecnologie diventano essenziali per ridurre gli sprechi e centrare gli obiettivi net zero entro il 2030

Tecnologie L'opinione

Fonte: immagine fornita da agenzia

I data center sono da tempo noti per essere dei “divoratori di energia”, ma il dibattito sulla loro efficienza ha appena subito un’accelerazione critica. Secondo i dati più recenti di Gartner, solo nel 2026 il loro consumo energetico globale è destinato a crescere del 26%, raggiungendo la cifra impressionante di 565 TWh. Non è più una previsione futura, è la realtà odierna, che mette sotto pressione un’infrastruttura europea in cui oltre la metà dei data center ha già più di vent’anni.

Queste strutture svolgono un ruolo essenziale, ma il loro impatto ambientale non può più essere trascurato. Con un costo dell’energia in costante aumento, gli interventi di retrofit sulle infrastrutture esistenti non sono più solo una scelta ecologica, ma un’azione essenziale per proteggerne il valore e tenere sotto controllo i costi operativi.

La normativa europea mette sotto pressione il settore

La finestra di opportunità per i miglioramenti volontari si sta chiudendo. La Commissione Europea, con il pacchetto Delivering on the European Green Deal e la direttiva sull’efficienza energetica, ha già tracciato un percorso normativo chiaro. A questo si aggiunge la Tassonomia UE per le attività sostenibili, che impatta direttamente il settore dei data center definendo i criteri per raggiungere l’obiettivo net zero entro il 2050.


L’industria si trova di fronte a un bivio

Non c’è dubbio che i data center siano a un bivio. Una strada è rappresentata dalla proattività, investire in nuove tecnologie e in energia autogenerata, cercando soluzioni di stoccaggio innovative per raggiungere il net zero. L’altra è lasciare che ci vengano imposti leggi e regolamenti in materia di energia, acqua ed emissioni sui quali il settore non ha alcun controllo, e adeguarsi.

I mercati dell’energia sono in forte tensione dal 2021. La guerra in Ucraina ha peggiorato la situazione, rendendo i costi un fattore ancora più importante per l’efficienza dei data center. Gli anni che ci separano dal 2030 sono cruciali nella corsa al net zero e, affinché il settore si metta in carreggiata, è necessario accelerare immediatamente e a un ritmo senza precedenti la diffusione di tecnologie basate su energie rinnovabili nuove ed esistenti.

L’accelerazione senza precedenti delle rinnovabili

La corsa alla generazione di energia pulita accelera a un ritmo vertiginoso, superando ogni record. Il nuovo report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, “Renewables 2025”, evidenzia che solo nel 2024 le aggiunte di capacità elettrica rinnovabile sono cresciute del 22% a livello globale, raggiungendo la cifra record di quasi 685 GW. Una dinamica che non accenna a fermarsi, con il 2025 che si preannuncia come un ulteriore anno da primato.

In risposta a queste tendenze, sono diverse le aziende tecnologiche che hanno già annunciato i loro piani o i loro successi nel passaggio all’energia green. Queste realtà si sono impegnate ad attingere a grandi quantità di green energy, ma anche una transizione green completa non sarà sufficiente. È necessario aumentare l’efficienza all’interno delle strutture esistenti attraverso una gestione più intelligente dell’IT e dell’infrastruttura tecnica di supporto.

L’AI e le nuove tecnologie guidano l’efficienza

Il rischio che la rapida crescita della domanda superi i guadagni di efficienza è ormai una certezza, e il principale motore di questa impennata è l’intelligenza artificiale. Gartner prevede che i server ottimizzati per l’AI rappresenteranno il 31% del consumo energetico dei data center già nel 2026, e che il loro fabbisogno supererà quello dei server convenzionali entro il 2027. Per questo è necessario investire nella prossima generazione di tecnologie. La ricerca più recente mostra direzioni ambiziose: un’analisi pubblicata su Energy & Environmental Science (2025) dimostra come il calore di scarto dei data center AI possa essere riutilizzato per la purificazione dell’acqua o per la cattura diretta del carbonio dall’aria (DAC), con il potenziale di trasformare i data center in strutture “carbon-negative” e “water-positive”.

È questo il tipo di innovazione necessaria per evitare un aumento vertiginoso dei consumi in questo decennio. E non c’è tempo da perdere: le proiezioni di Gartner indicano che la domanda di potenza raggiungerà i 290 GW entro il 2030, raddoppiando di fatto i consumi.

E soprattutto, il settore deve agire subito.

Luca D’Alleva (nella foto di apertura) è Regional Director – Southern Europe di BCS Consultancy

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