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A seguito dell'entrata in vigore del regolamento europeo AI Act, le aziende devono mappare gli usi interni, definire policy trasparenti e investire sull'alfabetizzazione digitale per evitare divari tra i lavoratori e tutelare la supervisione umana nei processi gestionali.
L'intelligenza artificiale è ormai parte integrante della quotidianità aziendale, modificando profondamente le modalità operative dalla stesura di testi all'analisi dei dati, fino ai processi di selezione e organizzazione. Tuttavia, secondo Sesame HR, piattaforma tecnologica europea per la gestione digitale delle risorse umane, la sfida odierna non riguarda la sostituzione del personale, ma la preparazione delle persone a lavorare con i nuovi strumenti in modo consapevole e responsabile.
L'adozione dell'AI non può ridursi a un mero progetto tecnologico, ma richiede il coinvolgimento attivo della funzione HR per guidare un cambiamento culturale e organizzativo. In questo scenario si inserisce l'AI Act europeo, che impone a provider e utilizzatori di promuovere l'alfabetizzazione del personale, classificando inoltre come sistemi ad alto rischio diverse applicazioni impiegate nella gestione dei lavoratori, come le valutazioni delle performance o la selezione dei candidati.
Per affrontare questa transizione, Sesame HR individua cinque priorità strategiche per le organizzazioni: mappare gli strumenti già utilizzati dai dipendenti nella pratica quotidiana, definire policy chiare sulla condivisione dei dati e sul controllo umano, investire in programmi di AI literacy per sviluppare un senso critico verso gli output, prevenire nuove disuguaglianze digitali garantendo un accesso inclusivo e, infine, mantenere sempre le persone al centro dei processi decisionali per tutelare i diritti e le prospettive professionali.
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