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Utilitalia: dai rifiuti energia per 2,8 milioni di famiglie, ma servono nuovi impianti

Nel nostro Paese sono presenti 142 impianti di digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione e 37 inceneritori, quasi tutti al Nord.

ESG
Oltre 180 impianti tra inceneritori e digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione presenti sul territorio italiano nel 2017, che hanno prodotto 7,6 milioni di MWh di energia, un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie. E' la fotografia scattata dal"Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia"realizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia) in collaborazione con Ispra e presentato oggi a Roma.
Dallo studio emerge come il recupero di energia da rifiuti sia essenziale per il conseguimento degli obiettivi fissati dalle direttive europee sull'economia circolare. In Italia, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, si registra unacarenzaimpiantisticae se non si inverte questa tendenza, il nostro Paese continuerà a ricorrere inmaniera eccessiva allo smaltimento in discarica: attualmente ci attestiamo al 23%, mentre le direttive Ue impongono di scendere sotto al 10% entro il 2035. Aumentare la capacità di trattamento degli impianti è quindi fondamentale per chiudere il ciclo dei rifiuti, perché la raccolta differenziata produce scarti che vanno smaltiti nella maniera ambientalmente più corretta e perché il recupero energetico – con conseguente produzione di energia rinnovabile – evita lo smaltimento in discarica.
Nel 2017 erano operativi nel nostro Paese55 impianti di digestione anaerobica della frazione organicadei rifiuti urbani - 47 al Nord, 2 al Centro e 6 al Sud – che hanno trattato6,1 milioni di tonnellate di rifiuti. Nei prossimi anni saranno operativialtri 31 impianti. L'organico, con 6,6 milioni di tonnellate raccolte, rappresenta il 41,2% dei Rifiuti Urbani che entrano nel circuito della raccolta differenziata, con una crescita media annua dell'8%. Per quanto riguarda invece la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, nel 2017 erano operativi87 impianti: 45 al Nord, 17 al Centro e 25 al Sud.
Nel 2017 erano invece operativi39 impianti di incenerimento(attualmente ridotti a 37 per la chiusura di Colleferro e Ospedaletto), così dislocati: 26 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud. Al loro interno sono stati trattati6,1 milioni di tonnellate di rifiuti, 5,3 dei quali di rifiuti urbani, una tendenza in leggera diminuzione rispetto ai 5,6 milioni del 2015. Tali impianti sono ormaisaturie non si prevedono nuove aperture nei prossimi anni.L'85% delle scorieprodotte sono state avviate a riciclaggio, un dato in crescita rispetto all'ultima rilevazione del 2013 (82%); con la revisione delle direttive europee previste nell'ambito del Pacchetto per l'economia circolare, i metalli recuperati dalle scorie di incenerimento concorrono inoltre al raggiungimento dei target di riciclo. Per quanto riguarda invece ilcontrollo delle emissioni in atmosfera, per diversi inceneritori i limiti applicati risultano più stringenti rispetto a quelli determinati dalla normativa vigente, soprattutto per quanto riguarda le polveri, gli ossidi di zolfo ed il monossido di carbonio.
Gli impianti di digestione anaerobica hanno prodotto1,2 milioni di MWhe gli inceneritori6,4 milioni di MWh, tra produzione elettrica e termica: questa energia è in grado disoddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie. Il 100% dell'energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica ed il 51% di quella prodotta dagli inceneritori, inoltre, èenergia rinnovabile: contribuisce pertanto, sostituendo l'utilizzo di combustibili fossili, alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti ed alla lotta ai cambiamenti climatici. Si tratta inoltre di energia prodotta localmente che contribuisce a ridurre la dipendenza dall'estero. Il 38% dell'energia prodotta dagli inceneritori è stata oggetto diincentivi,ma questa percentuale si ridurrà progressivamente nei prossimi 10 anni; nel 2017, 18 dei 39 impianti non hanno usufruito di forme di incentivazione.

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