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Oracle: una AI progettata per obiettivi

Il messaggio dell’Oracle AI World Tour 2026 di Milano è di focalizzarsi sul fine specifico dell’AI e non sui mezzi.

Tecnologie AI

L’ultimo atto d’amore di Oracle verso l’AI si è svolto a Milano, tappa conclusiva di Oracle AI World Tour 2026, evento organizzato da Oracle in diverse città del mondo per condividere con clienti e partner le ultime novità di prodotto a tema Intelligenza Artificiale.

Sul palco, come sempre per una tappa europea, Cormac Watters - vicepresidente esecutivo per le applicazioni di Oracle Europe, Middle East e Africa. La narrazione condivisa da Watters e proseguita lungo tutta la giornata sviluppa il tema dell’adozione dell’AI senza troppe, nuove, grandi verità. Sembra di trovarsi in una fase di moderata consapevolezza in cui l’adozione dell’AI Agentica da parte delle aziende è ormai assodata. Ciò che serve ora è adeguarne la postura a un nuovo paradigma che sta generando una rivoluzione epocale, probabilmente troppo rapidamente.

Come il passaggio dai motori a elica ai motori a reazione che non ha cambiato l'obiettivo delle compagnie aeree, trasportare persone e merci - semplifica Watters -, ma ha cambiato radicalmente le capacità: rotte più veloci, distanze maggiori e nuovi mercati. Allo stesso modo, l'AI non sostituisce l'esperienza umana, ma la "eleva lungo lo stack". Secondo Watters, l'AI, e gli strumenti che mette a disposizione Oracle, si occupano della complessità invisibile (analisi, coordinamento, previsione), permettendo al management aziendale di passare da una modalità reattiva a una decisionale. Insomma, l’AI come motore a reazione per il business aziendale. L’azienda lo pilota in base alla propria rotta, senza bisogno di preoccuparsi di avviarlo o manutenerlo.

L’idea di Oracle è di superare la fase di accettazione dell’AI, assumendo la tecnologia come inevitabile componente nativo nell’architettura e nell’infrastruttura e preoccupandosi solo del miglior utilizzo. Se vogliamo, non immaginare l’AI come elemento estraneo da integrare, con tutti i problemi che ne conseguono, ma di qualcosa che è già (silenziosamente) inserita in ogni stack, Oracle ovviamente, e che si deve solo imparare a governare. Il messaggio è: scegli un obiettivo e usa un agente ideato per raggiungerlo, senza preoccuparti di come funzioni o di dove sia integrato nell’architettura.

22 nuove applicazioni agentiche

A Kari Gallagher, vicepresidente Oracle per i Revenue Enablement Services, il compito di annunciare l’introduzione nell’offerta delle 22 nuove applicazioni agentiche Fusion, che si distinguono per essere outcome-driven, ovvero progettate per ottenere risultati specifici o avere un fine preciso. Come, per esempio, la riconciliazione delle fatture, rispondere a domande complesse dei dipendenti in ambito HR o gestire il servizio clienti autonomamente.

Kumar Rajamani, Senior Vice President, Autonomous Database Engineering e Operations di Oracle, ha aggiunto il suo bit: portare l'AI all'interno del database. Ovvero, eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente dove risiedono i dati, garantendo così una maggiore sicurezza (Deep Data Security). L’approccio permette di mantenere i privilegi di accesso, le policy di auditing e la governance esistenti, indipendentemente dal fatto che a interrogare il dato sia un essere umano o un agente AI. Inoltre, attraverso "Select AI", Oracle permette di interrogare dati in linguaggio naturale anche se risiedono su altri cloud o su formati diversi.

Durante la tavola rotonda che ha seguito gli speech iniziali, Barry Shilmover, Vice Presidente e Technical Advisor del CIO per la Oracle Cloud Infrastructure (OCI), ha sottolineato la sua uniformità: la stessa tecnologia e lo stesso hardware (Exadata, GPU) sono disponibili ovunque, sia nei data center pubblici di Oracle, sia in ambienti multi-cloud (come AWS, Azure o GCP), sia in data center privati. In questo modo, le aziende possono scalare senza dover modificare le proprie applicazioni o attendere aggiornamenti hardware.

Infine, l’ultima parola della tavola rotonda con i manager Oracle spetta a Oscar Colino Garcia, responsabile senior della strategia di prodotto per l’AI Data Platform di Oracle, Enterprise AI, Data & Governance. Il manager ha descritto la AI Data Platform di Oracle come una suite che unifica dati Oracle e fonti esterne in un'unica architettura, che loro chiamano Lakehouse. Grazie al supporto di linguaggi come Java, SQL e Python, la piattaforma garantisce la massima flessibilità per costruire velocemente soluzioni AI.

Da un po’ di anni a questa parte, nell’esposizione delle novità la parola ricorrente per Oracle è openess, filosofia che certamente agevola la proposizione e che significa sviluppare partnership con hyperscaler o fornitori di servizi applicativi su cloud e rendere le proprie piattaforme il più possibile aperte, appunto.  

Leggi anche: un'Oracle sempre più aperta per spingere l'AI

Da Sisal a Unicredit, gli esempi italiani

Carlotta Alvarez Pedreira, amministratore delegato di Oracle Italia, ha chiamato sul palco le referenze italiane. Mario Martinelli CTO Southern Europe and Africa di Flutter ha raccontato l’esperienza Sisal, brand acquisito recentemente dalla multinazionale del gioco online. Sisal è cliente fedele di Oracle da più di 20 anni e, parlando di AI, ha già sviluppato più di 150 uses cases (praticamente agenti AI ideati per un task specifico). Un quarto è già in produzione e copre temi come la gestione del rischio e l’accettazione delle scommesse, per esempio da parte dei profili considerati “problematici”.

Altro testimonial Oracle è Alessandro Protasoni, Head of Group Organization & Workforce Planning e HR Digital Process di Generali che utilizza i servizi Oracle in ambito HR, per la pianificazione del percorso dei talenti e il reskilling dei dipendenti. Il Cto di Unicredit, Gabriele Chiesa, dimostra di aver abbracciato pienamente la narrazione Oracle: “Da un anno e mezzo abbiamo abilitato un’attività di “empowering” per i dipendenti, dandogli la possibilità di sfruttare strumenti di produttività individuale basati su AI”. Un coinvolgimento completo per far individuare direttamente dai dipendenti in quali processi sia più opportuno l’uso dell’AI, concentrandosi sugli obiettivi di business da raggiungere.

Lo stesso Chiesa sottolinea un altro progetto fondamentale sviluppato insieme a Oracle che, in qualche modo, ci riporta a problematiche più “terrene” se vogliamo. L’azienda sta migrando i workload critici dall’on premise a Oracle Exadata Cloud Service, su Google Cloud. “Un percorso complesso in cui Oracle ci supporta per l’apertura multicloud – ha affermato Chiesa -, per portare in cloud un migliaio di applicazioni che per la maggior parte hanno la componente dati su Oracle”. Insieme a Oracle si è minimizzato l’impatto del cambiamento permettendo a Unicredit di andare sul cloud preferito. Inoltre, la possibilità fornita da Oracle di avere connettori nativi per l’accesso alla base informativa e agli agenti rappresenterà un ulteriore vantaggio.

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