Il modo intelligente dello spin off di Illimity per approcciare le aziende senza sconvolgerle.
C’è bisogno di leve potenti per superare i limiti all’adozione dell’AI nelle aziende italiane. Strumenti a corredo di un progetto AI concreti e che stimolino un approccio più consapevole.
altermAInd è una realtà italiana, spin off di illimity Bank, composto da circa 150 persone, in prevalenza sviluppatori di progetti end-to-end basati sull’Intelligenza Artificiale. Completato il lavoro per illimity, a fine 2024 altermAInd si rende autonoma, anche se il 48% delle quote azionarie appartiene ancora a Illimity, che è ancora cliente, e il restante ad Apax Partner. Nel 2025 l’azienda ha acquisito nuovi clienti nel mondo, ampliandosi da centro di competenza per il fintech verso il retail e l’insurance, tra gli altri.
“Solo il 6% delle aziende può essere definito “AI Driven Innovator”, ovvero realtà che hanno già integrato l’intelligenza artificiale nei processi, con una governance strutturata e investimenti in competenze. Il 42%, invece, non ha ancora avviato alcun percorso concreto”. Parte da qui Salvatore Zaccagnino, Head of Research di altermAInd, citando una ricerca interna che ha coinvolto 231 aziende italiane medio-grandi.
“Se, da un lato l’AI è ormai nel radar della maggior parte delle aziende – sostiene Zaccagnino - con intenzioni di investimento nel breve periodo, dall’altro mancano execution, competenze e governance”. L’uso prevalente riguarda strumenti general purpose come ChatGPT o Copilot, mentre solo un’azienda su quattro sviluppa use case verticali e customizzati.
Secondo altermAInd, ma non solo, i principali freni sono lo skill gap, la scarsa chiarezza sugli ambiti applicativi e l’assenza di linee guida interne. È su questo scenario che altermAInd ragiona per individuare due filoni strategici, tradotti in soluzioni concrete, che possono contemporaneamente aprire l’azienda al mercato e tentare di far superare i vincoli emersi dalla ricerca.
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Dal canto suo, Costantino Cavallo, Chief Artificial Intelligence Officer di altermAInd, ha individuato quattro grandi cluster di rischio: scarsa visibilità sui costi, disomogeneità nello sviluppo dei sistemi, non aderenza alle normative e perdita di controllo sui dati.
Da questi presupposti nasce Gravity, una piattaforma pensata per governare l’intelligenza artificiale. Esattamente come gli strumenti che controllano costi e consumi di un’infrastruttura cloud, Gravity offre una visibilità in tempo reale sui costi dell’AI, standardizza gli sviluppi, garantisce il controllo sulla compliance, sui dati e sulle loro fonti. “Attraverso un gateway centralizzato, i team possono accedere ai modelli AI in modo omogeneo, mentre dashboard dedicate consentono di monitorare budget e performance – afferma Cavallo”.
Particolare attenzione è dedicata alla regolamentazione, grazie a moduli che valutano i casi d’uso rispetto agli atti normativi, suggerendo azioni correttive. In sintesi, Gravity si posiziona come una piattaforma pensata per aiutare le aziende a passare da un rischio non gestito a un rischio governato, accelerando l’adozione dell’AI e rendendola sostenibile nel tempo. Una soluzione che, se ora può sembrare complementare e utile a chi ha già avviato un progetto AI, a breve potrà dimostrarsi necessaria a chi sta pensando di partire, viste le richieste dell’AI Act. Con Gravity, insomma, altermAInd favorisce un approccio diverso all’AI, più pragmatico e consapevole.
Gabriele Negro, Chief Technology Officer di altermAInd, ha affrontato il tema della mancanza di competenze tra le aziende clienti. “Da questa consapevolezza nasce Slash – afferma Negro -, una piattaforma progettata per misurare, sviluppare e potenziare le competenze necessarie ad affrontare la trasformazione guidata dall’AI. Slash si rivolge a individui, team e organizzazioni, con l’obiettivo di creare un linguaggio comune e favorire un’adozione realmente diffusa”.
Il cuore della soluzione è un assessment AI-driven delle soft skill, considerate fondamentali per affrontare il cambiamento: capacità decisionali, collaborazione, pensiero critico e attitudine all’innovazione. A partire da questa analisi, Slash genera profili personalizzati che evidenziano punti di forza e aree di miglioramento, sia per i singoli dipendenti sia per l’organizzazione nel suo complesso. Su questa base vengono costruiti percorsi di formazione personalizzati, composti da contenuti mirati, training e attività di sviluppo continuo.
Su Slash c’è anche un agente conversazionale che supporta l’utente come un vero AI coach. Slash, oggi è disponibile in beta e può essere sfruttato gratuitamente per tre mesi.
In chiusura, Stefano Spinelli, Sales Director di altermAInd, ha raccontato alcuni dei progetti attivi. Per un cliente del settore assicurativo altermAInd ha sviluppato una soluzione per supportare i team legal e compliance nella creazione e revisione dei documenti contrattuali. L’AI consente di generare testi coerenti con gli standard aziendali e normativi, riducendo errori, tempi di revisione e cicli di approvazione, con un impatto positivo sulla produttività.
Un fondo pensionistico messicano, invece, ha sviluppato insieme a altermAInd un assistente AI per la forza vendita, che supportare gli agenti durante le conversazioni con i clienti, suggerendo prodotti personalizzati e migliorando la qualità dell’interazione. Infine, in ambito GDO, l’AI è stata integrata in una app per guidare i clienti all’interno di un punto vendita, suggerendo prodotti, alternative sostenibili e percorsi ottimizzati, per esempio a partire da una ricetta. Spinelli ha concluso segnalando il progetto attivo nel Fashion, in cui l’agente AI assume il ruolo di sales advisor digitale, personalizzando l’esperienza di acquisto online e contribuendo così a ridurre i resi.