Tra modelli di pricing complessi, oneri di trasferimento dati difficili da prevedere e un crescente rischio di sforare i budget, la trasparenza dei costi è sempre più apprezzata
Da sempre un driver importante del cloud si basa sugli indubbi vantaggi in termini di innovazione e agilità, ma negli ultimi anni le aziende hanno iniziato a scontrarsi con un problema sempre più evidente: la difficoltà di prevedere i costi reali dei servizi utilizzati. Secondo Gartner, entro il 2026 l’80% delle aziende che non adotterà strategie specifiche di ottimizzazione supererà il budget cloud di almeno il 20%. E mentre IDC prevede che la spesa globale per il cloud pubblico raggiungerà i 1.350 miliardi di dollari entro il 2027, cresce anche la consapevolezza sui limiti dei modelli tariffari offerti dai grandi provider, troppo complessi per garantire una pianificazione efficace.
La causa principale risiede nella struttura di pricing tipica dei grandi public cloud: molteplici configurazioni, costi di egress spesso invisibili in fase contrattuale, addebiti legati al traffico tra Availability Zone e politiche di fatturazione complesse Una complessità che rende difficoltosa la governance dei costi, soprattutto in ambienti multicloud o in presenza di workload dinamici. Non sorprende quindi che Forrester registri un 72% di aziende che dichiara di spendere più del previsto e che Flexera indichi nel 32% la quota di risorse cloud che ogni anno viene sprecata. Ma soprattutto non sorprende scoprire che la trasparenza nella tariffazione sia sempre più un fattore chiave nella scelta di un provider.

In questo quadro, Aruba Cloud sceglie una chiara direzione, basata su un principio semplice: la totale trasparenza. Il provider italiano punta su un modello di pricing chiaro e lineare, senza costi nascosti e pensato per semplificare la governance dei costi. Le tariffe per CPU, storage e banda sono fisse e facilmente prevedibili; i trasferimenti di dati interni e tra Availability Zone non hanno alcun costo; il traffico in uscita non contribuisce a far crescere la spesa mensile. Questo significa che architetture distribuite, repliche tra data center e workload ad alto scambio dati possono essere gestiti senza timori di incrementi imprevisti. In alcuni scenari, un’applicazione che scrive centinaia di gigabyte al giorno può generare costi significativi, mentre su Aruba Cloud non incide sul budget.
A completare l’approccio ci sono strumenti di controllo dei costi integrati nella piattaforma, che permettono di stimare la spesa in modo accurato già in fase di configurazione e aiutano le imprese a costruire business case solidi e sostenibili. Anche lo storage, spesso uno dei punti più critici nella fatturazione cloud, viene gestito con estrema semplicità, grazie a un modello di pricing che non prevede costi per le operazioni di lettura e scrittura.

Per le aziende, il 2026 sarà un anno in cui la chiarezza e la prevedibilità diventeranno elementi imprescindibili nella scelta del cloud provider. In un mercato sempre più competitivo, dove i dati sono centrali ma i budget non possono crescere all’infinito, una struttura di costi semplice e senza sorprese non è più un dettaglio tecnico, ma un vero vantaggio strategico. È anche su questo terreno che Aruba Cloud ha scelto di distinguersi, dando alle aziende la possibilità di innovare senza rischi, con la certezza di sapere sempre quanto stanno spendendo e perché.
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