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Cloud repatriation: perché si scappa (un po') dal cloud

Aspettative disattese, problemi di sicurezza, costi elevati: sono i tre motivi per cui il cloud "puro" lascia spazio all'ibrido

Cloud

Parlare di cloud repatriation non è più un tabù. Non lo è da un po', in effetti, ma il proliferare di casi "di studio" e i crescenti dubbi delle Authority antitrust nazionali sull'effettivo livello di concorrenza all'interno del mercato cloud hanno posto la questione sempre più in evidenza. Ora uno studio mirato di Citrix dà ulteriore sostanza al dibattito.

Citrix ha coinvolto un campione abbastanza significativo (350 decisori IT) anche se per noi italiani rappresentativo fino a un certo punto, dato che il campione è completamente britannico. Dei paralleli con lo scenario d'Oltremanica si possono comunque fare anche per noi.

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Il principale risultato emerso dall'analisi Citrix è che il 25% delle organizzazioni intervistate ha già (ri)spostato su infrastrutture on-premise metà o più dei propri carichi di lavoro in cloud, o sta valutando di farlo. Inoltre, la quasi totalità - il 93% - dei manager intervistati è stata coinvolta in un progetto di cloud repatriation, negli ultimi tre anni.

La cifra è significativa, e c'è anche da dire che - a quanto lo studio lascia capire - una fetta rilevante dei "rimpatri" on-premise è derivata da una certa disillusione rispetto alle prospettive iniziali. I motivi più citati che hanno portato alla repatriation sono infatti stati problemi di sicurezza, costi imprevisti, problemi di prestazioni, problemi di compatibilità, tempi di inattività dei servizi cloud.

Gli intervistati hanno evidenziato che l'analisi costi-benefici del passaggio al cloud rispetto all'on-premise non è certo banale e varia notevolmente a seconda della specifica organizzazione. Circa il 43% del campione ha riscontrato che lo spostamento dall'on-premise al cloud è stato più costoso del previsto, mentre il 54% ha dichiarato che è stato finanziariamente prevedibile.

Il 33% del campione ha approcciato la repatriation all'on-premise di alcuni progetti per problemi di sicurezza imprevisti. Una percentuale uguale a quella di chi cita come cause aspettative elevate per i progetti cloud, evidentemente non soddisfatte. Aspettative che, però, il 24% del campione ammette non erano probabilmente state definite nel modo più realistico.

La repatriation non rappresenta però una bocciatura in toto del cloud, spiegano gli IT manager. Nonostante precedenti progetti cloud non siano andati a buon fine, il 67% degli intervistati è ancora pronto ad avviare nuovi progetti cloud in futuro. Non più però di cloud "integrale" ma più prudentemente di cloud ibrido: "principalmente cloud e un po' on-premise" è il messaggio che viene dato. Non stupisce quindi che il 35% del campione abbia al momento attivi sia progetti on-premise, sia progetti cloud.

Prevedibilmente, gli aspetti di cybersecurity sono giudicati un criterio importante nel decidere dove porre, o se spostare, i propri workload più critici. E qui il dibattito tra on-premise e cloud è ancora fluido, a quanto pare. Anche se Il 77% dei responsabili IT concorda sul fatto che le tecnologie cloud possono aiutare a prevenire gli incidenti di cybersecurity, infatti, il 33% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima dello stesso numero di attacchi cyber indipendentemente dal fatto che i dati e le applicazioni fossero ospitati on-premise o in un ambiente di cloud ibrido.

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