AWS: la leva costante dell'innovazione

Dall'AWS Summit di Milano l'hyperscaler conferma uno dei suoi messaggi chiave: è l'innovazione continua nell'offerta di servizi cloud che conquista i clienti

Cloud

Se AWS è diventata il principale player del mercato cloud e riesce a mantenere a buona distanza i concorrenti, la ragione - hanno sostenuto negli anni i suoi principali manager - è tutto sommato semplice, almeno a livello concettuale. Puntando sull'innovazione si riescono a sviluppare e potenziare regolarmente molti servizi, anche specifici, che conquistano le aziende utenti. E il circolo è virtuoso, nel senso che il successo commerciale favorisce ulteriori investimenti in innovazione dell'offerta cloud.

Questo sempre stato vero ma lo è a maggior ragione oggi - spiega dal palco dell'AWS Summit di Milano Francessca Vasquez, VP of Technology di AWS - perché scegliere genericamente il cloud prima e poi i suoi singoli servizi specifici è diventata una questione non solo tecnica ma strategica. "Scegliere la piataforma giusta è sempre più importante - sostiene Vasquez - perché questa piattaforma poi resterà con noi per diversi anni. Tecnologicamente, e non solo, non sappiamo cosa il futuro abbia in serbo per noi. Sappiamo che dobbiamo essere preparati e le scelte di oggi avranno conseguenze anche domani".

In questo possibile dilemma tecnologico, evidentemente AWS vuole proporsi come la scelta più sicura per le sue capacità di innovazione continua. Lo dice con i numeri - "nel 2021 abbiamo lanciato 3.084 funzioni e servizi significativi", rimarca Vasquez - ma anche con la storia di alcune tecnologie mirate che si sono man mano adattate alle variabili esigenze degli utenti.

Sviluppo a tutto tondo

L'esempio migliore è forse l'evoluzione degli approcci alla virtualizzazione stessa, che in AWS è partita dagli hypervisor tradizionali per arrivare al modello di AWS Nitro: un hypervisor "leggero" che si occupa solo delle componenti di computing (CPU e RAM) delegando la gestione di altri componenti (storage, netwoking, sicurezza...) a schede e processori specifici. In questo modo, secondo AWS, si ha un sistema virtualizzato con prestazioni praticamente bare metal e "componibile" in funzione dell'istanza che si vuole attivare.

L'innovazione in casa AWS non solo nella parte cruciale della virtualizzazione. Tocca ad esempio i processori con la crescita di Graviton per il supporto di molti servizi specifici di AWS. Tocca componenti spiccatamente infrastrutturali come la AWS Global Network. Tocca le opzioni di design architetturale con sviluppi come AWS Outposts per il managed cloud.

L'innovazione deve essere cioè trasversale: "stiamo costantemente cercando di migliorare tutto il cloud", spiega Vasquez, perché è l'evoluzione delle piattaforme cloud nel loro complesso che rende possibili nuovi tipi di applicazioni: "un cloud innovativo abilita clienti innovativi".

Il tema della data strategy

In questa evoluzione a tutto tondo, però, il tema oggi più critico è evidente: come riuscire a gestire e ad analizzare i dati nel modo migliore per il business. Sono proprio i grandi clienti a portare l'attenzione su questo tema, perché alla fine tutti mettono in primo piano i Big Data e gli analytics: Lo fa Technogym quando parla del precision training, lo fa Ferrari quando spiega l'importanza della progettazione digitale e virtuale delle vetture di Formula Uno, lo fa Axa quando vuole reinventare i propri processi per adattarsi ai nuovi mercati assicurativi.

Se l'obiettivo delle aziende è diventare, con una espressione ormai piuttosto abusata, delle "data driven organization", il cloud permette di farlo perché consente alle imprese di gestire e analizzare molti più dati di quanto facessero prima. Ma serve anche una corretta data strategy, e questa non la si acquista come servizio cloud. Anche se AWS una sua visione in merito la propone: "modernizzare, unificare e innovare sono i tre pilastri di una data strategy moderna", sintetizza Vasquez.

Modernizzare vuol dire scegliere e assemblare i servizi infrastrutturali più adatti in quanto a database, storage, protezione dei dati, data movement. Unificare significa creare la (mitica) "single source of truth" aggregando i dati che vengono da una molteplicità di sorgenti diverse. Semplificando: mettere i dati tutti insieme in un data lake da cui poi estrarli ed elaborarli a seconda delle necessità. Infine, innovare: reinventare prodotti e processi a partire dalle informazioni che i dati forniscono quando sono dati in pasto a componenti di intelligenza artificiale, Machine Learning, analytics.

Qui il tema è ancora, da tempo, quello della "democratizzazione" delle tecnologie cognitive. "Stiamo lavorando per rendere il Machine Learning accessibile alle aziende di tutti i settori", racconta Vasquez. E questo avviene, lato cloud, proponendo una combinazione di servizi di AI, servizi di ML, framework di Machine Learning e componenti infrastrutturali. Ma serve anche altro, non solo sviluppare nuovi servizi. "La formazione è essenziale in questo ambito - rimarca Vasquez - da qui il forte ampliamento dell'offerta correlata di training e certificazioni".

La crescita in Italia

Lo sviluppo di AWS in generale è anche lo sviluppo del suo business e delle sue attività in Italia. I numeri sono già rilevanti ma - spiega Alessandra Antonelli, Head of Enterprise di AWS Italia - "pensiamo di essere solo all'inizio, perché vediamo ancora molte opportunità per la digitalizzazione attraverso il cloud".

Opportunità da cogliere con una presenza locale che sta crescendo. Un decennio fa nasceva la prima edge location a Milano, poi man mano sono arrivati diversi altri investimenti. E nel 2020 la mossa più significativa: la creazione della Region italiana vera e propria, con tre Availability Zone. Una evoluzione importante, ricorda Antonelli, perché "garantisce anche la residenza del dato in Italia", un fattore decisivo per molte aziende poste di fronte alla scelta del salto al cloud.

Entro il 2029 AWS ha pianificato investimenti in Italia per 2 miliardi di euro complessivi. Che, secondo le stime della società, dovrebbero generare 3,7 miliardi di contributo al PIL italiano e supportare circa 1.500 posti di lavoro l'anno. "Un impegno che si estende anche alla formazione, sia dei professionsti dell'IT sia per le nuove generazioni", sottolinea Antonelli.

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