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Report Istat: rischi per la competitività del Paese legati al deficit di laureati

I dati dell'Istituto Nazionale di Statistica sulla forza lavoro evidenziano il costante premio occupazionale della laurea (tasso all'85,3%) e il calo dei NEET al 13,3%, a fronte di un persistente gap terziario con la media UE e di marcati divari territoriali sul part-time involontario.

Mercato e Lavoro

Il mercato del lavoro italiano consolida nel 2025 il proprio trend di rafforzamento sul fronte dell'inserimento dei giovani, pur confermando ritardi strutturali e territoriali nell'accumulo e nella valorizzazione del capitale umano. Secondo il report dell'Istat su "Livelli di istruzione e ritorni occupazionali" basato sulla Rilevazione sulle Forze di Lavoro, il tasso di occupazione dei neodiplomati tra i 20 e i 34 anni balza al 62,9% (+2,3 punti percentuali sul 2024), mentre quello dei neolaureati si attesta al 78,7% (+1,4 punti). La dinamica positiva favorisce l'ulteriore contrazione dei giovani fuori da ogni percorso di lavoro o formazione: la quota di NEET (15-29enni) scende al 13,3% (-1,9 punti sul 2024), riducendo la distanza dalla media Ue27 a 2,3 punti.

Nonostante l'accelerazione dell'occupazione giovanile, l'Italia continua a scontare una severa carenza di competenze ad alta qualificazione nel confronto continentale. Nella popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni, la quota di possessori di titoli di studio terziari rimane bloccata al 22,3%, contro il 36,9% della media Ue27, posizionando il Paese al penultimo posto nella graduatoria europea (davanti alla sola Romania) e a distanza siderale dai valori di Francia (44,9%) e Spagna (42,4%). Parallelamente, il 44,7% degli italiani possiede un diploma di scuola secondaria superiore, un dato leggermente superiore alla media europea (44,3%). I divari interni vedono il Mezzogiorno fermo al 18,7% di laureati e al 40,6% di diplomati, a fronte del 23,1% di laureati al Nord e del 26,4% al Centro.

La rilevazione Istat riafferma con chiarezza il valore economico e sociale dell'istruzione superiore: nel 2025 il tasso di occupazione complessivo tra i 25 e i 64 anni tocca l'85,3% per i laureati, superando di 10,7 punti quello dei diplomati (74,6%) e di 29,2 punti quello di chi possiede al più la licenza media (56,1%). Contestualmente, il tasso di disoccupazione per chi ha completato il ciclo universitario crolla al 3,0%, a fronte del 5,0% dei diplomati e dell'8,7% per i titoli secondari inferiori.

Sul fronte di genere, pur registrando livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini – il 25,9% delle donne possiede una laurea contro il 18,6% dei maschi –, la popolazione femminile continua a soffrire un marcato ritardo nei tassi di occupazione complessivi (60,8% contro 80,9%). Tale gap tende tuttavia a ridursi al crescere del titolo di studio, passando da 33,9 punti tra le meno istruite fino ad assottigliarsi a 6,5 punti tra le laureate.

Il rendimento occupazionale rivela forti disomogeneità sul piano della qualità del lavoro e delle dinamiche di integrazione:

  • Part-time involontario: L'orario ridotto interessa il 27,3% delle donne occupate, ma per quasi la metà di esse (45,7%) si tratta di una scelta subita per mancanza di offerte a tempo pieno. Nel Mezzogiorno l'incidenza del part-time involontario femminile schizza al 62,3%, raggiungendo il 67,8% tra le lavoratrici meno istruite.

  • Lavoro a termine: L'instabilità contrattuale registra una flessione complessiva (all'11,7% per i 25-64enni), scendendo al 21,8% tra i dipendenti 25-34enni (-2,1 punti). Il lavoro a tempo determinato nel Mezzogiorno (17,8%) rimane tuttavia di entità doppia rispetto al Nord (8,5%).

  • Occupazione degli stranieri: In controtendenza con il resto della popolazione, il tasso di occupazione degli stranieri laureati registra un calo al 68,4% (-0,6 punti), a fronte dell'86,3% registrato tra i laureati italiani. Il paradosso evidenzia la persistenza di fenomeni di over-qualification e scarsa valorizzazione dei titoli esteri: gli stranieri con laurea presentano un tasso di occupazione inferiore rispetto agli stranieri in possesso del solo diploma (70,7%).

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