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Le Telco europee puntano a un Cybersecurity Act "ammorbidito"

La pressione degli operatori di TLC sta spingendo Bruxelles ad essere meno drastica sui tempi di dismissione degli apparati dei cosiddetti "high-risk supplier"

Cybersecurity

L'agenzia Reuters riporta che la dismissione degli apparati di rete dei fornitori "a rischio", imposta dal Cybersecurity Act dell'Unione Europea, potrebbe essere rimandata. Questo andrebbe incontro alle esigenze espresse anche di recente dagli operatori Telco europei, che considerano la "pulizia" delle loro infrastrutture una operazione complessa e costosa. Secondo Reuters, diversi Governi europei hanno presentato una proposta che accoglie le proteste delle Telco del Vecchio Continente.

Lo scorso gennaio la Commissione Europea ha proposto di eliminare gradualmente dalle infrastrutture critiche i componenti e le apparecchiature provenienti dai cosiddetti "fornitori ad alto rischio". Lato Telco, si tratta essenzialmente degli apparati di alcuni produttori cinesi di cui il nome più noto è certamente quello di Huawei. Che, peraltro, ha sempre smentito di rappresentare un qualsiasi rischio per la sicurezza europea.

Il Cybersecurity Act concretizza l'approccio "protezionista" della Commissione Europea e prevede giusto un periodo di transizione di 36 mesi che gli operatori di telefonia mobile possono dedicare alla bonifica delle proprie infrastrutture. Tuttavia, secondo un documento datato 22 settembre visionato da Reuters, i Governi della UE hanno eliminato la scadenza dalla bozza del CSA proposta della Commissione.

Secondo il documento, spiega Reuters, il lasso di tempo lasciato agli operatori per l'eliminazione graduale degli "high-risk supplier" non sarebbe più prefissato per tutti allo stesso modo. Dovrebbe invece dipendere da vari fattori quali il livello di rischio individuato, i cicli di vita dei prodotti e delle infrastrutture, i cicli di sostituzione delle apparecchiature, i requisiti di interoperabilità, la disponibilità di alternative adeguate.

Tutto è peraltro in divenire, perché il Cybersecurity Act non è stato finalizzato e c'è ancora margine perché Bruxelles vi introduca emendamenti anche significativi. La questione riguarda da vicino l'Italia, perché il nostro Paese è, insieme a Germania e Spagna, tra quelli che avrebbero la quota maggiore di apparati eventualmente da sostituire nei prossimi anni.

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