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Nuovi dati Istat evidenziano che, nonostante una contrazione del tempo dedicato dalle donne alle attività domestiche negli ultimi vent'anni, l'Italia registra ancora la disparità più elevata dell'Unione europea sia nel lavoro non retribuito sia in quello retribuito.
Il quadro dei divari di genere in Italia continua a mostrare forti asimmetrie, posizionando il Paese agli ultimi posti in Europa per parità nella divisione del lavoro domestico e retribuito. Secondo i dati diffusi dall'Istat, nel 2023 le donne italiane hanno dedicato in media quattro ore e ventuno minuti al giorno al lavoro familiare non retribuito, a fronte di un'ora e cinquantaquattro minuti da parte degli uomini. Sebbene il divario si sia ridotto di circa cinquantacinque minuti rispetto al 2003 grazie a una maggiore condivisione e all'ausilio di tecnologie domestiche, il carico di lavoro familiare per le donne resta ancora più che doppio rispetto a quello maschile.
L'analisi per fasce d'età conferma che la disparità si accentua drasticamente nelle età centrali della vita, in particolare tra i quarantacinque e i sessantaquattro anni, dove il divario tocca quasi le tre ore giornaliere a causa della concomitanza dei carichi di cura dei figli e della gestione della casa. Nelle coppie in cui entrambi i partner risultano occupati, le donne continuano a svolgere circa il sessantanove percento del lavoro domestico complessivo. Nelle fasce più anziane, invece, la riduzione del divario avviene principalmente per via di un maggiore contributo maschile successivo all'uscita dal mercato del lavoro, mentre tra gli over settantacinque il carico cresce per entrambi a causa delle attività di cura reciproca.
Nel confronto internazionale con dodici Paesi europei, l'Italia si distingue per una doppia asimmetria unica nel suo genere. Da un lato, il tasso di occupazione femminile tra i quindici e i sessantaquattro anni si ferma al cinquantadue virgola cinque percento, collocando il Paese all'ultimo posto nell'Unione europea con una differenza di oltre tredici punti rispetto alla media comunitaria. Dall'altro, il tempo medio quotidiano dedicato dalle donne al lavoro familiare rappresenta il valore più alto osservato, generando un divario di genere di due ore e ventisette minuti, quasi il triplo rispetto ai Paesi nordici come Norvegia e Finlandia. Questa combinazione di bassi livelli di occupazione extradomestica e di elevato carico di lavoro domestico continua a penalizzare l'autonomia economica femminile, evidenziando la lentezza del processo di riequilibrio dei ruoli all'interno della società italiana.
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