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Istat: cresce la partecipazione al lavoro in Italia, ma restano ampi divari di genere e territoriali

Secondo le proiezioni demografiche fino al 2050, l'aumento dell'occupazione femminile e l'allungamento della vita lavorativa compenseranno parzialmente il calo demografico, sebbene persistano forti disuguaglianze geografiche.

Mercato e Lavoro

Il tasso di attività in Italia è previsto in costante crescita nei prossimi decenni, passando dal 66,7% del 2025 al 71,0% nel 2050, secondo le analisi dell'Istat. Questa tendenza, in continuità con i decenni passati, sarà guidata principalmente dalla maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e dalla permanenza prolungata nelle età lavorative mature, nonostante la posticipazione dell'ingresso dei giovani dovuta a livelli di istruzione più elevati.

L'incremento della partecipazione sarà particolarmente marcato per la componente femminile, il cui tasso di attività salirà dal 57,8% al 64,2%, a fronte di una crescita più contenuta per gli uomini, che passeranno dal 75,6% al 77,2%. Questo dinamismo permetterà di ridurre il divario di genere da 17,9 a 13,0 punti percentuali entro il 2050, sebbene tale disparità rimanga rilevante a causa dei persistenti ostacoli alla conciliazione tra lavoro e cura familiare.

Sul fronte territoriale, il quadro nazionale continua a celare forti divari geografici. Nel 2025 il tasso di attività si attesta su livelli elevati nel Nord-est (73,2%), nel Nord-ovest (72,2%) e nel Centro (70,5%), mentre il Mezzogiorno si ferma al 56,4%. Entro il 2050, pur registrando una crescita al 61,4%, il Sud manterrà una distanza di circa 14 punti percentuali rispetto alle ripartizioni settentrionali e centrali, con un tasso di attività femminile che toccherà appena il 49,6%.

Queste dinamiche positive offriranno un ammortizzatore parziale alla forte contrazione demografica prevista. La popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni subirà una flessione di circa 7 milioni di persone, riducendo la forza lavoro complessiva da 24,8 a 21,4 milioni di unità. Tuttavia, la spinta dei tassi di attività limiterà la perdita e ridurrà drasticamente il numero degli inattivi, che caleranno del 29,2%.

Un contributo strategico arriverà anche dalle classi di età mature e anziane. Considerando la fascia tra i 15 e i 74 anni e ipotizzando una crescita del tasso di attività dei 65-74enni dall'11,8% al 16,5%, favorita da migliori condizioni di salute e dall'innalzamento dell'età pensionabile, il sistema potrà contare su oltre 400 mila lavoratori in più, compensando parzialmente il calo demografico registrato nelle classi centrali e delineando prospettive meno critiche per il mercato del lavoro del futuro.

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