Per Forrester Research la tech sovereignty europea non sarà mai completa, ma solo una gestione di dipendenze inevitabili
Fonte: www.unsplash.com
Ci sono solo due nazioni che possono puntare a una vera sovranità tecnologica, intesa come la capacità di sviluppare, gestire e mettere in sicurezza le tecnologie critiche indipendentemente dall'influenza di qualsiasi nazione straniera. Queste due nazioni sono, prevedibilmente, Stati Uniti e Cina, e nemmeno loro avranno una "tech sovereignty" totale. Gli altri principali Stati del mondo faranno peggio, potendo puntare solo a una gestione intelligente di dipendenze tecnologiche che non potranno evitare.
Questo è lo scenario tratteggiato dal Global Sovereignty Forecast 2025-2030 di Forrester Research, che si è concentrato sullo stato tecnologico di 14 nazioni: Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Messico, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti. L'analisi si è basata sul calcolo di un "tech sovereignty index" che misura, per ciascuna nazione, la capacità di gestire e proteggere in modo indipendente le tecnologie oggi considerate critiche, anche per ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici.
Per calcolare questo indice, l'analisi di Forrester si è concentrata su nove "dimensioni" della sovranità tecnologica: investimenti governativi nell’intelligenza artificiale, sovranità cloud, disponibilità di forza lavoro nel settore tecnologico, sviluppo diretto di modelli di intelligenza artificiale, potenza dei data center locali in rapporto alla spesa tecnologica nazionale, autonomia dei data center locali, produzione diretta di semiconduttori, creazione di software, capacità di lavorazione delle terre rare.
Il primo segnale che lancia l'analisi di Forrester è che nei prossimi cinque anni cambierà ben poco in quanto a sovranità tecnologica, nonostante del tema se ne parli in abbondanza. Per il 2025 le nazioni esaminate hanno fatto registrare un "tech sovereignty index" medio del 39% e questo nel 2030 salirà solo al 40%. Ancora peggio: praticamente tutte le nazioni sono e saranno sotto questa media, perché essa è falsata dalla posizione di forza di Cina (il cui indice è 82%) e Stati Uniti (79%).

Le uniche due altre nazioni che superano la media globale sono nella regione Asia-Pacifico: la Corea del Sud è al 45% di sovranità tecnologica e nel 2030 passerà al 47%, mentre il Giappone è al 43% e dovrebbe salire al 46%. Queste posizioni e queste crescite sono dovute in particolare agli investimenti dedicati alla filiera della produzione di semiconduttori, un ambito in cui l'indipendenza tecnologica dei due Paesi asiatici salirà decisamente nei prossimi cinque anni: dal 45 al 79 percento per la Corea del Sud, dal 36 al 53 percento per il Giappone.
E tutte le altre nazioni? Se va bene hanno un "tech sovereignty index" intorno al 35% e lo faranno crescere di pochissimo, nei prossimi cinque anni. L'Italia, per venire nello specifico di casa nostra, resta evidentemente dipendente dai fornitori stranieri di tecnologica: il suo indice è stimato al 27% e dovrebbe arrivare nel 2030 al 29%. E le altre nazioni europee esaminate non stanno tanto meglio: Germaniae Spagna passeranno dal 34 al 36 percento, la Francia dal 33 al 35, il Regno Unito dal 30 al 32. Questi indici sono bassi, spiega Forrester, perché l'Europa resta debole in molti ambiti: semiconduttori, cloud, software, data center.
In sostanza, le dipendenze tecnologiche resteranno quasi immutate nel prossimo futuro. E da sola nessuna nazione - Cina e USA esclusi - sarà in grado di portarle sotto una soglia che sia geopoliticamente tranquilizzante. E infatti Forrester sottolinea che "oggi la sovranità tecnologica è concentrata nelle mani di pochi leader globali, creando un vantaggio competitivo sbilanciato a favore di alcuni Paesi". Essenzialmente, aggiungiamo noi, a favore degli USA e della Cina.
L'unico modo che le altre nazioni hanno per ridurre il loro gap tecnico-geopolitico è, sempre secondo Forrester, fare gruppo. Capire cioè quali sono le proprie dipendenze tecnologiche più serie e definire partnership e alleanze strategiche con le nazioni "amiche" che possono aiutare a colmarle. Con questo approccio si possono affrontare molto meglio i problemi chiave della sovranità tecnologica e puntare in definitiva a una maggiore autonomia "tech" a lungo termine.
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