Un nuovo studio IBM rivela la scarsa consapevolezza sulle dipendenze dai fornitori e i rischi legati alla rigidità dei sistemi, tracciando la strada verso una gestione più flessibile e sicura.
Le aziende europee corrono veloci verso l’adozione dell’intelligenza artificiale, ma spesso senza un volante capace di governare la direzione. Secondo lo studio "The Calculus of AI Sovereignty", realizzato dall’Institute for Business Value di IBM, la sovranità dell’AI è ormai un imperativo strategico per i leader aziendali, ma la realtà operativa racconta una storia fatta di opacità e fragilità. Nonostante l’83% degli amministratori delegati a livello globale ritenga fondamentale garantire la sovranità nelle strategie d'impresa, la maggior parte delle organizzazioni si trova oggi in una situazione di dipendenza tecnologica che limita drasticamente la loro libertà d'azione e la capacità di adattarsi a contesti in rapida evoluzione.
I dati raccolti dal report mettono in luce una lacuna preoccupante: il 90% dei dirigenti nell'area EMEA non possiede una comprensione piena e dettagliata delle proprie dipendenze tecnologiche, incluse le relazioni con i fornitori, i modelli utilizzati e le infrastrutture sottostanti. Ignorare questi aspetti espone le imprese a rischi sistemici elevati. In Italia, solo una piccola minoranza, circa il 14%, dichiara di avere una visione chiara di questi nodi tecnologici, rendendo la gestione dell’infrastruttura una sorta di "scatola nera" difficile da monitorare o modificare in caso di emergenza. Questa opacità impedisce ai leader di mostrare con precisione come vengono gestiti i dati e come operano i sistemi, un requisito sempre più pressante nel complesso quadro normativo europeo.
Questa rigidità si traduce in un vero e proprio blocco operativo. Il 73% dei leader europei confessa che cambiare il proprio fornitore principale di AI sarebbe un’operazione estremamente complessa. Il timore di interruzioni è talmente alto che il 71% degli intervistati in Europa si dichiara pronto ad accettare un aumento dei costi del 20% pur di preservare la flessibilità strategica e non restare "ostaggio" di un singolo partner. Il rischio non è solo teorico: la maggioranza dei dirigenti afferma che un’interruzione di sette giorni nei servizi AI causerebbe un arresto critico delle attività, con le aziende italiane che indicano le violazioni di sicurezza e dei dati come principale causa di allarme in caso di malfunzionamenti legati ai fornitori.
La strada per uscire da questa impasse esiste, ma richiede un cambio di mentalità radicale. Lo studio evidenzia che le organizzazioni dotate di capacità avanzate di controllo dell’AI proteggono il 55% in più dell'utile operativo rispetto alle imprese prive di sistemi flessibili. Secondo IBM, la soluzione risiede in una sovranità selettiva, ottenuta combinando la tecnologia open source con un controllo rigoroso, permettendo alle imprese di mantenere l'autorità dove è realmente necessario senza dover sostenere i costi proibitivi di un'indipendenza totale. In un panorama in cui l'intelligenza artificiale diventa la colonna vertebrale del business, la resilienza non è più un optional, ma la diretta conseguenza di una strategia che mette la libertà di scelta tecnologica al centro dell'innovazione.
Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato