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Aveva: obiettivo industrial intelligence

Per Aveva il 2026 è l’anno del potenziamento di tutte le piattaforme per l’industria, nel segno delle collaborazioni tecnologiche e di una visione pragmatica dell’AI

Trasformazione Digitale Tecnologie AI

Fonte: Aveva

L’unica costante è il cambiamento: è una frase talmente riciclata da aver perso significato. Però è vera. E la questione si pone seriamente per le imprese, che il cambiamento comunque devono assorbirlo senza poterlo - nella maggior parte dei casi - governare. Lo ricorda Caspar Herzberg, CEO di Aveva, dal palco dell’Aveva World di Milano: “Viviamo una nuova realtà in cui il tasso di imprevedibilità cresce e rende più difficile qualsiasi decisione: di business, di investimento, tecnologica”

Tanti fattori, dal progresso tecnologico alla geopolitica, ci stanno facendo dire addio al mondo tutto sommato prevedibile che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni, e nel caso delle imprese l’addio è ad una strategia collaudata: ottimizzare tutto il possibile in nome dell’efficienza. Ma quando gli impianti industriali o i data center devono preoccuparsi (anche, persino) di essere attaccati militarmente, come è storia recente, non è più questione di efficienza ma di resilienza. Tanto che questa diventa un vero e proprio imperativo di sicurezza nazionale, una condizione necessaria per tutte le infrastrutture più o meno critiche e per il mondo dell’industria nella sua accezione più ampia.

Partire dalla geopolitica per arrivare alle nuove infrastrutture industriali non è prendere le cose alla lontana, secondo Herzberg, perché molto concretamente “Il bisogno di resilienza porta una accelerazione negli investimenti in infrastrutture e soluzioni digitali. Perché la resilienza nasce dalla comprensione dei fenomeni, dalla simulazione dei cambiamenti, dalla capacità di riconfigurare continuamente i sistemi mentre le condizioni cambiano”. Il che significa raccogliere, elaborare e condividere - ovviamente anche grazie all’AI, oggi immancabile - i dati che le aziende industriali hanno sempre avuto in gran quantità ma che solo da relativamente poco sono in grado di sfruttare davvero. In una evoluzione che, rivendica Herzberg, Aveva ha contribuito a tracciare già da qualche anno.

Fonte: Redazione

Il motto dell’Aveva World 2026 è “accelerate industrial intelligence”, ma Aveva ha il merito di non presentare, in questa accelerazione, l’intelligenza artificiale come la salvifica rivoluzione epocale che altri descrivono. Il rischio che l’hype porti solo confusione e scelte affrettate è concreto e il mondo industriale è tra quelli che se lo possono permettere meno: “è importante ribadire - spiega così Herzberg - che le aziende non devono sentirsi travolte da tecnologie che potrebbero anche non essere le migliori specificamente per il mondo industriale”. L’AI, usata e implementata bene, è certamente una grande nuova opportunità di miglioramento, che le imprese possono “cogliere molto più velocemente rispetto al passato e su più larga scala - spiega Herzberg - ma questo richiede software integrati, intelligenti, intuitivi, che diano potere alle persone”.

È da questo punto di vista che Aveva ribadisce il valore del percorso di sviluppo delle proprie piattaforme che ha avviato nel 2024 con il lancio di Connect come piattaforma cloud per l’integrazione dei dati industriali con vari servizi digitali, funzioni di analytics e modelli di AI. In sostanza una piattaforma di vera e propria “industrial intelligence” poi cresciuta nel 2025 grazie a diversi sviluppi, partnership tecnologiche e in particolare l’acquisizione di Crosser.

Arrivati al 2026, è il momento per Aveva di accelerare ulteriormente sfruttando il fatto che l’intelligenza artificiale sta iniziando a portare davvero valore al mondo industriale, un valore che può essere trasformativo se ben concretizzato. In questo senso, i primi frutti del lavoro fatto si sono già visti prima dell’evento di Milano: negli assistenti AI che sono stati aggiunti alla piattaforma Aveva Unified Engineering, come anche nei digital twin dei nuovi AI data center e di altri ambienti industriali che sono stati sviluppati con Schneider, ETAP e Nvidia. Per accelerare, però, serve integrare ancora di più e meglio l’intelligenza artificiale con il concetto di Unified Engineering.

Apertura, dialogo, integrazione

Il primo annuncio che si muove in questo senso è l’acquisizione, non ancora completata, di TwinThread. TwinThread, in sintesi, è una piattaforma di AI e digital twin pensata per ambienti industriali e manifatturieri: raccoglie dati da impianti, macchinari, sensori, sistemi OT, piattaforme IoT per creare una rappresentazione digitale delle operazioni industriali. Su questi digital twin vengono applicati modelli di AI in modo da individuare anomalie, prevedere guasti e ottimizzare processi operativi. Integrare le tecnologie e le soluzioni di TwinThread nell’ecosistema Aveva “non solo rafforza la nostra roadmap di innovazione, ma aggiunge anche un layer evoluto di AI alle fondamenta di Connect”, sottolinea Herzberg.

Il filo conduttore delle novità 2026 di Aveva sta proprio in questa logica di ampliamento del raggio d’azione delle soluzioni già in essere. In primis perché l’intelligenza artificiale porta risultati concreti proporzionalmente alla quantità e alla qualità dei dati che può elaborare, e questi dati bisogna in qualche modo andarli a prendere. Ma anche perché per Aveva l’obiettivo “macro” della resilienza operativa si raggiunge attraverso una crescente condivisione delle informazioni, condivisione che tecnologicamente richiede apertura e integrazione tra piattaforme.

Fonte: Redazione

Ecco anche perché le altre novità 2026 della software house riguardano oggi principalmente importanti collaborazioni strategiche. Come quella con Snowflake, per interfacciare la sua AI Data Cloud con Aveva Connect in modo che le due piattaforme possano scambiare dati direttamente, senza obbligare le aziende utenti a intraprendere progetti di integrazione che sono inevitabilmente complessi e costosi. Poter condividere dati senza doverli spostare è un bel vantaggio - Herzberg parla di “analytics at scale” lungo intere supply chain - anche perché nel dialogo tra piattaforme vengono mantenuti i vantaggi di ciascuna, e quella di Snowflake ne porta diversi lato sicurezza e compliance normativa.

Nasce poi una nuova collaborazione con AWS: Aveva porterà Connect in SaaS sull'infrastruttura AWS e man mano renderà disponibili su AWS Marketplace i suoi principali prodotti, sviluppando anche specifici programmi di migrazione e modernizzazione per i clienti che vogliono spostare i propri workload Aveva su AWS. Questi sviluppi coinvolgeranno, e supporteranno, anche una rete di system integrator OT specializzati. Aveva peraltro non si ferma qui perché la sua visione multicloud è più ampia e punta a una presenza sempre più capillare in prossimità dei clienti, anche per ovvie ragioni di resilienza e sovranità dei dati. Come spiega Herzberg, “ovunque c’è un cloud significativo, vogliamo esservi presenti”. Cina compresa.

La terza collaborazione in primo piano riguarda IFS, il cui ambito specifico di attività è l’uso dell’intelligenza artificiale a supporto delle operations nelle imprese industriali, in particolare per quelle asset-intensive. La logica della partnership è ancora quella della massima condivisione delle informazioni all’interno delle imprese industriali: raccogliere i dati operativi in tempo reale da qualsiasi tipo di asset per analizzarli e incrociarli con altre informazioni aziendali e prendere decisioni più “smart” in tutto il ciclo di vita degli impianti.

Ciò significa creare quello che Herzberg descrive come un circolo virtuoso “from the sensor to the boardroom”, dal sensore al consiglio d’amministrazione, a significare che collegando i dati operativi in tempo reale con informazioni aziendali che spaziano dagli investimenti pianificati alla manutenzione, dalla logistica alla distribuzione del personale, porta quella visibilità completa senza la quale è difficile parlare di una vera industrial intelligence. Il primo modulo software frutto della collaborazione tra IFS e Aveva riguarda in particolare gli aspetti di manutenzione e gestione operativa ed è stato battezzato Continuous Asset Decision Intelligence.

Il messaggio finale che Herzberg lancia da Milano è che i clienti Aveva possono aspettarsi molto dai prossimi mesi.Prima di tutto - spiega il CEO - continueremo a puntare ancora di più sull'AI industriale, e Connect è la spina dorsale che lo permette. In secondo luogo, ci concentreremo sempre più sulle funzioni di analytics, sui digital twin e sulle applicazioni cloud-native: TwinThread è un esempio di tale sviluppo, ce ne saranno altri”. E poi, via via elencando, un nuovo industrial knowledge graph che contestualizza le informazioni contenute in PI System, nuove funzioni in PI Vision, una nuova interfaccia più intuitiva in Connect. Eccetera, secondo una roadmap che verrà man mano aggiornata.

Aspettatevi molto di più”, ribadisce Herzberg. Ed è importante che questo messaggio sia stato dato dall’Italia. Perché da noi ci sono tante eccellenze industriali che dovrebbero puntare con decisione sulle nuove tecnologie per superare i ben noti limiti storici che spaziano dalle dimensioni ridotte alla poca propensione all’innovazione. Ma anche perché quello che vale per l’Italia vale per molte nazioni del Sud Europa e del bacino del Mediterraneo, dove una applicazione concreta e ragionata delle promesse dell’intelligenza artificiale potrebbe davvero fare la differenza, in uno scenario industriale globale che sembra perdonare sempre meno chi continua a puntare sullo status quo.

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