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La World Data Organization di Pechino punta ai dati per l'AI

La neonata WDO vuole agevolare la circolazione dei dati a livello globale. Per dare nuova linfa alle applicazioni basate sull'AI.

Tecnologie AI

Non se ne sa moltissimo, e per ora non esiste un sito web ufficiale a cui fare riferimento, ma la Cina ha lanciato oggi una sua organizzazione che mira a facilitare la condivisione di dati a livello globale. Un obiettivo che a prima vista appare un po' generico ma che invece ha molto senso, in una fase dello sviluppo del mercato AI - su cui la Cina punta molto - in cui i dati sono sempre più considerati un fattore strategico per la produzione indistriale in senso lato, e per varie forme di espansione economica.

L'organismo che Pechino ha creato in questo senso è la World Data Organization (WDO), che è stata presentata come una piattaforma non governativa e senza scopo di lucro. Con sede a Pechino, l’organizzazione si presenta come un organismo internazionale aperto a operatori del settore, ricercatori e istituzioni, con l’obiettivo di “ridurre il divario dei dati, liberare il valore dei dati e promuovere la crescita dell’economia digitale”. 

La neonata WDO è comunque strutturata come un’associazione internazionale volontaria con membri provenienti da diversi Paesi e settori, sottolineano i media cinesi. E non va troppo sottovalutata, come testimoniano sia la "benedizione" ufficiale del Presidente Xi Jinping alla sua fondazione, sia gli obiettivi ambiziosi che si pone.

La WDO infatti punta a diventare, entro il 2030, "un hub globale influente per la governance e la collaborazione sui dati". E a questo scopo avrebbe già riunito istituzioni e aziende di diversi Paesi per favorire varie forme di cooperazione che interessano l’intero ecosistema dei dati. In questo scenario, la World Data Organization intende in sostanza proporsi come organizzazione di garanzia per lo sviluppo di nuovi flussi di dati transfrontalieri.

Anche se l'iniziativa sembra un po' vaga e sin troppo proiettata in avanti, proprio da piano quinquennale cinese, la World Data Organization desta un certo interesse. Non per i mercati occidentali, dato che lo scambio istituzionalizzato con la Cina di informazioni da dare in pasto alle AI è sostanzialmente impossibile. Ma Pechino ha negli anni conquistato una salda posizione di partner tecnologico e commerciale con intere regioni del mondo che le economie occidentali hanno trascurato e che sono invece, ora, in sensibile crescita.

Pechino sembra quindi volersi organizzare per raccogliere la massima quantità possibile di "benzina" - ossia di dati - per l'intelligenza artificiale. Forse puntando a colmare in questo modo il gap tecnologico che, al momento, i suoi chip per l'AI sembrano ancora avere rispetto all'hardware statunitense. Un gap che ha già mostrato di voler colmare, e con un certo successo, attraverso lo sviluppo di modelli di AI locali. Anche a livello di foundational model.

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