Lo Stato francese acquista la divisione supercomputing di Atos e rilancia lo storico brand Bull. Anche per la sovranità digitale.
Come ampiamente anticipato, lo Stato francese ha acquisito la divisione Advanced Computing di Atos, che sta faticosamente cercando di snellirsi e focalizzarsi solo sui mercati e sugli ambiti applicativi che giudica a maggiore crescita. Parigi ha investito nell'operazione 404 milioni di euro, meno dei 410 previsti poco meno di un anno fa e decisamente meno dei 625 milioni proposti alla fine del 2024. Il risparmio è dovuto al fatto che la proposta di acquisizione si è man mano "ristretta" alle sole componenti di supercomputing.
Il completamento dell'operazione riporta ufficialmente in auge - il (ri)lancio in sé è di fine dello scorso gennaio - un vecchio marchio glorioso del supercomputing: Bull, di cui lo Stato francese ora ha il pieno controllo. Atos aveva acquisito a sua volta Bull nel lontano 2014, investendo oltre 600 milioni di euro. Nel frattempo non si può dire che ci abbia perso, sia per la sua attuale volontà di rifocalizzarsi, sia perché Bull è stata in questi anni al centro di molto importanti progetti in campo High Performance Computing. Progetti anche italiani, a partire dal supercomputer Leonardo e dai suoi futuri sviluppi.
La nuova Bull parte peraltro con spunti ambiziosi. La nazionalizzazione le permette di avere una guida stabile e poco, o affatto, influenzata dal mercato. Un elemento chiave data l'importanza, anche in ottica di sovranità digitale francese ed europea, dei campi in cui opererà: supercomputing, AI, quantum computing. Non è affatto un caso che tutte le dichiarazioni ufficiali dei Ministri francesi che hanno commentato l'operazione pongano decisamente l'accento proprio sulla necessità di tutelare maggiormente la sovranità tecnologica e la competitività francesi ed europee.

Bull sottolinea tra l'altro di possedere l'unico impianto europeo in grado di fabbricare supercomputer. E che i sistemi che progetta "soddisfano le esigenze più elevate della difesa nazionale, dell’industria e della ricerca fondamentale, e sono inoltre essenziali per l’addestramento e l’implementazione di modelli di intelligenza artificiale". Sono inoltre "riconosciuti per le loro prestazioni e per l’efficienza energetica, due criteri decisivi per l’addestramento di modelli di AI su larga scala".
A questo punto la strategia esplicita di Bull è rafforzarsi nel ruolo di realtà europea chiave, dal punto di vista tecnologico e industriale, per tutto quello che è HPC, quantum computing e AI. Anche sfruttando le opportunità (e i fondi) del programma europeo EuroHPC e soprattutto - spiega Emmanuel Le Roux, Chief Executive Officer di Bull - grazie "a una filiera integrata, dalla progettazione alla produzione, nonché a investimenti continui in ricerca e sviluppo e all’implementazione di casi d’uso dell’AI con i nostri 300 data scientist".
In quanto ad Atos Group, a questo punto diventa sempre più la Eviden che ha deciso di creare tempo fa. L'obiettivo è concentrarsi su alcuni ambiti specifici: cybersecurity, sistemi mission‑critical, servizi digitali. Lo "snellimento" è drastico: per il 2025 fiscale, il fatturato pro forma della nuova Atos sarebbe di 300 milioni di euro mentre quello della nuova Bull di 700. Però il supercomputing richiede grandi investimenti e non dà - secondo gli azionisti Atos - margini sufficienti in tempi brevi. È il problema, peraltro generalizzato, della crescita obbligata.