Tre progetti per il supercomputing tutto europeo

EuroHPC punta alla "digital sovereignty" della UE anche in campo supercomputing: serve sviluppare un ecosistema europeo di settore

Tecnologie

Tre progetti per rendere l'Europa indipendente nel campo delle tecnologie per il supercomputing. O quantomeno, più a breve termine, per essere meno in balia di fornitori e supply chain che sono tutt'altro che controllabili. E non solo per la pandemia. Questo è il senso di tre progetti di ricerca e innovazione che sono stati da poco lanciati dal consorzio European High Performance Computing Joint Undertaking, più semplicemente noto come EuroHPC. I progetti, che nascono con una dotazione economica di circa 140 milioni di euro, sono anche propedeutici allo sviluppo di supercomputer europei di classe exascale.

Il primo progetto è denominato European Processor Initiative, o EPI. Si tratta in effetti di un rilancio, perché la novità sta nell'avvio della seconda fase del progetto EPI stesso. Il suo obiettivo è sviluppare in Europa competenze nella progettazione di microprocessori a basso consumo per le applicazioni di HPC e Big Data. La seconda fase di EPI punta a finalizzare concretamente lo sviluppo di una prima generazione di processori e acceleratori "made in Europe", i primi basati su architettura ARM e i secondi su piattaforma RISC-V.

I risultati di EPI serviranno anche per il progetto European Pilot for Exascale, o EUPEX. L'obiettivo qui è sviluppare la prima piattaforma europea per il supercomputing, mettendo insieme tutto quello che di utile è stato sviluppato in Europa: architetture, processori, software di sistema, strumenti di sviluppo, applicazioni. Si tratta in sostanza di realizzare un prototipo completo e funzionante di supercomputer europeo, un sistema-pilota sulla base del quale sviluppare ulteriori componenti tecnologici e competenze. EuroHPC auspica che il prototipo sia anche un elemento intorno al quale far crescere la community europea del supercomputing: dalle aziende più affermate alle startup.Infine, c'è il progetto The European PILOT, dove PILOT sta per Pilot using Independent, Local and Open Technologies. Come indica in maniera non proprio immediata la sua denominazione, anche in questo caso l'obiettivo del progetto è realizzare un pilota. Nello specifico, una prima generazione di acceleratori computazionali basati su tecnologie "indipendenti" (non proprietarie), locali" (ossia europee) e "aperte" (un richiamo all'architettura RISC-V). Gli acceleratori sviluppati nell'ambito del progetto sfrutteranno anche i risultati del progetto EPI e saranno immediatamente testati in un sistema di HPC con raffreddamento a immersione.

A guidare i vari progetti sono realtà europee già affermate nel mondo del supercomputing. EPI, che ha un budget da 70 milioni di euro e durata triennale, è coordinato da Atos. L'azienda francese, che anche grazie alle tecnologie ex Bull ha ad esempio progettato il supercomputer Leonardo di Bologna, coordina anche il progetto EUPEX, che ha un orizzonte di quattro anni e "muove" poco meno di 41 milioni di euro. PILOT, che ha una durata di tre anni e mezzo e un budget di 30 milioni di euro, è guidato dal Barcelona Supercomputing Center (BSC).

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