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Red Hat, il futuro open hybrid cloud passa da qui

Nelle due tappe - Roma e Milano - torna in presenza l’evento di riferimento di Red Hat e del suo ecosistema. Clienti e partner accomunati dal modello open source, una cultura che connette persone e tecnologie. Un evento di networking, confronto e collaborazione. Sul palco le storie di clienti che hanno trasformato le idee in realtà. Occhi puntati sugli ultimi trend, le tecnologie e le soluzioni e i servizi per accompagnare e abilitare la trasformazione digitali dei clienti

Red Hat Summit Connect (Roma) e Open Source Day (Milano) - Sono passati tre anni dal Red Hat Open Source Day nel 2019 aperto al grande pubblico (dopo una versione contingentata in presenza lo scorso anno), proprio quando Rodolfo Falcone si presentò per la prima volta nel ruolo di Country Manager di Red Hat Italia. E oggi c’è grande entusiasmo nell’essere finalmente in presenza davanti a una platea così nutrita di oltre 2.600 partecipanti tra le due tappe Roma-Milano: ”Sono stati anni molto complicati: abbiamo dovuto fare i conti con una pandemia da cui non siamo ancora usciti, ci sono conflitti in atto, abbiamo superato una crisi di governo e oggi stiamo attraversando una crisi economica. Però siamo ancora qui, attivi e più forti di prima. Chi è capace di superare i momenti di criticità ne esce più forte”, afferma sul palco Falcone. È proprio il Country Manager ad aprire la sessione plenaria delle due tappe sottolineando una volta di più che il futuro passa proprio da qui: “Non esiste un’alternativa al digitale. E chi si muove nei trend che caratterizzano la trasformazione digitale può contare su un solido futuro”Rodolfo Falcone, Country Manager di Red Hat ItaliaFalcone inquadra lo scenario dell’ultimo biennio dal punto di vista economico e in termini di incidenza sul PIL della spesa digitale. Da dati Anitec/Assinform – NetConsulting Cube dello scorso giugno risulta che l’incidenza della spesa digitale sul PIL (in crescita del 6.6%) si è mantenuta stabile e il fatturato delle vendite on line è aumentato passando da una crescita del 13.8 nel 2019 a una del 17.5% nel 2021; oggi lo smart working riguarda il 32,5% dei lavoratori – “nel biennio della pandemia abbiamo lavorato come avremmo fatto verosimilmente fra 20 anni; uno smart working che ottimizza il lavoro e lascia più spazio personale” -; inoltre il 65% delle aziende italiane ha investito in tecnologie digitali: “Significa che l’Italia ha veramente cominciato a trasformarsi dal punto di vista digitale e corre veloce anche rispetto agli altri paesi europei, con una PA italiana all’avanguardia nella digitalizzazione". Non ultima, la spesa digitale per occupato nel 2021 che è arrivata a 1.977 euro (nel 2018 era a 1.742): “Tutti gli indicatori fino al 2021 sono positivi e evidenziano che il percorso verso la digitalizzazione è quello corretto da compiere oggi e da proseguire per chi lo ha già iniziato”.

Si entra ulteriormente nel dettaglio: una crescita del PIL italiano del 6.6% nel 2021 equiparabile a quella mondiale del 6.1%, in rallentamento nel 2022 (2.3% Italia e 3.6% mondo) e nel 2023 (1.7% IT e 3.6% www): “La crisi geopolitica sta influendo inevitabilmente l’andamento dei mercati. Nel frattempo, il PNRR è partito e sta funzionando: ci sono 167 progetti on going e il Governo ha destinato alla PA 42 miliardi dei 200 disponibili per progetti e 8 miliardi sono già stati spesi nel 2022. La maggior parte delle tecnologie emergenti destinate a queste attività come cloud, edge, intelligenza artificiale, 5G, big data, robotica, fotonica & quantum computing, abilitano la trasformazione e innovazione digitale e sono nel radar di Red Hat, caratterizzando l'intera offerta”.

Un fenomeno quello della digitalizzazione pervasivo, che tocca tutti i settori merceologici da quelli pronti da sempre a innovare in questo senso, come quello finanziario, le telecomunicazioni, l’industria, seguiti dalla distribuzione e dai servizi, oggi guidati dalla Pubblica Amministrazione (PAC e PAL) e dalla Sanità che dettano il ritmo di crescita, impegnati in cammini innovativi che mettono al centro il digitale: “Se la PA nel passato frenava l’innovazione del Paese ed era il nostro tallone d’Achille, oggi rappresenta un punto di vanto assoluto. Come dimostrato dai case study presentati a Roma sul palco della plenaria – Ania, Inail e Istat - quando la PA si trasforma i primi a goderne siamo noi cittadini. Si tratta di storie di trasformazione digitale innovative, come quelle presentate sul palco milanese come Cineca, Conad, Italgas”.

Conclude Falcone: “Red Hat aiuta le organizzazioni nei loro percorsi di trasformazione e lo fa con molti partner tecnologici e attraverso il proprio ecosistema di canale, con l’obiettivo comune di aiutare la trasformazione digitale del Paese”.
Una community estesa, che all’evento sull’asse Roma-Milano ha visto la partecipazione di 47 partner, alcuni impegnati negli speech delle sessioni parallele come hybrid cloud & automation, open source per i nuovi servizi digitali, cloud native & automation altri in silent theater nell’area expo.La strategia Red Hat

Sul palco è la volta di Gianni Anguilletti, Vice President MED, Red Hat che richiama la Stella Polare che guida le iniziative di innovazione tecnologica e organizzativa di Red Hat; stella che è anche il nome in codice delle attività relative al piano industriale aziendale presente e futuro, che ha l’ambizioso obiettivo di abilitare, amplificare e supportare le capacità trasformative dei clienti attraverso l’Open Hybrid Cloud.

Lo scenario IT a cui fa riferimento Red Hat riguarda in specifico lo sviluppo software: ma qual è il ‘new normal’ che oggi lo caratterizza? Lo spettro temporale analizzato da Anguilletti torna indietro di una decina d’anni quando nel 2011 Marc Andreessen affermò che “il software si stava mangiando il mondo”, a sottolineare che il ‘digitale’ stava affermandosi in modo preponderante e avrebbe segnato la storia del mondo. Da allora tutte le aziende, indipendentemente dall’ambito di appartenenza, hanno come imperativo quello di trasformarsi in aziende software, utilizzando al meglio l’IT per soddisfare le esigenze dei clienti.

Fatti che hanno accelerato e confermato il valore del modello di sviluppo open source quale fucina di innovazione sostenibile alla base delle iniziative di trasformazione digitale. Un fenomeno che nel 2015 ha portato Deutsche Bank a sostenere che “l’open source si sta mangiando il mondo".

Un fenomeno che prosegue da allora, con eventi che hanno aumentato la necessità delle organizzazioni di accelerare o espandere i processi di trasformazione innovativa in chiave digitale. Tanto che al fatto che ogni azienda è una software company, nel 2021 l’allora Ceo di Red Hat, Paul Cormier, affermò che ogni Cio aziendale deve necessariamente diventare un cloud operator, "per evidenziare la direzione verso cui ogni organizzazione deve indirizzarsi per ottenere il meglio dalle varie piattaforme disponibili per riuscire a ottenere ciò di cui hanno bisogno oggi i clienti", spiega Anguilletti.Gianni Anguilletti, Vice President MED, Red HatIl digitale è pervasivo ed entra in ogni settore

Uno scenario, come detto, in cui il digitale è pervasivo in tutti i settori merceologici, a partire dal settore bancario da sempre aperto all’innovazione, oggi attraversato da una nuova ondata di cambiamenti accelerati dalla tecnologia, che richiedono di ‘correre’ a velocità sempre maggiore e ne influenzano il modo in cui ‘le banche’ interagiscono con il loro ecosistema: “L'Open Banking sta trasformando il modo in cui le istituzioni fanno uso della tecnologia e si confrontano con i problemi di sicurezza, così come tutto sta diventando ‘mobile’ - l'89% dei clienti utilizza il mobile banking”, sottolinea Anguilletti.
Per non parlare del manifatturiero nel quale il dato, primario asset aziendale, e il suo trattamento stanno assumendo una rilevanza straordinaria, ad esempio per alimentare applicazioni di analisi predittiva di manutenzione o per l’ottimizzazione di processi produttivi. Dati al centro anche dell’industria automobilistica di cui rappresentano il nuovo ‘carburante’, il cui utilizzo strategico permette di abilitare le auto connesse grazie a funzionalità di AI e ML, spingendosi al concetto di auto a guida autonoma.

Per non parlare delle Telco che per adattarsi al nuovo contesto sono chiamate a fornire infrastrutture molto flessibili e scalabili per abilitare la digitalizzazione di qualsiasi tipo di transazione, con la rete che diventa il cloud delle telecomunicazioni per fornire contenuti e valore ai clienti. Così come nel retail in cui ogni realtà coinvolta tende a diventare sempre più un negozio online. La comprensione del comportamento e delle tendenze dei clienti attraverso sistemi di AI e ML rappresenta un fattore imprescindibile per operare in questo mercato.

Come detto, fortemente coinvolto è anche il settore pubblico sempre sotto pressione per innovare e fornire servizi migliori ai cittadini, creare luoghi più smart e più ‘sostenibili’ in cui vivere, dare una migliore assistenza sanitaria, ma anche servizi di istruzione moderni, e soprattutto aiutare il sistema Paese a rimanere competitivo.

Il digitale al centro

Un digitale e una tecnologia moderna che si confermano al centro delle priorità dei clienti, come si evince anche da una recente indagine condotta da Red Hat che ha coinvolto diverse centinaia di professionisti IT per capirne a fondo esigenze e priorità di investimento.

Dall’indagine del 2022 emerge in tutta la sua evidenza come sicurezza, innovazione, customer experience, saving dei costi, velocità e cambio di cultura aziendale rappresentino gli elementi imprescindibili che l’IT deve fornire per supportare al meglio le iniziative di business delle aziende rendendole di successo.

Tre pilastri portanti

Esigenze a cui Red Hat risponde da tempo, investendo di continuo nello sviluppo di un portfolio di soluzioni e servizi basato su tre pilastri principali:

  • framework per lo sviluppo di applicazioni moderne, cloud-native, in grado di sfruttare i nuovi paradigmi tecnologici come microservizi, container, AI, ML, serverless, edge Computing, IoT, AR/VR.
  • tecnologie per la costruzione e gestione di piattaforme cloud ibride e aperte in grado di sfruttare qualsiasi tipo di risorsa computazionale disponibile e sviluppare le applicazioni ovunque ed erogarle dovunque
  • strumenti di gestione e automazione utilizzabili non solo per abbattere i tempi e i costi legati a questo tipo di operazioni ma, al contempo, renderle più “intelligenti” ed affidabili.

Pilastri portanti di una strategia di open hybrid cloud per l'architettura, lo sviluppo e la gestione di un mix ibrido di applicazioni, che offre un'esperienza cloud molto flessibile con la velocità, la stabilità e la scala necessarie per la trasformazione digitale del business.

Due i casi clienti internazionali presentati da Anguilletti sul palco.
Credit Agricole ha scelto Red Hat Ansible Automation Platform per supportare il cambiamento culturale interno del Gruppo conseguente al passaggio a una strategia incentrata sull’automazione e migliorare l’efficienza operativa dei team DevOps. In partnership con il team Red Hat, il Gruppo ha automatizzato le operazioni relative all’infrastruttura, adottando l’automazione su decine di migliaia di server, ottenendo un ritorno sull’investimento in un solo anno.

Da parte sua, General Motors collabora con Red Hat per rendere concreta l’idea di veicoli software-defined. La partnership instaurata prevede lo sviluppo di un ecosistema di soluzioni innovative intorno al Red Hat In-vehicle operating system, un sistema operativo Linux certificato per la sicurezza funzionale destinato a supportare la piattaforma software Ultifi di GM. Ultifi è la nuova piattaforma software per i veicoli GM, sia elettrici che a combustione interna, che consentirà di ricevere aggiornamenti over-the-air, servizi in abbonamento, download di nuove app e funzionalità dell’auto.

Il valore del canale dei partner

Per la prima volta sul palco dell’evento Thomas Giudici, Med Region Ecosystem Leader di Red Hat, insiste sul valore dell’ecosistema dei partner: “La missione principale di Red Hat è quella di essere customer-centric, mettendo al centro i propri clienti a cui Red Hat arriva solo attraverso i partner di canale, capaci di portare valore ai clienti al pari della nostra azienda. E a questo evento ne potete incontrare 47, che hanno scelto di partecipare, promuovendolo o sponsorizzandolo, credendoci fino in fondo”. E prosegue: “I partner sono fondamentali per integrare le nostre soluzioni nelle infrastrutture dei clienti. Partner di diversi profili – hyperscaler, Gsi, rivenditori verticali, … Per fare questo lavoro al meglio e al massimo devono però accrescere le loro competenze, fare formazione, essere preparati come noi redhatter. Un’attività che l’ecosistema dei partner italiani sta facendo al meglio, tenendo conto che è il terzo per numero di certificazioni nell’area Emea. Soprattutto sono partner di valore, di qualità assoluta.” .
In conclusione, afferma Giudici: “Oltre a essere customer-centric Red Hat è fortemente focalizzata sull’ecosistema, operando sempre con i partner per portare le soluzioni al proprio parco clienti in maniera veloce, scalabile e semplice”. Thomas Giudici, Med Region Ecosystem Leader di Red HatLe novità tecnologiche

Come 'technology company’ all’evento non sono mancati alcuni accenni alle ultime novità tecnologiche spiegate da Giorgio Galli, Senior Manager Solution Architecture Italy, Red Hat che in plenaria ha sottolineato una volta di più l‘importanza dell’Open Source a livello mondiale: “Secondo i recenti dati di Github, ente in cui risiedono la maggior parte dei progetti open source, nel 2012 gli sviluppatori open source erano 12 milioni e oggi, a distanza di un decennio, sono 94 milioni. Un incremento del 27% solo nell’ultimo anno (quindi 20 milioni), con 85 milioni di nuovi spazi progettuali, ma soprattutto con il 50% di questi sviluppatori che hanno acceduto a questi progetti che danno vita a distribuzioni commerciali. In quest’ambito, Red Hat sviluppa tecnologie che indirizzano aspetti quali scalabilità (infrastrutturale, per esempio passando dalla virtualizzazione alla containerizzazione, ma anche applicativa), portabilità, standard aperti, rilasci agili e velocità con la sicurezza".

Galli approfondisce le tre declinazioni tecnologiche dell’offerta Red Hat: Piattaforma, includendo anche il sistema operativo; Gestione & Automazione, con la sicurezza trasversale; Sviluppo applicativo. Un disegno tecnologico in grado di garantire la massima flessibilità per supportare i nuovi modelli di business e i nuovi ambienti, come per esempio quello dell’edge nei diversi settori di industria. Andiamo con ordine.

Piattaforma – Le principali novità in questa direzione riguardano il rilascio del sistema operativo Red Hat Enterprise Linux per l’ambiente edge (RHEL for Edge), pensato quindi per indirizzare scenari con un footprint snello rilasciato su infrastrutture con risorse limitate: “Significa anche avere capacità di generare immagini specifiche per questo scenari e fare ‘zero touch provisioning' nonché avere la capacità di fare aggiornamenti di update e upgrade anche dove c’è scarsa connettività, oppure fare un rollback automatico”, spiega Galli. E come aspetto di sicurezza, Rhel for Edge è un sistema operativo ‘unmutable’, in grado di garantire maggiori elementi di sicurezza rispetto al passato.
Sempre in ambito edge, il vendor ha lavorato per fornire capacità elaborativa più intelligente proprio in periferia e quindi a una versione leggera di Kubernetes, denominata Red Hat Device Edge (R4E + MicroShift) con footprint molto limitato; quindi ha rilasciato una distribuzione per indirizzare casi d’uso dove c’è la necessità di disporre di applicazioni cloud, containerizzate, e di fare automazione con un footprint leggero, per esempio nell’ambito industriale dei controller, piuttosto che sistemi digitali video intelligenti di periferia. La soluzione è già disponibile per fare sperimentazione.
Parlare di cloud e hybrid cloud estendendo i concetti all’edge significa anche governare questi ambienti attraverso una visione centralizzata, chiamata Central Hub, di gestione di questi cluster sia su data center centralizzati o su cloud pubblico, ma anche per governare l’edge dal punto di vista di management, policy e sicurezza a livello di Kubernetes non solo per la piattaforma RH ma anche per ciò che riguarda i servizi rilasciati dai cloud provider; un’estensione delle capacità al mondo dell’edge che riguarda anche il tema dell’automazione.
Un altro progetto su cui Red Hat sta lavorando, ora in dev preview, è Hypershift Project: ”Quando si installa una piattaforma containerizzata per OpenShift serve capacità computazionale per i container che devono supportare le applicazioni ma anche capacità computazionale per la gestione dell’intero cluster, quindi la Control Plane. Ogni volta che si fa un’installazione si ha quindi bisogno dell’hardware fisico o virtuale per gestire la control plane. In questo caso l’idea è di avere una Control Plane centralizzata che consenta di creare dei worker node, la parte dove risiedono le applicazioni, per fare saving”, dettaglia Galli.Giorgio Galli, Senior Manager Solution Architecture Italy, Red Hat

Gestione e Automazione – Si tratta di una componente fondamentale che prende forma nella proposta Ansible Automation Platform che, come per la piattaforma OpenShift, è stata resa disponibile su principali cloud provider, oggi per Microsoft Azure e AWS, ma anche on prem. Questa tecnologia è disponibile anche in modalità ‘pay as you go’, sempre supportata da Red Hat anche se erogata come servizio dal cloud provider.

Sempre nell’ambito dell’automazione, il vendor sta cercando di inserire intelligenza nella piattaforma di automazione: “Significa che la piattaforma è in grado di recepire messaggi, eventi che arrivano dall’esterno, da qualsiasi fonte, avere un motore di regole (un play rule) che interpreta i messaggi e decide quale tipo di automazione deve essere eseguita. Un modo efficiente di estendere l’automazione e avere così una ‘event driven automation’”.

Direzione seguita anche dai laboratori di R&D di Red Hat e IBM che stanno lavorando congiuntamente per iniettare nell’automazione IT funzionalità di Intelligenza artificiale, abilitando queste tecnologie a creare l’automazione utilizzando il linguaggio naturale, per rendere più veloce e fruibile l’automazione nell’organizzazione. In questo caso, la novità si chiama Project Wisdom.

Sviluppo applicativo – In questa direzione il portfolio del vendor dispone di tecnologie che abilitano alla creazione di applicazioni di tipo cloud native (framework di sviluppo, middleware di integrazione, Api management, …), ma al contempo anche di tecnologie per modernizzare le applicazioni.
Rispetto al parco applicativo del cliente, Red Hat si focalizza sulle parti di rehost, replatform e refactor, con la tecnologia konveyor già disponibile nelle distribuzioni, permettendo di fare analisi del parco applicativo tradizionale e capire cosa fare – rehost, replatform, refactor – facendo leva soprattutto sui propri servizi professionali.

E per finire, così come il vendor ha rilasciato la sua piattaforma OpenShift sui vari hyperscaler in modalità managed, quindi senza installarla, oggi lo stesso lo si può fare anche per la parte di middleware e di componenti per lo sviluppo di applicazioni cloud native: “Una strategia quindi per abilitare e rendere quanto più flessibile e possibile l’utilizzo della tecnologia a seconda delle specifiche esigenze”, conclude Galli.

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