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OVH, il cloud con la sua supply chain

OVH progetta e produce l'hardware che supporta i suoi servizi, per raggiungere la massima efficienza possibile. E crescere meglio.

f.p.

I cloud provider, specie quelli di grandi dimensioni, hanno adottato un modello operativo che è sostanzialmente slegato dall'hardware che utilizzano. Per questioni di scalabilità delle infrastrutture e di semplicità della gestione IT, i componenti hardware sono di fatto standardizzati, il che significa acquistare server commerciali sempre simili a sé stessi e, per i provider di grandi dimensioni e ovviamente gli hyperscaler, progettare il proprio hardware su misura e farlo poi realizzare dai produttori ODM orientali.

La scelta fatta dal cloud provider francese OVH è molto diversa ma è stata, spiegano i suoi manager, funzionale alla sua rapida crescita. Controllare una supply chain integrata che va dalla progettazione dei server alla loro realizzazione e poi al loro uso come base per i servizi cloud, permette secondo OVH di "industrializzare" tutto il ciclo di sviluppo tecnologico e di crescita dell'offerta, arrivando a combinare i vantaggi della standardizzazione con quelli della progettazione su misura dell'hardware.

Il trucco - per così dire - sta nel fatto che nel centro di ricerca, sviluppo e produzione di Croix i tecnici di OVH non pensano solo a progettare i server ma anche tutto quello che vi ruota attorno e una parte importante di quello che c'è dentro. In questo modo elementi come i rack, i sistemi di raffreddamento, il cablaggio, le piattaforme di monitoraggio sono pensati per operare insieme in maniera più efficiente di quanto accadrebbe limitandosi a combinare componenti commerciali standard. E, il che non guasta, produrre in proprio componenti anche apparentemente banali e "commoditizzati" come i rack porta, data center dopo data center, un risparmio sensibile.

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L'esempio probabilmente più significativo riguarda il sistema di raffreddamento a liquido, a ciclo chiuso, che OVH utilizza da diversi anni per i processori di tutti i suoi server. È stato progettato internamente e altrettanto internamente viene realizzato, pezzo per pezzo, il che permette di usare ovunque una tecnologia che nella maggioranza dei data center fa ancora fatica a diffondersi proprio per i costi delle soluzioni in commercio.

Mantenere a stretto contatto sviluppo, produzione e utilizzo delle tecnologie serve anche a favorirne l'aggiornamento costante. Il risultato è che una generazione tecnologica, ad esempio di un server (ma non solo), tipicamente dura un anno. È un lasso di tempo che combina l'innovazione con la stabilità, anche se in questo periodo di tempo tutti i feedback che vengono dall'utilizzo "sul campo" passano comunque in produzione e nei laboratori di ricerca, per puntare a soluzioni ulteriormente ottimizzate.

L'ottimizzazione arriva anche alla fine del ciclo di vita di un server, in una logica di economia circolare. I server di OVH sono realizzati in modo tale che sia poi semplice recuperarne i componenti principali (motherboard, processori, storage, chassis...) e ogni volta che è possibile questi sono riutilizzati per realizzare altri server. Così uno stesso componente, o un server intero, possono avere due o tre "vite" diverse, anche se l'obsolescenza tecnologica comunque esiste e i server "longevi" vengono man mano utilizzati come piattaforme per servizi meno performanti (ma anche più economici per chi li acquista).

L'obiettivo principale di OVH resta infatti in ogni caso, come per ogni cloud provider, l'efficienza operativa. In questo senso le scelte di progettazione e produzione fatte negli anni permettono ora di assemblare in poco tempo interi rack completi di server, sistemi di raffreddamento, cablaggio, alimentazione e batterie di riserva. La struttura di questi rack permette poi di popolare un data center in poco tempo e, soprattutto, senza particolari opere di predisposizione.

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Attualmente OVH conta 28 datacenter distribuiti su 12 siti in tutto il mondo. Il modello di espansione è sempre lo stesso: "Acquistiamo edifici industriali - spiega Francois Sterin, Chief Industrial Officer di OVH - e poi facciamo un retrofitting per trasformarli in data center, proprio grazie al fatto di aver progettato nostri rack che sono autonomi e relativamente 'agnostici' rispetto a quello che li circonda... Questo permette di essere operativi già poco tempo dopo l’acquisto di una nuova sede".

La maggiore efficienza economico-operativa che deriva dal controllare tutta una supply chain integrata - da ben 7.500 server al mese, dopo i recenti potenziamenti della sede di Croix - permette anche di crescere con passi che per altri provider non sarebbero consigliabili. Ad esempio, OVH può far espandere i propri data center per moduli relativamente piccoli, da 500 kW e non da 1.2 MW come spesso accade. Ciò permette di potenziare gradualmente ma velocemente anche sedi piccole, una strada che tra l'altro è in linea con alcuni modelli architetturali di edge computing.

L'attenzione di OVH alla base hardware dei propri servizi si capisce meglio tenendo presente che l'azienda è un provider IaaS puro e intende restarlo. E per chi vuole restare "infrastrutturale", è importante fare in modo che il sottostante strato hardware sia progettato, prodotto, gestito e recuperato nel modo più efficiente possibile. Efficienza che è legata anche all'automazione dell'infrastruttura IT nel suo complesso: molti clienti la vedono semplicemente nella possibilità di attivare autonomamente un nuovo server in pochi minuti, dietro le quinte copre invece la parte di monitoraggio e di reazione alle condizioni anomale, che siano un guasto hardware o un attacco DDoS.

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Pubblicato il: 29/05/2019

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